Competono diritti, tutele, assistenza alle persone in condizioni psico-fisiche?

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Il cittadino si domanda : le Istituzioni sono interessate al grave ed urgente disagio sociale costituito dalla malattia mentale ?

L’individuo-persona, in condizioni di una complessa realtà psico-fisica, ha una sua priorità di richiedere il diritto a vivere in mezzo agli altri, dove è molto importante il poter esercitare diritti e tutele che non possono essere estromessi a causa di una acuta sofferenza o da una condizione sociale restrittiva, specie dal “Governo del cambiamento “ ?

Non è, forse, quello che avviene in Italia dove succede ogni sorta di episodi, non esclusi quelli inerenti la bistrattata Sanità, Salute, Socialità ? .

Questo è stato il motivo conduttore ispirato dal Prof. Basaglia (padre della legge 180 quella che ha chiuso i manicomi !), che ha voluto porre fine, giustamente, alla istituzione manicomiale, sanzionando che il malato di mente è un malato da curare e non da segregare e che il “manicomio” non è una struttura di cura, ma una istituzione da abbattere.

Che il “manicomio” non sia stato un luogo di cura così come era strutturato l’Ospedale Psichiatrico è ormai conosciuto da tutti, anche se in atto continua sotto varie forme l’istituzione manicomiale ( ad esempio i “residui manicomiali” ospitati nelle aree dei vecchi “manicomi”, i Presidi Ospedalieri Psichiatrici Privati, i “reclusi” negli ospedali psichiatrici giudiziari ( oggi divenuti REMS) e quelli relegati nelle famiglie,

Una vera vergogna, inammissibile in un Paese che attenziona e tutela, anche se giustamente, gli animali domestici da noi ampiamente rispettati, ponendo l’uomo al di sotto dell’etica civile, del disinteresse, ritenendolo un soggetto di serie b, un oggetto da buttare, un esiliato senza fine, lasciandolo vivere come le persone anziane nella più squallida solitudine !

Comunque è necessario, valutare che non tutte le colpe devono essere addebitate a quelle “mura manicomiali”, dove le condizioni dei degenti non erano supportate da Strutture e da Servizi rispondenti alle necessità, ma da chi le gestiva, mentre continue erano le violazioni alle Normative ed ai diritti degli stessi “ospiti” perpetrate in maniera persistente .

Ripensiamo, perché abbiamo visto personalmente ( a Cogoleto, a Genova-Quarto, a Roma-S.Maria della Pietà), alle condizioni igienico-sanitarie alquanto precarie dei degenti, “legati” ai letti di contenzione, “rivestiti” dalle camicie di forza, “immessi” nella promiscuità, “destinatari” di psicofarmaci specie “retard”, “sottoposti” all’uso ed abuso della terapia dell’elettroshock, della lobotomia, “dimoranti” nei grandi stanzoni dove erano ammassati i degenti, “confortati” dalla musica che fuoriusciva dagli altoparlanti ed a quanto ha imperversato nelle “buie camerette punitive” dove vivevano molte persone in condizioni disumane…!

Poi…: la legge 180, “voluta” dal Prof. Franco Basaglia, vietò la costruzione di nuovi “manicomi” decretando la progressiva chiusura di quelli esistenti, istituendo, pochi ancora oggi, Reparti di Psichiatria all’interno degli Ospedali Generali ( quando ci sono ), prevedendo ricoveri coatti solo per i casi eccezionali e per periodi minimi previsti dalla legge ( TSO 7gg.) ed avviando i Servizi di Salute Mentale alternativi al “manicomio”.

Una svolta storica nell’assistenza psichiatrica che riconosciamo giusta, ma insufficiente a cancellare l’attribuzione della pericolosità del “pazzo”, del “mentecatto”, del “matto dell’”insano” e del suo internamento, con la convinzione del suo recupero(?) sociale ! Fino a quel momento si era verificato un fatto d’inciviltà, di repressione, di segregazione, un periodo nero e buio della storia sociale italiana e della Medicina Psichiatrica.

