L’intervista a Jennifer Lescouet, “progetto fotografico in cui la lingua dei segni?”

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12289581_712378708895875_7739910231542064649_nJennifer Lescouet è una fotografa francese, ha messo in piedi un progetto fotografico in cui la lingua dei segni prende forma, vita, viene valorizzata. I suoi soggetti segnano delle parole, la comunicazione si fa spazio nella penombra e viene alla luce, in primo piano. Nessuna barriera nella sua fotografia, nessuna discriminazione, nessuna difficoltà. Semplicemente il linguaggio che si crea il suo spazio, indipendentemente da chi sente e chi no, indipendentemente da tutto. La lingua dei segni diventa di tutti, per tutti. Come dovrebbe essere.
L’abbiamo intervistata per addentrarci nel suo progetto e farci raccontare quali sono anche i muri che ancora oggi i sordi si trovano a dover sormontare.

di Rossella Assanti

1. Come e perchĂ© avete avuto l’idea di fare un progetto fotografico in lingua dei segni?

Io sono diventata sorda all’etĂ  di otto anni. Verso i 13 anni ho iniziato ad avere la passione per la fotografia facendo esperienza nel settore e nel frattempo frequentando una scuola di fotografia. Ho sempre desiderato faro un progetto fotografico sulla sorditĂ , qualcosa per valorizzare i sordi, la nostra cultura, la nostra lingua. E’ parlandone con il mio compagno che abbiamo avuto l’idea di un progetto di fotografie “viventi” della lingua dei segni. Dei movimenti precisi immortalati attraverso la tecnica del tempo di posa.

2. Lo Stato Italiano non riconosce la lingua dei segni italiana. I sordi, dunque, incontrano numerosi ostacoli e barriere. Credete che l’arte – quindi anche la fotografia – può essere un mezzo di “unione”, sensibilizzazione e comunicazione tra sordi e udenti?

Credo che effettivamente l’arte gioca un ruolo primordiale di comunicazione e sensibilizzazione. L’arte è universale e può essere vista e ammirata da una moltitudine di persone nel mondo intero. Il fatto di utilizzare l’arte per veicolare un messaggio positivo tocca al tempo stesso sordi e udenti. Questi ultimi vogliono trovarla interessante e bella. I sordi vogliono identificarsi in essa ed esserne toccati.

3. La lingua dei segni francese è riconosciuta dalla Francia, vuoi dire qualcosa al nostro Paese che – non riconoscendola – nega la libera comunicazione tra i cittadini italiani?

E’ importante potersi esprimere. Ovunque nel mondo. I sordi hanno bisogno di comunicare. E’ importante poter donare loro la libertĂ  di comunicazione.

4. Qual è la situazione dei sordi in Francia? Ci sono delle difficoltà di comunicazione, barriere?

I sordi conoscono ancora oggi in Francia delle discriminazioni soprattutto nell’ambiente lavorativo. Bisogna ripetere senza sosta che noi siamo sordi, che abbiamo bisogno di aiuti specifici per comprenderci bene. Necessitiamo che la gente ci conceda piĂą tempo affinchĂ© si possa comunicare bene e lavorare meglio.
La discriminazione è presente in tutte le sue forme. Certe persone fanno ancora delle battute che non fanno certo ridere, per esempio: “Ah tu sei sordo? Ma mi senti?”
Altra gente invece continua ad ignorarci perché appunto non sentiamo. Siamo spesso considerati come bestie, o persone non interessanti.
Fortunatamente però la gente buona esiste. E questo basta a rattoppare la negatività degli altri.

 

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