Surf4All è una scuola di surf e sup adaptive: “Il mare è di tutti e vogliamo renderlo sempre più accessibile. E anche la sensibilizzazione è importante”

Francesco Sessa – Milano

Quando c’è passione, tutto è possibile. Uno degli esempi ci arriva dall’adaptive surfing, ovvero il surf praticato con disabilità. Ne abbiamo parlato con Matteo Badalamenti di Surf4All, scuola di surf e sup adaptive, aperta a tutti. “Ai giorni nostri, è diventata più ampia la richiesta sul surf, prima era una nicchia . Con l’adaptive ci si scontra con le realtà caratteriali dei ragazzi, c’è una componente umana ancora più marcata”.

Raccontaci cosa fate e chi siete

“Siamo una scuola di Livorno, ma d’estate facciamo attività a Tirrenia. Abbiamo alcuni atleti agonisti, come Massimiliano Mattei (che è fondatore e presidente), Chantal Pistelli, Lorenzo Bini e Matteo Salandri. Ma oltre a loro ci sono diversi ragazzi che d’inverno fanno attività in piscina a Livorno e in estate si spostano a Tirrenia. Il mare è di tutti , non vogliamo creare barriere”.

Fate anche sensibilizzazione?

“Sì, abbiamo vari progetti su questo: tra gli obiettivi c’è quello di rendere il mare e le strutture accessibili a tutti. Abbiamo ragazzi sordomuti, con difficoltà motorie, con la sindrome di down, autistici. La nostra scuola è aperta a tutti. E purtroppo il problema non è solamente arrivare in mare, ma anche riuscire a portare le persone in una spiaggia o in un centro tramite navette o passerelle. Ci piacerebbe sensibilizzare i ragazzi a livello civico”.

A che punto siamo?

“Siamo circa dieci anni indietro rispetto al resto d’Europa: sicuramente abbiamo fatto passi da gigante, ma c’è difficoltà ad allargare il discorso a quello che viene prima del surf. Pensiamo ai posti auto per i disabili o ai servizi igienici, per esempio. All’estero questo tema viene considerato molto di più”.

Che progetti avete?

“Quello che ci stava più a cuore era creare dei Surf Camp Adaptive che somiglino in tutto e per tutto a quelli che normalmente vengono fatti in giro per il mondo. Così da permettere ai ragazzi con disabilità di vivere un vero e proprio viaggio, come se fosse una vacanza vera e propria. Ci sono poi progetti più ampi, come il creare una classificazione di accessibilità delle strutture e stimolare le compagnie aeroportuali a essere al passo”.

Come avviene l’avvicinamento al surf da parte di un ragazzo con disabilità?

“Il più delle volte c’è timore, noi cerchiamo di instradarli. Il lavoro in piscina aiuta a rendere meno gravoso lo step. Ma all’inizio non è ovviamente semplice”.

Che materiale viene utilizzato?

“Abbiamo uno shaper a Tirrenia che si adatta a ogni singola esigenza dell’atleta che si approccia al mondo del surf”.

 

 

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