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Quello che siamo oggi è la diretta conseguenza del nostro ieri. Il frutto del nostro crescere, conoscere, formarci e progredire.

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di Bruno Izzo

Abbiamo visto tutti, con i nostri occhi, come e quanto bene il nostro Paese, primo tra tutti in Europa, se non nel mondo, si sia distinto per efficienza, buon senso, solidarietà ed umanità nell’affrontare la recente pandemia. Ancora vive nei nostri cuori l’eroismo e l’abnegazione di sanitari e quanti altri impegnati in prima linea durante i tragici giorni del lockdown, e come bene o male siamo riusciti a rimetterci in piedi, ben saldi sulle gambe, malgrado le inevitabili polemiche e gli infiniti distinguo che tuttora persistono.
Siamo forti, sono stati momenti duri, ma ci ha soccorso il nostro retroterra, il nostro peculiare divenire, noi veniamo da anni forti, ci hanno temprati.
Quello che non ti uccide, ti fortifica. Comunque, impari.
Abbiamo ereditato la forza dei nostri predecessori, ce l’hanno trasmessa pari pari nel DNA.
Ci hanno fatto crescere, maturare, ci hanno permesso di uscire da una guerra disastrosa, e ricostruire ex novo nuovi valori, con una costituzione esemplare, leggi all’avanguardia per realizzare una nuova società, giungere a conquiste sociali degne di un paese progredito e civile, certamente pagando un prezzo altissimo, anche in perdite di vite umane, nulla ci è stato regalato, ma non ci siamo mai tirati indietro. La vittoria della Nazionale di calcio agli Europei, i trionfi sportivi alle ultime olimpiadi ed in altre recenti competizioni sembrano un segno tracciato dal Fato, quasi che questo abbia voluto rimarcare visivamente, in un tripudio di tricolori al vento, la solidità del nostro Paese e dei suoi cittadini. Diciamolo con franchezza: siamo stati bravi, noi italiani.
Efficienti, encomiabili, solidali, siamo cresciuti, siamo maturati, abbiamo percorso un cammino arduo e difficile, al momento giusto ci siamo rivelati nella nostra vera essenza, come sappiamo fare sempre, giungendo felicemente alla meta.
Siamo quello che siamo, e siamo tanta roba, proprio in virtù di quello che eravamo.
Un Paese sano cresce di pari passo con la sua umanità, è la sua gente che lo fa grande.
Siamo forti ora, perché ci hanno forgiato gli anni forti, vissuti da persone toste, soprattutto donne forti. Le nostre donne, le nostre madri.
Nessuno quanto una donna sa essere forte, quando serve. Spesso, se non sempre.
“Gli anni forti” di Paola Martini è, in estrema sintesi, un “come eravamo”: racconta, e lo racconta bene, incisivamente, in prima persona, e da persona che sa perfettamente bene di cosa sta parlando, di cos’era e com’era la vita nel nostro Paese. E delle donne di questo Paese.
Un paese potenzialmente in grado di fare tanto, ma arretrato per tanti versi, una società allora con connotati provinciali, arcaica, arretrata, patriarcale, maschilista.
Una società sana e genuina, ma bisognosa di una svolta radicale, e perciò, necessariamente, di donne forti. Solo donne forti sanno come navigare nel gran mare della vita, nella buona e nella cattiva sorte:
“…Il mare lo sento amico. Ne conosco la dolcezza, quando spira un leggero maestrale che accarezza la pelle l’acqua è trasparente ed invitante…Ne temo la rabbia scatenata, quando il libeccio lo fa diventare livido e gonfia le masse che si infrangono in cavalloni forsennati sul litorale…”
“Gli anni forti” ci permette di captare letteralmente odori, sapori, sostanza, degli anni di principale formazione civica e morale della nazione, di ricostruzione del pensiero e del confronto democratico, quindi gli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta, per intenderci.
Un trentennio vissuto in prima persona dalla scrittrice, sono quelli gli anni della sua infanzia, adolescenza, giovinezza e maturità di donna, che coprono un periodo tanto intenso quanto travagliato, in tutti i sensi. Anni in cui per una giovane donna trovare la propria identità era difficile quanto trovare un posto dove stare, un riparo, un rifugio per confrontarsi con la vita:
“…Gli spazi creati di proposito con cuscini e coperte per terra, perché ci fossero séparé dove poter parlare in confidenza…”
Anni forti che vanno dal boom economico, alla crisi di valori, schemi e tradizioni obsolete, fino ai tragici epiloghi del terrorismo e della lotta armata, indicati emblematicamente dalla strage di Bologna e dall’omicidio di Aldo Moro.
Questo della Martini non è una autobiografia, o almeno non è solo il racconto di un proprio vissuto, è molto di più, un bel lavoro, scritto bene, con stile chiaro, preciso, dettagliato, con piglio didattico, e però con garbo e discrezione insieme.
