Lavoro: cosa cambia con il TFR in busta paga

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Nelle intenzioni del governo la misura contenuta nella Legge di Stabilità servirà a rilanciare i consumi

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I dubbi espressi dalla Banca d’Italia sull’anticipo del TFR in busta paga, che “inciderebbe negativamente sulla capacità della previdenza complementare di integrare il sistema pensionistico pubblico” per cui ritiene “cruciale che il provvedimento sia temporaneo”, riaccendono i riflettori su un tema molto dibattuto nelle scorse settimane e che ancora necessita di qualche informazione in più.

Per TFR – come spiega l’Inps – si intende il trattamento di fine rapporto, ovvero “la somma che spetta a tutti i lavoratori subordinati che abbiano cessato un rapporto di lavoro per una qualunque causa. È disciplinato dall’ art. 2120 del Codice Civile, e si calcola sommando, per ogni anno, una quota pari alla retribuzione annuale diviso per 13,5 alla quale va aggiunta a montante la rivalutazione dell’importo accantonato l’anno precedente”.

La legge di Stabilità 2015 prevede la possibilità su base volontaria di farsi anticipare in busta paga la quota spettante di TFR. Lo strumento, in via sperimentale nel periodo 2015-2018, sarà irrevocabile per chi deciderà – non tra i dipendenti pubblici – di accedere alla porzione mensile di TFR. Tuttavia, da quanto se ne sa – ed è questa una delle principali critiche al provvedimento –, la tassazione sarà ordinaria, cioè dipendente dagli importi per cui si attende un maggiore gettito per lo Stato. Quindi pochi soldi subito e “trasferiti”: non una somma aggiuntiva tipo i famosi 80 euro in busta paga, bensì lo spostamento di denaro “accantonato” dal domani all’immediato.

Per chiarire: per chi sceglie di accedere mensilmente all’anticipo del TFR il prelievo corrisponderà al 23% contro il 15% applicato – di solito – alla previdenza complementare (ma non per chi ha un reddito da lavoro sotto i 15 mila euro). Ed ecco la seconda critica che viene mossa al governo: tale misura non contempla il futuro del lavoratore, non si tratta, appunto, di previdenza. Né di un sicuro incentivo ai consumi, in virtù del reale utilizzo di quei soldi da parte dei singoli che potrebbero dirottarli, ad esempio, verso altre tipologie di risparmio. Stando all’ultimo sondaggio di Confesercenti sono i lavoratori più giovani coloro che si dichiarano più possibilisti riguardo l’anticipo del TFR in busta paga. Questo perché, verosimilmente, sono i lavoratori più giovani a necessitare di maggiore liquidità nel presente, togliendosi però parte della disponibilità di una pensione integrativa. E a farne le spese per primi potrebbero essere proprio, dunque, i fondi pensione.

Le imprese hanno lamentato il rischio di una crisi di liquidità. In realtà la nuova disciplina è a costo zero, almeno all’inizio, per le aziende, le quali riceveranno un prestito dalle banche grazie ad aun accordo con l’ABI (Associazione bancaria italiana). Concluso il finanziamento – e in caso di mancata restituzione della somma da parte dell’azienda al termine del rapporto di lavoro – la banca potrà rivolgersi all’INPS per ottenere quanto dovuto attraverso il Fondo di garanzia (altro aspetto che andrà chiarito ulteriormente nelle prossime ore).

La possibilità di richiedere un’anticipazione del TFR viene già osservata, ma riguarda alcune fattispecie. Ad esempio l’anzianità di almeno otto anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro. In tal caso si può richiedere fino al 70% del TFR maturato alla data della richiesta. La domanda deve prima essere motivata da necessità come spese sanitarie di carattere straordinario, l’acquisto della prima casa di abitazione per il richiedente o per i figli, le spese da sostenere durante i congedi per maternità o per formazione.

È bene ricordare, infine, che il TFR non è previsto per i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa oltre che per i rapporti di lavoro autonomo in generale. In caso di insolvenza del datore di lavoro il trattamento viene erogato dal Fondo di garanzia (L.29 maggio 1982 n. 297) tramite l’INPS.

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