Pedius l’app che fa telefonare i sordi, sbarca anche in Usa

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La fine dell’anno porta diverse novità positive, per alcune fra le più promettenti startup italiane.

federico guerrini

pediusTutte e tre di Roma. Qurami, l’app con cui “staccare” il numeretto virtuale di un elimina-code, e prenotare il proprio posto in fila senza doversi per forza recare sul posto, ha ricevuto un round di finanziamento di complessivi 590.000 euro, da UniCredit, LVenture Group e altri investitori. L’indiana Zomato, specializzata del campo della ristorazione, ha acquisito la romana Cibando, all’interno di un piano di espansione internazionale che riguarda anche l’Italia. Non è stato reso noto l’ammontare sborsato per l’acquisizione.

Ultima, ma non meno importante, Pedius, l’applicazione che fa dialogare i sordi creata, come azienda, nel 2013 da Lorenzo di Ciaccio, ha ricevuto 410.000 euro di investimento da Tim Ventures (il braccio operativo di Telecom Italia) Sistema Investimenti ed Embed Capital. Un importante incoraggiamento e un riconoscimento per questa startup su cui in pochi all’inizio avrebbero scommesso, per l’originalità del tema, e il tipo particolare di pubblico a cui si rivolge. “Quando dicevo di voler fondare una compagnia telefonica per persone sorde, la gente si metteva a ridere – ricorda Di Ciaccio”.

L’applicazione funziona così: una persona sorda, o con gravi problemi all’udito può iniziare una chiamata scrivendo un testo, che viene convertito in onde sonore e pronunciato da una voce artificiale, oppure può decidere di registrare e inviare un proprio messaggio vocale. Dopo di che, la risposta della controparte viene trasformata in messaggio di testo e diventa comprensibile anche al non udente.

Un’idea nata dopo che, nel 2012, l’allora ingegnere informatico Di Ciaccio aveva assistito a un servizio televisivo in cui si raccontava di una persone con problemi uditivi, impossibilitata a farsi capire dal centralino del pronto soccorso e trovare aiuto a seguito di un incidente. Incanalare quest’intuizione, mollare il lavoro fisso come ingegnere e fondare una startup, non è stato facile, né comodo. Ed è probabile, dopo le prime difficoltà, sia venuto anche all’ideatore il dubbio di aver fatto la scelta giusta.

Il problema, dato che il modello di business di Pedius si basa sulla sottoscrizione di abbonamenti “premium” e l’acquisto di minuti di conversazione a pagamento (che vanno ad aggiungersi al pacchetto di base gratuito), è quello di raggiungere una massa critica di utenza sufficiente a rendere il tutto sostenibile.  Una scommessa difficile. Ma diversi segnali giunti negli ultimi tempi fanno sperare che possa essere vinta. È stato un anno per molti versi entusiasmante, per Pedius. Prima l’accordo con Telecom Italia, per l’integrazione della tecnologia della startup nei call center della multinazionale. Quindi lo sbarco e l’apertura del servizio, in Irlanda e Inghilterra. Poi la partecipazione all’evento sulla tecnologia solidale a Montecitorio, e infine, un quarto d’ora tutto per sé all’interno dell’assemblea annuale di Telecom.

Ma la mossa più azzardata ed ambiziosa, quella che potrebbe garantire alla startup di fare davvero il salto di qualità, deve ancora arrivare, ed è prevista per gennaio prossimo. Il lancio negli Stati Uniti, dove esiste un mercato sufficientemente ampio da poter garantire, in teoria, all’azienda di poter vivere coi soli ricavi degli abbonamenti. Tirocinanti della John Cabot University di Roma stanno aiutando Pedius a redigere un piano di comunicazione adatto al pubblico americano. Sono in corsi colloqui e stanno arrivando consigli da un professore della Gallaudet University (che in Usa, è un po’ l’Harvard dei sordi) e si stanno stringendo accordi con operatori di telefonia Voip. Il futuro si annuncia davvero interessante

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