Protesta per la casa, la Digos esamina i video degli scontri

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È pronta una prima informativa che sarà inviata al Sostituto Procuratore della Repubblica Capaldo sul tentativo di ieri dei manifestanti dei movimenti per la casa di sfondare il cordone di polizia che ha portato all’assalto di un blindato e ai successivi scontri.

FRANCESCO TOIATI SCONTRI VIA DEL TRITONE

Il bilancio è stato di 16 feriti, tra cui 4 carabinieri e due manifestanti curati in ospedale, e 8 manifestanti denunciati. La Digos sta vagliando le immagini riprese dagli operatori della Polizia Scientifica e quelle di alcune telecamere già predisposte nei luoghi ritenuti a rischio. Vengono inoltre comparati i video e le foto fornite anche dagli operatori dei media.

Intanto gli investigatori hanno fatto un primo screening dei militanti dei movimenti che ieri hanno partecipato al corteo. Il 70 per cento dei protestanti tra le fila di Asia e dei movimenti per la casa, era composto da stranieri, quasi tutti occupanti, quasi tutti extracomunitari. «Ci hanno chiesto di venire ad aiutare e siamo venuti», dice Amina che tiene in braccio il suo bimbo. Vengono dall’Africa, Sud America, Asia, paesi dell’Est Europa. Quasi tutti infilati in case occupate dalle associazioni che manifestano e mobilitati «a chiamata». Altri, invece, una casa non ce l’hanno. Dormono dove capita, «per questo protestiamo». A loro si aggiungono i rom di alcuni dei campi nomadi cittadini e da altre zone occupate. Un esercito di disperati che cresce ogni giorno, con l’arrivo in città di altri senza tetto.

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