Verso una legge contro le discriminazioni, ma ora serve costruire una coscienza collettiva

Quando non abbiamo ascoltato bene qualcuno ci dice: "Ma sei sordo?". E se non abbiamo letto bene: "Ma sei cieco?". Anche senza volerlo così si offendono altri esseri umani

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In questi giorni sono stati approvati alla Camera i primi articoli della legge Zan che è contro la discriminazione e la violenza per motivi razziali, orientamento sessuale, identità di genere, disabilità e religione. Una legge del genere è importante perché punisce penalmente chi compie atti discriminatori e chi istiga a compierli.

Anche perché di casi di discriminazione se ne sentono molti, per esempio persone picchiate per il loro orientamento sessuale, per il colore della loro pelle, a causa della propria disabilità, o atti di bullismo. In questi giorni spesso ci si è solo soffermati sulle categorie a cui è rivolta questa legge, senza considerare l’aspetto più importante della legge stessa, ossia che è contro le forme più gravi di discriminazione. Io credo che qualsiasi legge che tuteli dalle discriminazioni sia sempre corretta, senza se e senza ma. Anche la storia ci insegna che, quando si discrimina, i risultati possono essere veramente devastanti. Io sono una persona adulta e ai miei figli ho sempre insegnato che mai bisogna discriminare qualcuno perché è diverso, ma è importante parlare con le persone per comprendere meglio la loro realtà. E poi come tu dici spesso, nei tuoi articoli, dopo tutto ognuno di noi è diverso.
Giacomo

Vorrei partire dalla Dichiarazione universale dei diritti umani adottata dall’assemblea generale delle Nazioni Unite dove si sancisce che ogni individuo deve godere di tutti i diritti e libertà, senza alcuna distinzione di “razza, colore della pelle, sesso, lingua, opinione politica o di qualsiasi altra natura…”. Ritorno a questo documento fondante per sottolineare il fatto che la legge approvata di recente si basa su un presupposto universalmente condiviso, cioè il fatto che le discriminazioni sono sempre sbagliate.

Gli individui, prima di essere disabili, omosessuali, lesbiche, transessuali, transgender, stranieri…, sono per prima cosa persone, che fanno parte della categoria degli esseri umani, ed essendo tali, hanno tutti diritto ad essere tutelati, mentre spesso sono emarginati, solo perché ritenuti diversi, e, nelle situazione più estreme, minacciati di morte e spinti al suicidio. Oltre alle discriminazioni gravi, esistono discriminazioni meno eclatanti ma che feriscono, persino il linguaggio che utilizziamo quasi inconsapevolmente può essere offensivo, lo sono per esempio alcuni modi di dire: “Non ci senti, sei sordo?”, “Sei diventato cieco?”, “Non riesco a fare questa cosa, sono handicappato”, “Ma sei mongoloide?” A volte le parole possono ferire, come se ci tirassero un pugno; bisogna stare attenti al peso delle parole. Più di una volta mi sono trovato di fronte a persone che si avvicinavano ai miei genitori, chiedendo di me a voce alta, “Ma lui parla?”. Verrebbe voglia di rispondere: “No, però attenti che morde chi fa queste domande”.

Spesso, alla base della discriminazione, c’è la superficialità che porta a generalizzare e a considerare tutte uguali le persone appartenenti a una categoria. Ma, a parte nelle storie di fantascienza, dove si clonano gli individui, normalmente le persone sono tutte diverse tra loro. Bisogna avvicinarsi a chi è diverso da noi e cercare di conoscerlo, come dice Giacomo “per comprendere meglio la sua realtà”. E’ l’unica via per non sbagliare. Per combattere le discriminazioni, non bastano delle leggi o le carte dei diritti dell’uomo, ma occorre costruire una coscienza e una responsabilità collettiva. Un altro fattore che favorisce i comportamenti discriminatori è l’indifferenza, come nel caso in cui si assiste ad episodi discriminatori e si fa finta di niente.  Se ritengo che la situazione sia troppo pericolosa, non è necessario che io intervenga direttamente facendo l’eroe, ma già contattare le autorità potrebbe essere sufficiente per evitare un epilogo drammatico. È importante battersi contro la discriminazione, anche per dare l’esempio alle generazioni future, a quei giovani che un domani faranno le leggi.

Mattia Abbate, l’autore di questa rubrica, è affetto da distrofia muscolare di Duchenne. “Questo spazio dice – è nato per aiutare chi convive con difficoltà di vario genere ad affrontarle e offre alle persone sane un punto di vista diverso sulla realtà che le circonda”. Segnalate un problema, raccontate una storia di disabilità all’indirizzo e-mail
postacelere.mi@repubblica.it

 

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