Cecità, solo il 5% dei siti senza ‘barriere digitali’. Il manifesto per il web accessibile a tutti

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Effetti in movimento o giochi di colore molto accesi. Percorsi di navigazione, ma vere e propri ‘muri’ per chi ha gravissimi problemi di vista, ma anche per i daltonici o semplicemente per anziani o persone con bassa scolarizzazione

di MARIA GRAZIA SCARINGELLA

162502948-82cb0cf3-40ae-48ec-b49a-d53eeedc04e4BARRIERE architettoniche e non solo.  Quando parliamo di barriere, pensiamo subito a quelle architettoniche: scalini, porte strette, pendenze eccessive, spazi ridotti che creano prevalentemente problemi a chi ha difficoltà motorie. Ma ne esistono altre, oggi altrettanto importanti per l’uso continuo e quotidiano che si fa della tecnologia, e sono quelle dei siti web o di applicazioni, prodotti o contenuti che, in formati vari, vanno a finire nel mare magnum della rete.

Programmi vocali e ‘intoppi’. Foto prive di descrizione, filmati senza sonoro, documenti di testo scannerizzati come immagini e non più riconoscibili dai programmi vocali usati dai non vedenti o anche semplicemente siti con alberi di navigazione poco chiari, possono rappresentare barriere “virtuali” che impediscono la giusta fruibilità a coloro che si trovano in una situazione, temporanea o permanente, di ridotta capacità sensoriale, motoria o psichica.

Cosa succede in Italia. Come si affronta il problema in Italia? Se è praticamente impossibile disciplinare l’immensa quantità di contenuti o siti che vengono giornalmente prodotti e veicolati su Internet, si prova a regolamentare la produzione di quelli della Pubblica Amministrazione, affinché i cittadini con disabilità abbiano la possibilità di partecipare, ottenere informazioni e servizi indipendentemente dalla loro disabilità, nel rispetto dell’art. 3 della Costituzione italiana, applicato alle nuove tecnologie.

La legge Stanca. Nel 2005 è stata la Legge Stanca ad affrontare il problema, introducendo l’obbligo di rispettare, nella realizzazione dei siti web delle Pubbliche Amministrazioni, i requisiti tecnici delle Wcag (linee guida internazionali sull’accessibilità). Tali requisiti, divenuti ormai obsoleti, sono stati aggiornati qualche settimana fa da un decreto, attualmente al vaglio della Corte dei Conti, firmato dal Ministro dell’Istruzione, con delega all’Innovazione della PA, Francesco Profumo. Il decreto tiene conto delle evoluzioni tecnologiche degli ultimi tempi. Anni fa, infatti, un sito era considerato accessibile se senza grafica, solo testuale e quindi piuttosto sgradevole da vedere.

Nuove piattaforme digitali e nuove regole. Oggi è necessario fare i conti, oltre che con l’uso massiccio di smart phone e tablet, anche con la maggiore diffusione in rete di filmati multimediali (basti pensare a you tube) e nuovi linguaggi di programmazione. L’utilizzo, quindi, di una certa tecnologia non è bandita, ma viene consentita purché applicata secondo criteri di accessibilità. Ad esempio, per i sordi, in caso di filmati, ci deve essere un testo alternativo al sonoro, per i ciechi  una audio descrizione (anche nel caso di immagini, se importanti).

Solo il 5% dei siti accessibili. Ma il vero problema è la messa in pratica dei requisiti. Si parla un 5% di siti accessibili. L’aggiornamento quotidiano e l’inserimento costante di nuovi contenuti fa sì che uno stesso sito possa avere alcune parti accessibili e altre no.  Di qui l’obbligo di pubblicare sul proprio sito gli obiettivi annuali di accessibilità e l’introduzione di un questionario annuale, con punteggio, per valutare la messa in pratica dei requisiti. Inoltre, una nuova figura responsabile dell’accessibilità farà da garante e vi sarà e una casella e-mail cui inviare segnalazioni di eventuali inadempienze.

I controlli. Chi farà da controllore? “Con questo decreto  –  spiega Stefania Leone, Consigliere direttivo dell’Associazione disabili  visivi con delega per le problematiche legate alle tecnologie, che ha partecipato in rappresentanza FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) alla stesura dell’aggiornamento dei requisiti tecnici di accessibilità  –  l’Agenzia Digitale viene a svolgere una funzione di  monitoraggio e verifica dei siti accessibili, ma anche gli utenti disabili e le stesse Associazioni dovrebbero fare altrettanto, senza esitare a inviare segnalazioni, qualora rilevassero dei problemi”.

I punti deboli. Infine, le aziende private. La legge non prevede obblighi ma va da sé che quelle che forniscono servizi al pubblico (banche, telefonia, prenotazioni …) abbiano interesse e convenienza a realizzare siti semplici e fruibili per tutti.

http://www.repubblica.it

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