Lo avverte subito il lettore, sembra quasi che una gentile e signorile professoressa ci accolga nel salotto di casa, ci faccia accomodare su poltrone di foggia antica ma comode e accoglienti, premurandosi di farci sentire a nostro agio, mentre racconta di sé, con pudore e riservatezza ma con pari franchezza, con voce ferma, decisa, colloquiale, incantevole.
Gentile, colta e signorile Paola Martini lo è per davvero ora, anche se magari all’epoca non si sarebbe detto, ad onta degli sforzi della famiglia, giusta e amabile, ma severa, perché consona al tempo.
Malgrado dalla lettura emerga chiaro che l’autrice non sia mai stata una femminista sui generis, è innegabile che sia apparsa a famiglia, amici e contemporanei come una contestatrice, ma questo solo perché si è rivelata una donna impegnata e impegnatasi in prima persona ante litteram, tutto il contrario di quanto ci si aspettava da lei, per i tempi e la morale di cui si parla.
Leggere questo libro è come visitare quindi una casa dell’epoca narrata, ricca di mobili, quadri, arredi, foto in bianco e nero incastonate in vecchie cornici d’argento, ricordi, cimeli vintage.
Una visita che ci riporta all’indietro nel tempo, di colpo e senza parere, in un altro scenario.
Nemmeno lontanissimo nel tempo.
Un altro modo di vivere, di nutrirsi, di riscaldarsi, di vestirsi, di svagarsi, di innamorarsi e di vivere le proprie scelte, costruire il proprio destino. E di essere donna.
Donna in prima persona, e cioè donna libera: libera di amministrare il proprio corpo, gestirne i cambiamenti ed i ritmi ormonali, prendersene cura pretendendo strutture e specialisti a cui affidarlo, vivere la propria sessualità senza paure, tabù, proibizioni, libere di amare e non essere oggetto di amore o presunto tale.
Giacché le donne si amano, le cose si idolatrano, ma le prime sono soggetti, le seconde sono oggetti.
Questo prima di ogni altra cosa si riconduce ad essere il racconto di una donna emblema di tutte le donne a lei contemporanee, che con lei si impegnarono in prima persona, istruendosi per comprendere e modificare la loro condizione subordinata ad un patriarcato, un becero maschilismo celato nel sotterraneo, ma duro ad estinguersi, che non aveva più pretesto alcuno per sussistere.
Le ragazze di oggi, libere di scegliere, di fare, di essere sé stesse devono eterna gratitudine alle ragazze di ieri, è innegabile nell’ascoltare questo “come eravamo”, perché le donne di allora vissero la loro condizione in modo totalmente diverso, rivoluzionario, ostico e difficile per i tempi, ma lo fecero non solo per sé, ma per le ragazze del domani, per le donne di oggi. E quindi, per noi tutti.
Se le donne oggi possono dirsi libere, lo devono al come gestirono le cose Paola Marini e le donne della sua generazione. Sulla propria pelle.
“Ogni generazione inventa modalità diverse per celebrare i suoi riti, ha i suoi spazi per incontrarsi. La mia non ha conosciuto quelli dell’aperitivo in piedi, in mezzo alla calca di un bar, della bevuta al pub…né ha festeggiato la festa di Halloween con le streghe e le zucche illuminate. Non si è neppure concessa le cenette romantiche per San Valentino.”
Hanno fatto altro, quelle donne, in quegli anni forti: sono diventate fortissime.
“Gli anni forti” è uno di quei testi che dal personale rimanda al generale, di un sentire proprio riporta il senso comune dell’epoca, i fermenti vivi di crescita e cambiamento, le lotte ed i sacrifici compiuti da quanti, soprattutto l’anima femminile della società, premevano e si adoperavano, con insistenza ed intelligenza, per un divenire proficuo per le generazioni future, come in effetti è stato.
Un libro interessante, la cui lettura rapisce chiunque quel tempo lo ha vissuto o ne ha solo sentito parlare, sono stati anni fondamentali per il nostro presente.
Una lettura piacevole, stimolante nel volerne sapere di più e meglio, succosa perché ci riporta tanti e tali momenti e particolari per cui, più che una testimonianza diretta, è una panoramica, una carrellata, un dispiegarsi su fatti, sensazioni, modi di essere, di dire, di vivere certi momenti e certe situazioni, e però non è una mera descrizione, è una vera e propria full immersion nello spirito di quei tempi.
Un libro neanche tanto corposo, non un lungo racconto personale o un reportage cronistico, e però scorre fluente come un romanzo, dettagliato come un resoconto, non è né può essere solo un’autobiografia, perché emoziona, suscita le più struggenti delle sensazioni, la nostalgia, la malinconia, il rimpianto, gli “Anni forti” di Paola Marini sono il rievocare i veri anni forti dell’esistenza di ognuno di noi, quelli della crescita, degli affetti, della formazione di sé, espone l’età aurea, la giovinezza, di chiunque, con poesia ci rammenta: “come eravamo”.

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