Quel palazzo dei mille progetti, dal museo artigiano all’ospizio

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Il restauro è in corso ma l’unica destinazione con una delibera è la Città dei giovani

L’Albergo dei poveri ha una sola destinazione “deliberata”, quella di Città dei giovani, decisa da una commissione presieduta dall’economista keynesiano Paolo Leon.

L'Albergo dei poveri (Palazzo Fuga)
L’Albergo dei poveri (Palazzo Fuga)

Tanucci diede il la, Carlo di Borbone sognò ad occhi aperti e Ferdinando Fuga mise pietra su pietra creando il gigante dell’impossibile. Centomila metri quadri di superficie ed è solo la quinta parte del progetto definitivo. Oggi, mentre si pensa a una destinazione di massa, l’ala a destra guardando il palazzo è sorretta da opere provvisionali, perché i 20 milioni del primo Grande progetto per il centro storico sono stati tagliati dalla giunta Caldoro e la messa in sicurezza prevista dall’ultima giunta Iervolino è saltata.

L’utopia si respirava come realtà ai tempi del primo Borbone. Una città nella
città, che anticipava quello che Charles Fourier avrebbe definito “falansterio”, ovvero casa, bottega e tempo libero per centinaia di famiglie, tutto al coperto. Il palazzo è il più grande d’Europa: oltre a mettere un tetto sulla testa dei mendicanti, ospita un granile per sfamarli e un cimitero con 366 Fosse (elevabili a “n”) per quando non ci saranno più.

Con Ferdinando, dall’assistenzialismo si passò al lavoro, ampliando le stanze delle manifatture. Entrarono gli orfani dell’Annunziata e il carcere-serraglio, e poi una scuola per sordomuti, il Tribunale dei Minori, un cinema, officine meccaniche, la palestra che ancora c’è, un distaccamento dei Vigili

del fuoco e l’Archivio di Stato civile. L’edificio ha un vincolo dovuto alla legge regionale 1980 numero 65, che obbliga a continuare le attività per le quali l’Albergo è stato istituito.

Ma ad oggi la sola decisione ufficiale di destinazione, con apposita delibera di una delle giunte Bassolino, è quella di Città dei Giovani. Le altre si sono succedute negli anni e nelle diverse giunte: museo archeologico (trasferito dall’attuale sede); palazzo della Regione, museo dell’artigianato; scuola di politica “Stoà” – ci sono 3000 metri quadri di sale arredate con computer imballati per un costo di 4-5 milioni di euro di restauro, ma è stata deliberata la chiusura dell’istituto.

E ancora, altri progetti rimasti enunciati, senza realizzazione: sedi di due università; Città della Musica; e l’ultima proposta, in ordine di tempo, quella del sindaco de Magistris che vorrebbe farne un nuovo alloggio per senzatetto. Finora però, a parte alcuni spettacoli del Teatro Festival di qualche anno fa, l’opera di Fuga ha ospitato solo delle mostre poco attraenti.

La messa in sicurezza, definita in un progetto cantierabile, non c’è (anche se motivata in una relazione dell’ingegner Esposito, capo dell’ufficio Albergo dei Poveri del Comune, come Italia nostra ha denunciato più volte). Il restauro del gruppo del francese Didier Repellin, vincitore della gara europea, prosegue, anche senza una destinazione.

“Non c’è, come dicono, la possibilità di una sola funzione – commenta l’architetto Paolo Giordano, autore del primo progetto “contemporaneo” del palazzo, la Città dell’Uomo vitruviana – Si tratta di un edificio che ne comprendeva almeno cinque, nella sua natura genetica c’erano i presupposti per riconfigurare un’intera città. L’occasione giusta per definire la destinazione sarebbe stata il Forum delle Culture. Su queste cose non si può scherzare”.

http://napoli.repubblica.it/

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