Lingua dei segni, tutti a Spezia per impararla

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Sono in tanti perfino quelli che partono da Genova per iscriversi ai corsi Lis (Linguaggio italiano dei segni) organizzati dall’Ente nazionale Sordi della sezione provinciale della Spezia.

di Giulia Tonelli

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E il motivo è più che semplice. “Siamo gli unici in Liguria ad organizzarli – spiega Emanuele Arzà, presidente dell’Ens della Spezia – Non è raro che tra gli iscritti si trovino persone che vengono da altre città. Mobilitarsi è fattibile, visto il ridotto numero di ore di presenza obbligatoria richiesta. Per due giornate al mese, chi è davvero interessato, può riuscire a conciliare impegni e attività formative”.
Dai primi corsi del 2007, l’approccio dell’ente provinciale all’insegnamento della lingua dei segni, ha subito però delle variazioni. “Prima ci affidavamo al metodo di insegnamento classico – continua il presidente –, usavamo libri e dispense per portare avanti l’attività di studio.

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Sede Ens

Poi, nel 2013, abbiamo deciso di cambiare metodo. Alla fine la lingua dei segni è un’idioma visivo, non adatto ad essere appreso attraverso i libri stampati. Abbiamo scelto di cambiare approccio. Ora usiamo il Metodo C’è, che prevede l’uso del computer per l’apprendimento individuale. L’alunno può studiare in autonomia, gestirsi meglio il tempo e, arrivato il momento dello studio, può guardare i cd con le video lezioni. Dopo aver testato questo metodo, oggi possiamo dire che ha portato a grandi risultati”.

Solitamente, chi decide di avvicinarsi allo studio della lingua dei segni, pensa che il percorso formativo permetta di diventare una figura professionale in tempi brevi. “Chi si iscrive al primo livello crede di poter lavorare subito dopo aver terminato la frequentazione – dice Marianna Perale, assistente alla comunicazione –, ma non è così. È come imparare qualsiasi altra lingua, come l’inglese. Per essere degli esperti del settore è obbligatorio, prima, frequentare i tre livelli base e poi, in base all’obiettivo del singolo, seguire i corsi da assistente alla comunicazione o da interprete”.
La figura dell’interprete è ben distinta da quella dell’assistente. “Spesso si tende a confondere queste due figure professionali – chiarisce Perale –. L’assistente alla comunicazione rappresenta il ponte comunicativo tra il bambino sordo e il suo interlocutore udente e agisce prevalentemente in due contesti: quello scolastico e quello domiciliare. L’interprete, invece, agisce in settori diversi. Come, per esempio: nei telegiornali, nelle conferenze e nei corsi universitari. Il suo obiettivo è quello di rendere paritaria una situazione comunicativa, per fare in modo che tutti i partecipanti possano accedere alle informazioni e trarne le medesime risorse”.

Per chi fosse interessato, fino a giovedì 15 ottobre, sarà ancora possibile iscriversi al corso di 1°livello LIS, dell’anno accademico 2015/2016, presso la sede di piazza dell’Unità 4 a Pegazzano.

http://www.cittadellaspezia.com

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