La Gran Bretagna lascia i disabili senza cibo e medicine

Un centinaio di inglesi sono stati esclusi dal registro on line per accedere ai servizi di distribuzione di viveri e farmaci. L’odierna barbarie del Paese culla dell’attivismo per la difesa dei diritti delle persone con disabilità

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Ho già usato questo spazio per sottolineare quanto meravigliosa sia la rete di sostegno alle persone socialmente e spesso anche economicamente più a rischio di emarginazione sociale attivata in Italia dal terzo settore in collaborazione con le amministrazioni locali, il governo e la società civile per fronteggiare l’emergenza causata dall’epidemia di coronavirus.

Sono tanti i servizi di supporto che, quotidianamente, da quasi due mesi a questa parte fanno sentire meno isolate molte persone con disabilità ma anche anziane, senza fissa dimora, ammalate, in condizione di disagio psico-sociale, ecc: dalla spesa al servizio di distribuzione pasti a domicilio per continuare con gli sportelli informativi e di supporto psicologico

È una rete che sta funzionando, nonostante le difficoltà e gli errori che talvolta vengono commessi, e permette a tanti di nutrirsi, curarsi, sentirsi ascoltati, sostenuti, in alcuni casi accuditi. Consente loro di sentirsi ancora parte di una comunità, che c’è seppure duramente provata. E se questa ammirevole catena di solidarietà e sostegno fosse mancata? Probabilmente le conseguenze dell’emergenza sanitaria e sociale sarebbero state più nefaste e difficili da gestire. Proprio come invece è accaduto a molti cittadini e cittadine con disabilità e patologie croniche in Inghilterra

Il quotidiano Guardian denuncia la decisione del governo inglese di escludere un ingente numero di persone disabili, anziane e ammalate dalla possibilità di accedere al servizio di distribuzione dei pacchi alimentari erogato dalle autorità locali o di usufruire della consegna prioritaria della spesa ordinata online tramite i siti internet dei supermercati. A queste persone, circa un centinaio, è stato imposto il divieto di uscire di casa per d12 settimane per evitare il rischio di contagio. Nonostante l’obbligo di isolamento domiciliare, per via di criteri altamente selettivi, è stata loro negata la possibilità di iscriversi al registro online riservato alle famiglie inglesi estremamente vulnerabili, condizione indispensabile per accedere ai servizi di approvvigionamento

CIRCA 100 PERSONE LASCIATE A LORO STESSE

Molte di loro hanno dichiarato alla stampa di dormire quasi tutto il giorno per non sentire i morsi della fame o di essere costrette a nutrirsi solo di frutta. Come Deborah Bhatti, una donna cinquantenne che assume quaranta farmaci al giorno, inclusi quelli per l’asma e il disturbo autoimmune. Non è stata considerata idonea a rientrare nel servizio di raccolta delle prescrizioni mediche e di distribuzione dei farmaci e dei pasti caldi offerto dal suo Comune e si trova quindi costretta a dividere le scatolette di tonno con il suo gatto. O Vicky McDermott, quarantenne affetta da artrite reumatoide e madre di una bambina colpita da una patologia severa, che racconta di aver ricevuto quattro lettere dal governo in cui la si ammoniva di restare a casa e di aver cercato di iscriversi al registro online senza tuttavia riuscirci.

Secondo il Guardian, almeno un cittadino tra quelli a cui è stata negata l’assistenza avrebbe contratto il virus

Il governo britannico ha quindi lasciato che circa 100 persone patissero la fame e non potessero curarsi per diverse settimane oppure che fossero costrette a uscire di casa per procurarsi da sole cibo e medicinali, correndo il rischio di essere contagiate. Secondo il Guardian, almeno un cittadino tra quelli a cui è stata negata l’assistenza avrebbe contratto il virus. Il Dipartimento per la Salute e le Cure Sociali ha ammesso che ci sia stato un piccolo ritardo tra il momento in cui le persone venivano identificate come vulnerabili dal punto di vista clinico e quindi ricevevano la lettera del servizio sanitario nazionale dal loro medico e quello in cui avveniva l’effettiva registrazione al registro per l’accesso ai benefici. In pratica ha liquidato la faccenda dando colpa alla burocrazia. Un “piccolo” ritardo burocratico che rischia di uccidere o nuocere gravemente alla salute di tanti cittadini.

LA GRAN BRETAGNA È STATA PATRIA DEI DIRITTI DEI DISABILI

Quanto sta accadendo ha l’amaro sapore di una “pulizia” dove la vittima, anziché un’etnia particolare, è una minoranza sociale. Negli ultimi giorni, forse anche grazie alle numerose proteste, il sito del governo sta iniziando a permettere che si iscriva al registro anche chi non possiede i requisiti ma le associazioni di beneficenza denunciano che sono ancora troppi quelli che non riescono ad entrare nel novero dei beneficiari. La Gran Bretagna, patria dei primi movimenti di attivisti per la difesa dei diritti delle persone con disabilità, sta precipitando nell’inciviltà e nella barbarie. Ogni Stato dovrebbe essere in grado di attivare risorse per la presa in carico di tutti, anche in emergenza, non selezionare chi può essere salvato e chi invece lasciare al proprio destino. In base a quale criterio, poi?

 

 

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