Omicron: raddoppiano a 150 i casi nel Regno Unito

Ieri rilevati altri 75 contagi in Inghilterra. Oltre il 50% dei casi tra persone completamente vaccinate

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epa09401196 A vaccination bus offers walk-in Covid vaccinations in London, Britain, 06 August 2021. England's R number - the index for the reproduction rate of the Sars-Cov-2 coronavirus among people - has fallen from between 1.1 and 1.4 to netwee 0.8 and 1.1 compared to the previous week, official data has shown. The UK government is continuing with its drive to get young people vaccinated across the country. EPA/ANDY RAIN
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I casi della variante Omicron del coronavirus sono più che raddoppiati a quota 150 nel Regno Unito dopo la scoperta ieri di altri 75 contagi in Inghilterra, 16 in Scozia e il primo nel Galles: lo ha reso noto il governo, secondo quanto riporta il quotidiano Independent.

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Finora nessun caso si registra invece in Irlanda del Nord. Per quanto riguarda la sola Inghilterra, i nuovi 75 casi si aggiungono ai precedenti 29, per un totale (aggiornato a ieri) di 104

La direttrice dell’Agenzia nazionale per la sicurezza della salute (UKHSA), Jenny Harries, ha precisato che alcuni dei nuovi contagi sono stati individuati in persone che non hanno viaggiato all’estero, e ciò indica – ha commentato – che nel Paese adesso c’e’ “una piccola parte di trasmissione (del virus) nella comunità”.

Oltre il 50% dei casi della variante Omicron del coronavirus in Inghilterra sono stati rilevati in persone completamente vaccinate: lo ha reso noto l’Agenzia nazionale per la sicurezza della salute (UKHSA), riporta il Daily Mail. Secondo l’Agenzia, sul totale di 22 contagi legati alla variate sudafricana accertati fino al 30 novembre, ben 12 – pari al 55% – riguardavano pazienti che hanno ricevuto almeno due dosi del vaccino anti Covid. Tra gli altri 10, sei non erano vaccinati, due erano parzialmente vaccinati mentre dei restanti due non si conosce lo status vaccinale. Le autorità sanitarie sottolineano che in Inghilterra la quota dei vaccinati è di gran lunga superiore a quella dei non vaccinati, quindi – sostengono – l’elevata percentuale degli infetti registrata tra i vaccinati non indica necessariamente che la variante Omicron sia resistente al siero.

 

 

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