Bologna, l’orto per sordi stranieri apre alle scuole: “Favorire l’autonomia”

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BOLOGNA – L’orto di via Felice Battaglia apre alle scuole della città: almeno inizialmente, saranno privilegiate quelle dell’infanzia, a partire dalle classi con bimbi sordi. “Noi già facciamo laboratori con i bimbi sordi – spiega Felicia Todisco, responsabile dei laboratori della Fondazione Gualandi per bambini, ragazzi e adulti sordi –: l’orto sarà anche a loro disposizione”.

L’orto è al centro del progetto Pane e pomodoro che, da tre anni, si rivolge a giovani e adulti sordi di origine straniera in condizioni sociali e comunicative di grande disagio. Sono una ventina quelli che, al momento, partecipano ai laboratori messi a loro disposizione: hanno tra i 20 e i 55 anni, vengono dall’Est Europa (Moldavia, Albania, Romania), dall’Asia (Pakistan, India) e dall’Africa (Marocco, Somalia). Donne e uomini arrivati in Italia a seguito di ricongiungimenti familiari, alcuni nel nostro Paese da molto tempo. “Proprio quest’anno stiamo partendo con un nuovo gruppo – spiega Todisco –: ci saranno anche alcuni minori che frequentano le scuole superiori”.

Tra le attività organizzate, corsi di Lis e alfabetizzazione alla lingua italiana; attività formative e pratiche in aula, in orto e in cucina per la trasformazione dei prodotti; alfabetizzazione informatica; educazione civica e stradale. Tutto con l’accompagnamento da parte di educatori interpreti, tecnici della cooperativa Agriverde, cuochi professionisti e personale della Fondazione. “Pane e pomodoro è nato grazie al sostegno della Fondazione del Monte, ed è stato possibile svilupparlo anche grazie al Pio istituto sordomute povere di Bologna – continua Todisco –. È un progetto in continuità con le attività per persone sorde che abbiamo sempre portato avanti. In questo caso abbiamo scelto di rivolgerci a persone doppiamente discriminate: perché sorde e perché straniere. Alcuni vengono da Paesi così poveri da non aver potuto frequentare nessuna scuola, né ricevere alcuna assistenza. Fattori, questi, che rendono complesso un percorso verso l’inclusione e l’integrazione”.

L’obiettivo è fare emergere le competenze concrete dei ragazzi per poi avviare tirocini formativi – attraverso la creazione di una rete con i servizi territoriali, l’Azienda Usl, l’ufficio del lavoro e anche enti privati – per avviare un processo verso l’autonomia. “Con autonomia intendiamo la facoltà di effettuare una scelta e di inserirsi in un processo lavorativo, sapere socializzare e non avere tempi morti durante la giornata, avere degli amici. A livello pratico, noi partiamo fornendo gli strumenti di prima sopravvivenza: come compilare un modulo, come firmare. Spieghiamo cosa significa firmare. Possono sembrare dettagli, ma così non è. Quando possibile, forniamo loro la forma migliore di linguaggio strutturato”.

di Ambra Notari

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