Poi umanizzando la metodologia e sostituendo alla gestione “violenta” quella di una legge più “confacente” a riconoscere al “soggetto malato” diritti umanitari, “legge” che è rimasta priva del Regolamento d’Applicazione !

Ma c’è da domandarsi, a fronte di quanti “esaltano quella legge” :
1.) perché nessuno ha ricercato le responsabilità di quelle drammatiche ed incivili situazioni ? ;
2.) perché nessuno, ancora oggi interviene a far luce su quei “periodi” in cui vivevano, o vivono tutt’ora persone negli, forse, Ospedali Psichiatrici Privati, in quelli ex- Giudiziari ( oggi REMS) o nelle carceri ? Una vera vergogna ! ;
3.) perché poche voci si levano a difesa di questi “cenerentoli della Sanità” o “desaparecidos della nostra civiltà” che continuano ad essere ignorati ?
4.) perché il “problema” è ritenuto esautorato dalle Istituzioni?
5.) perché “quanti” dovrebbero rappresentare le necessità di questi sofferenti e delle loro famiglie tacciono ? (forse… come nella celebre canzone : “finché la barca và ” lasciala andare” ?).

Abbiamo sempre espresso perplessità sulla immediatezza della chiusura degli ex-Ospedali Psichiatrici, (stranamente “aperti” ancora oggi quelle Cliniche, forse, Private, mentre per i giudiziari resta mancata l’adeguamento alla normativa civile, “istituzione” in contrasto con la legge 180 e addirittura con i dettami Costituzionali.), senza provvedere ad attuare adeguate strutture intermedie ed alternative limitandosi ad offrire soluzioni precarie in quasi tutte le Regioni.

Infatti le Opere Caritative Cattoliche, (tipo don Orione, don Guanella, Camilliani ) non proprio specificatamente “attrezzati” hanno accolto parte dei dismettenti, alcuni sono rientrati nelle famiglie d’origine, altri sono stati “scaraventati” nelle strade, altri sono morti perché non sopportavano il loro nuovo status vivendi, mentre nelle altre famiglie sono rimasti quelli estromessi dalla legge basagliana.

A fronte dei tristi episodi che avvengono quasi ogni giorno dettati da menti psichicamente instabili, è ormai evidente quanto sia delicata e pericolosa la sindrome delle turbe psichiche non solo nei già colpiti, ma aumentano a ritmo vertiginoso a livello sociale anche fra i giovani, specie gli adolescenti, comportamento ad alto rischio in cui tendono a commettere l’errore di associare il consumo di sostanze psicoattive o di induzioni pericolosissime al suicidio o all’omicidio.

Ribadiamo da anni, quanto sempre affermiamo : finché le Istituzioni non offriranno e garantiranno Strutture atte ed adatte alle diagnosi, alle cure, alle terapie, agli inserimenti sociali (eventuali) di questi “ desaparecidos della n/s civiltà”, fin quando non verranno riconosciuti di fatto i diritti e le tutele loro spettanti, la nostra Associazione sarà in trincea per far valere a voce alta e forte queste motivazioni e necessità che costituiscono una direttrice fondamentale rispondente a criteri di civiltà, di umanità e di solidarietà.

“Cogito ergo sum” (penso, dunque sono) amava ripetere il filosofo francese René Descartes, meglio conosciuto come Cartesio, identificando la centralità della vita dell’uomo per la sua maggiore capacità di ragionare, che oggi sembra più orientarsi nella onda del “va bene così”, di pseudo “digiuni”, dell’”apprezzamento”, ripeto, dei cani e dei gatti, andando a cozzare con l’inutilità oltre che con la mancanza di seri obiettivi da parte della società, che dice di essere civile e solidaristica.

Abbiamo un sistema Sanitario troppo lento nell’aiutare persone affette da gravi forme di disagio psico-fisico e da un Sistema Sociale-Legislativo troppo lontano dalla realtà.

E con le sagge parole del Santo Giovanni Paolo II° :” Andiamo avanti con speranza !”

Previte
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La nostra Associazione per la promozione sociale costituita nel maggio del 1994 non ha richiesto nè gode di contributi economico-finanziari palesi od occulti.

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