«Ho una sorpresa». Rischiavo di perderlo, questo messaggio di Whatsapp, in mezzo ai tanti che continuamente lasciano squillare il telefono in questi giorni di quarantena. Tra «come stai?», «come va?», filmati comici o drammatici, video di focacce, di momenti di vacanza o di viaggi mai archiviati, i bip si susseguono infiniti.
«Ho una sorpresa». Questo messaggio mi ha impressionato perché non me lo aspettavo. Il messaggio era di Marilena, mia amica di Polignano, un passato recente in politica e sempre molto attiva nell’animazione culturale. È dirigente scolastica e si è trasferita a Roma dall’autunno scorso.
«Dimmi», ho risposto. E lei: «Ti devo telefonare». Ecco: la sorpresa è questa.

Perché Marilena Abbatepaolo, la preside amica mia, è una donna diventata sorda a circa vent’anni: usa il telefono solo per gli sms o i messaggi di Whatsapp, perché ovviamente non riesce a conversare. Non sente. Trascorsi pochi minuti, il mio cellulare ha squillato: è comparso un numero fisso che non conosco, ma con prefisso 06 (cioè Roma) ed era lei.
L’abilitazione all’uso del telefono anche per Marilena – e per chiunque abbia difficoltà uditive – è un beneficio indotto da questa faticosa quarantena casalinga. Quando sono entrate in vigore le regole per l’isolamento forzato, Marilena si è vista persa. Per lei il vocabolario è il linguaggio labiale, ma le labbra di tutti ormai sono coperte dalle mascherine. Anche quando va a fare la spesa, oltre all’autocertificazione Marilena porta in borsa un biglietto da mostrare a chiunque abbia motivo di interloquire con lei: «sono sorda», ha scritto a caratteri cubitali. Si è industriata e ha chiesto aiuto via e-mail alla Protezione civile.

In attesa che vengano prodotte mascherine trasparenti – così da lasciare visibili le labbra a beneficio di chi non sente – la Protezione civile ha consigliato di utilizzare un’applicazione del telefonino creata da un giovane ingegnere romano. Questa app si chiama «Pedius» e consiste in una sorta di dittafono che trascrive in tempo reale ogni parola pronunciata dall’interlocutore di chi chiama. Il quale a sua volta può sentire la voce della persona sorda che, invece, legge sullo schermo del telefono ciò che viene detto dall’altro capo. Per comodità, la persona sorda, titolare del numero, indossa gli auricolari in modo da utilizzarne il microfono e avere la possibilità di leggere sul display: ogni frase è trascritta come fosse un messaggio e quindi la conversazione può procedere senza ostacoli.

Questa applicazione non è nuovissima, la sua prima versione risale a circa tre anni fa, ma è ancora troppo poco diffusa e promossa benché funzioni ottimamente e si confermi risolutiva. In questa fase, anche per la solerzia della Protezione Civile, si sta rivelando efficace.
«Non parlavo a telefono con mio padre da vent’anni», mi ha confidato Marilena. È commovente: ora può farlo, in alternativa alle videochiamate che spesso comportano problemi per il differimento o il salto dell’immagine di chi parla. Qualche ente si sta convenzionando con la start up proprietaria della app, in maniera da poter fornire i propri servizi alle persone sorde. Tutti i numeri di emergenza sono gratuiti; le altre chiamate sono un servizio ad abbonamento annuale a costo irrisorio.

Marilena è felicissima ed è più serena nonostante l’isolamento da coronavirus, perché adesso sa come fare in caso di necessità.
Dedico questo articolo a tutte le persone sorde, che non conoscono ancora «Pedius» e non hanno pensato di rivolgersi alla Protezione civile. Chissà, magari un articolo di giornale può rivelarsi utile ugualmente.

 

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