Al via il Web Summit. I guru dell’innovazione si danno appuntamento a Dublino

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Tra gli ospiti presenti alla manifestazione l’inventore dell’iPod Tony Fadell, il fondatore di Dropbox Drew Houston e Massimo Banzi di Arduino. E poi, migliaia di startupper e aree dedicate all’impatto del tech sui settori tradizionali

di FILIPPO SANTELLI

110750094-2b3b77d7-9527-4ec7-a546-107785aef13f“SEI QUI per il Summit?”. Non te l’aspetti, una domanda così, da un signore irlandese sulla settantina. Seduto al bancone di un pub, la pinta di Guinness a tiro. Ma pure lui, non certo un nativo digitale, ne parla: “In questi giorni sono tutti qui per il Summit”. Che non sia un incontro come gli altri, i tanti eventi per startup spuntati un po’ ovunque, basterebbe questo a spiegarlo. Dublino è tappezzata di cartelli, le frecce partono dall’aeroporto: “Web Summit, di lĂ ”. E per i 20mila partecipanti arrivati nella capitale irlandese, il doppio rispetto allo scorso anno, quello che apre oggi, fino a giovedì 6, è semplicemente “il Summit“, la piĂą importante conferenza tecnologica d’Europa. Mille investitori, le grandi multinazionali high tech e oltre 2mila startupper, tra cui pure una settantina di giovani imprenditori italiani. Venuti ad ascoltare alcuni dei guru mondiali dell’innovazione, da Tony Fadell, l’ingegnere che ha progettato l’iPod e piĂą di recente i termostati intelligenti di Nest, al fondatore di Dropbox Drew Houston. Ma soprattutto a cogliere le opportunitĂ  che si aprono sotto e attorno al palco: farsi conoscere, scambiare idee, trovare finanziatori. In quella che è stata ribattezzata “la Davos dei geek”.

PerchĂ© al Summit i pesci grossi, almeno quelli del digitale, ci sono tutti. Del resto molti di loro a Dublino sono di casa. Oltre 50 multinazionali high tech hanno il loro quartier generale europeo nello Stato del trifoglio. Silicon Docks: è stata ribattezzata così la zona del vecchio porto. Fino a venti anni fa distesa di depositi in mattoni rossi, suggestivi ma cadenti, ora ospita, concentrate in poche centinaia di metri, le sedi di giganti come Google, con 2500 dipendenti, Linkedin, 600, Twitter, 200, e Airbnb, 120. Calamitate qui dai generosi vantaggi fiscali offerti dal governo irlandese. Nei corridoi del Web Summit, sebbene non previsto, sarĂ  proprio questo uno dei grandi temi di discussione. PerchĂ© l’esecutivo del Paese, anche su pressione dell’Unione europea, ha annunciato un parziale cambio di rotta che comincerĂ  dal primo gennaio 2015 con l’abolizione del tanto criticato “Double Irish”, il doppio irlandese, l’architettura societaria che permette alle imprese stabilite sull’isola di abbattere il loro imponibile.

Senza questi vantaggi i grandi leveranno gli ormeggi? Difficile dirlo prima di conoscere l’intero pacchetto di aggiustamenti fiscali. Intanto però la presenza di Google, Facebook, Microsoft, Ibm e degli altri big ha fatto esplodere l’imprenditoria high tech a Dublino. Nel corso del 2013 le startup irlandesi hanno raccolto 100 milioni di euro di investimenti, quasi quanto quelle italiane, ma con una popolazione e un Pil di molto inferiori. E alcune di loro, a cominciare dalla societĂ  di pagamenti online Stripe, sono diventati degli “unicorns”, come vengono chiamate le giovani aziende che superano il miliardo di dollari di valutazione. Un tetto che nessuno in Italia è ancora riuscito a sfondare.

Ma il Summit, lanciato dal 30enne imprenditore tecnologico Paddy Cosgrave, non celebra solo le glorie nazionali. O non sarebbe cresciuto, in appena quattro anni, da 400 a 20mila partecipanti. Sul palco (la diretta streaming si può seguire a questo link) parleranno diversi grandi nomi della tecnologia mondiale. Da Peter Thiel, cofondatore di PayPal e primo investitore ad aver scommesso su Facebook, a Brendan Iribe, creatore di Oculus, gli occhiali per la realtĂ  virtuale appena acquisiti da Facebook. Da Gavin Andresen, lo scienziato chiamato a promuovere l’utilizzo dei Bitcoin, a Padmasree Warrior, capo della tecnologia di Cisco, una delle donne piĂą influenti del digitale. Un solo italiano avrĂ  l’onore del microfono: Massimo Banzi, il fondatore di Arduino, la scheda hardware riferimento del movimento maker. E insieme a lui anche alcuni personaggi dello spettacolo, creativi se non proprio innovatori, come Bono e Eva Longoria.

Negli spazi della Royal Dublin Society sono presenti delle aree dedicate all’impatto del tech su alcuni settori tradizionali. Al “Food summit” si parlerĂ  delle startup che cercano di rivoluzionarie il modo in cui mangiamo, un mercato che nel corso del 2013 ha attirato in Silicon Valley 350 milioni di dollari di investimenti. Hampton Creek per esempio, tra i cui azionisti figura anche Bill Gates, vuole eliminare dalla nostra dieta le uova, sostituendole con prodotti di origine vegetale. Mentre negli altri padiglioni si discuterĂ  di come le tecnologie stanno mettendo sottosopra il mondo della musica, quello del marketing e quello degli oggetti di casa, sempre di piĂą connessi e intelligenti.

Per le oltre 70 startup italiane presenti a Dublino però il grosso del lavoro sarĂ  oscuro, fatto di contatti e strette di mano. Molte di loro hanno appena lanciato il loro prodotto. Pedius ha creato una app che permette anche ai non udenti di usare il telefono, traducendo le parole dell’interlocutore in testo scritto. Memeoirs trasforma le chat, su Facebook e Whatsapp, in veri e propri libri stampati, da conservare come ricordo. Insieme alle altre andranno alla ricerca di partner o investitori. Sia nei corridoi della conferenza, sia durante gli affollati tour che portano i partecipanti negli storici pub del centro. Gli organizzatori consigliano di prepararsi due pitch, due presentazioni della propria idea, uno da trenta secondi e uno dai sei. Mai come durante il Summit le opportunitĂ  ti passano davanti. Mai come al Summit sono in tanti a volerle afferrare.

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