La lingua dei segni all’asilo. «Insegniamo l’inclusione»

La bella iniziativa della materna di Novoledo. I piccoli allievi imparano a comunicare con i non udenti: «La prima frase che apprendono? Ti voglio bene»

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La scuola materna di Novoledo
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di Marco Billo

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La scuola come luogo di istruzione, ma soprattutto di inclusione. Con questo spirito verrà attivato alla materna Regina Pacis di Novoledo un laboratorio per insegnare ai bambini più grandi la lingua italiana dei segni.

Un laboratorio di sensibilizzazione

Un’idea nata dall’esperienza professionale vissuta dalla madre di una bimba che frequenta l’asilo di via Palladio. Marta Fontana è una docente di sostegno nella scuola primaria Don Bosco di Povolaro, dove da diversi anni viene insegnato questo linguaggio agli alunni che così possono comunicare con una loro compagna non udente. «Tutte le cose possono sembrare strane la prima volta che si vedono, ma con l’approccio, ad esempio ai giochi, senza usare le parole, la lingua dei segni può diventare la normalità», spiega l’insegnante che dal 20 gennaio incontrerà per un’ora alla settimana 16 bimbi della materna. «E sarà proprio dai giochi che partiremo, dalle frasi come “ti voglio bene”, da concetti legati alla quotidianità come ad esempio il meteo. Sarà un laboratorio di sensibilizzazione verso un mondo, quello dei non udenti, che spesso è chiuso agli udenti, ma non solo: queste attività abituano i bambini a focalizzare la loro attenzione sull’interlocutore e allenano la postura delle mani per la motricità fine. In sostanza, sviluppano delle abilità che normalmente non vengono allenate e che si riveleranno utili anche durante i cinque anni di primaria».

L’iniziativa inserita nell’offerta formativa

La proposta ha trovato il pieno appoggio da parte dall’associazione genitori che gestisce la scuola e offre un progetto educativo per bimbi dai 2 ai 6 anni e poi fino ai 15 anni con le attività del doposcuola. «Abbiamo accolto con entusiasmo questa iniziativa che ora inseriremo all’interno dell’orario scolastico e nell’offerta formativa», conferma la presidente dell’associazione, Silvia Censi. «I bambini, a questa età, sono come delle spugne che assorbono facilmente concetti e novità. In questo caso si tratta di un linguaggio utile a creare integrazione». Il laboratorio proseguirà fino a maggio e c’è già l’intenzione di proporlo nuovamente nei prossimi anni, ma anche di coinvolgere bambini e ragazzi che frequentano il doposcuola. «Proponiamo l’avvicinamento alla musica, il laboratorio di teatro, quello di motoria e di inglese. Come per questa lingua, abbiamo pensato che il linguaggio dei segni possa essere un modo per avvicinare i bimbi a una modalità diversa di espressione, ma anche di fornire loro un mezzo iniziale per avere la possibilità di comunicare con coetanei e persone non udenti», aggiunge Egle Fanchin, coordinatrice della Regina Pacis. «Per il momento inizieremo con i “grandi”, i bimbi di 5 anni, che verranno suddivisi in due gruppi. Ci piacerebbe, in un’ottica di maggiore inclusione, proseguire nel tempo ed estendere la proposta anche agli altri bambini».

 

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