Teatro Valle, un gran pasticcio. In ostaggio da ottocento giorni

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Oggi gli occupanti del teatro si costituiscono in Fondazione ma resta aperto il nodi dei costi mentre si aspetta il bando pubblico

TEATRO: IL VALLE OCCUPATO COMPIE UN ANNO E FESTEGGIA

In principio era il Valle. Inaugurato nel 1727, è il teatro più antico della Capitale. Seicento posti tra palchi e platea in confezione crema e oro, un gioiello che vide la prima assoluta, nel 1921, dei Sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello. Dalla notte del 14 giugno 2011, il Valle ha dei singolari padroni di casa: gli occupanti che ne hanno preso possesso e vi hanno agito, indisturbati, fino ad oggi. Di chi si tratta? Nomi e cognomi non se ne sono mai fatti.

Sui media, solo gli artisti noti, ma di passaggio – da Elio Germano a Fabrizio Gifuni, da Luca Ronconi a Peter Brook, da Jovanotti a Capossela – chiamati a parlare o ad esibirsi su un palcoscenico offerto secondo criteri del tutto discrezionali. L’obiettivo? Trasformare il Valle in “bene comune” e aprirlo a «nuovi modelli di gestione dello Spettacolo dal vivo».

LA FONDAZIONE
Sono passati 825 giorni e gli occupanti annunciano oggi la nascita della Fondazione Teatro Valle Bene Comune (con capitale di oltre 150mila euro depositato presso la Banca Etica e messo insieme grazie alle offerte di seimila soci fondatori). Dichiarano: «La Fondazione rappresenta l’uscita dall’illegalità, da ora cessiamo di essere occupanti».
Sulla legittimità della gestione del teatro ha però risposto, senza reticenze, l’assessore alla Cultura di Roma Capitale, Flavia Barca: «La creazione della Fondazione Teatro Valle Bene Comune non è di per sé sufficiente a ristabilire una legalità. In questo momento il Valle non potrebbe essere affidato a nessuno. È invece indispensabile intervenire al più presto per sanare le condizioni di degrado in cui versa».

E qui, le note dolenti. Innanzitutto il degrado di un bene demaniale di valore storico, protetto dalla Soprintendenza (che non è però fino ad oggi in alcun modo intervenuta) e inevitabilmente sofferente dopo ventisette mesi di occupazione autogestita, ventiquattro ore su ventiquattro, priva di qualsiasi controllo esterno e degli adempimenti di legge relativi ai monumenti e ai luoghi di spettacolo dal vivo.

Come siamo arrivati alla situazione presente? Innanzitutto non è chiaro da chi dipenda il Valle. Essendo l’edificio inalienabile allo Stato in quanto bene patrimoniale, il 15 giugno del 2011 (per la precisione il giorno dopo la pris de pouvoir degli occupanti) il Mibac e il Comune di Roma sottoscrissero un protocollo d’intesa per il passaggio del Valle a Roma Capitale in concessione gratuita d’uso e per la durata di due anni, con tacita proroga per pari periodo «ove nessuna delle parti comunichi per iscritto alle altre il proprio diverso intendimento entro i due mesi precedenti alla scadenza predetta». La delibera numero 199 è pubblicata tra gli atti e le ordinanze del Comune e consultabile sul sito www.comune.roma.it.

Una delle due parti, alla scadenza dei due anni, ha forse comunicato all’altra lo scioglimento dell’accordo? Se sì, per quali motivi? Se invece la comunicazione non c’è stata, il Valle ha risposto fino ad oggi, e dovrebbe continuare a farlo, al Comune di Roma. Che non ha comunque ritenuto di intervenire per rientrarne in possesso nonostante, prima dell’occupazione, avesse dato mandato allo Stabile capitolino di confezionare per lo stesso una stagione di spettacolo in collaborazione con RomaEuropa Festival. Lo conferma anche il presidente del Teatro di Roma, Franco Scaglia. E lo sa bene il direttore, Gabriele Lavia, a suo tempo male accolto dagli occupanti al pari dell’allora assessore alla Cultura, Dino Gasperini, nonostante i due tentassero un confronto e un coinvolgimento. E dire che Lavia, con il suo cartellone, era la testimonianza di come Roma Capitale non avesse promosso nessuna delle tre cordate private (il timore dell’arrivo dei privati al Valle fu il motivo addotto dagli occupanti per la loro azione) fattesi avanti per la gestione del teatro. Al degrado del Valle vanno ora aggiunti i debiti contratti e i costi sostenuti dalla gestione “occupata”.

LA LISTA
Il foyer e gli appartamenti soprastanti sono di proprietà del marchese Capranica del Grillo Pezzana, che non riceve da mesi il canone di affitto pattuito e dovrà essere risarcito per un importo di quasi 400mila euro. Ancora: non è mai stata richiesta un’agibilità enpals per gli spettacoli in scena, i corsi, i dibattiti, le prove. eccetera, con conseguente assenza di assicurazione e mancato pagamento dei diritti Siae (questi per un importo di oltre 200mila euro). Tenuto conto che la prescrizione Siae è quinquennale, qualcuno sarà chiamato quanto prima a saldare il conto con la Società Autori ed Editori. Aggiungiamo le normali utenze (luce, riscaldamento, aria condizionata, telefono, internet, acqua e nettezza urbana), sostenute fino al oggi dal Comune per una cifra intorno ai 350mila euro, Ancora: l’usura del materiale tecnico, elettrico e fonico, e degli impianti; i mancati introiti da sbigliettamento e abbonamenti; gli eventuali affitti per serate. Gli operatori del settore insorgono: le regole che ogni esercizio di spettacolo dal vivo è chiamato a rispettare, pena l’immediata chiusura, non sono valse per il Valle e i suoi occupanti. Molti sottolineano, tra le norme non rispettate, l’assenza dei vigili del fuoco obbligatori per legge in sale con capienza superiore ai 499 posti.

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