Il calcio parla un linguaggio universale. A volte basta uno sguardo, un piccolo gesto per capirsi e dare il via a un’azione da manuale. Vale anche per i ragazzi della Nazionale Italiana Sordi, allenata dal bergamasco Igor Trocchia.

di Marco Cangelli

Nominato Cavaliere della Repubblica dal presidente Sergio Mattarella, l’ex tecnico del Pontisola (premiato per avere ritirato la squadra dopo alcuni insulti razzisti) ha deciso di accettare la sfida nel 2019 portando gli azzurri alla storica qualificazione ai Mondiali di categoria, purtroppo non disputati a causa della pandemia Covid-19.

Accompagnato da uno staff tutto bergamasco, il mister di origine partenopea ha deciso di continuare a investire nel progetto. A partire dal raduno in programma a Tagliacozzo (L’Aquila) dall’8 all’11 maggio. Quello che accompagnerà la formazione tricolore al sogno chiamato Giochi Olimpici Silenziosi.

Mister, come ha conosciuto la Nazionale Italiana Sordi?

“Grazie a un’amica non udente, Ilaria Galbusera, che mi ha chiesto se volessi fare un’esperienza in questo mondo. Casualità, una decina di giorni più tardi l’ex commissario tecnico si è dimesso, ed ecco che mi è stata offerta questa possibilità”.

Com’è stato lasciare le giovanili del Pontisola che allenava ormai da alcuni anni?

“Per certi versi semplice. Durante quella stagione sono emersi alcuni atti di bullismo indiretto che sono riuscito a disinnescare, ma la società non mi ha consentito di completare un percorso formativo che consentisse ai ragazzi e ai genitori di comprenderne la gravità. Questo mi ha impedito di svolgere il ruolo a cui tengo di più, quello dell’educatore”.

Il mondo del calcio per sordi è un mondo poco conosciuto al grande pubblico. Quali sono le differenze più grandi con il calcio tradizionale?

“La prima è l’utilizzo della comunicazione visiva a discapito di quella verbale che tradizionalmente caratterizza il calcio. La seconda riguarda l’ambito professionale: questi ragazzi, essendo tutti dilettanti, sono costretti a lasciare il proprio posto di lavoro per poter rispondere alla chiamata della Nazionale e di conseguenza fare dei sacrifici anche dal punto di vista economico”.

Quali metodi applica per trasmettere loro consigli in allenamento e durante i match?

Ho un traduttore di Lingua Italiana dei Segni (LIS) che mi aiuta e che è quasi indispensabile. Ho imparato qualcosa nella lingua dei segni, ma sono dei concetti basilari. La difficoltà principale sta nel preparare al meglio l’allenamento e spiegare prima quanto si andrà a fare in maniera tale da non aver troppi tempi morti. Se tradizionalmente come allenatore si può alzare la voce e arrivare a tutti, in questo settore tutto ciò non si può fare”.

A livello provinciale, esistono opportunità per calciatori non udenti di portare avanti la propria passione ?

“Non esistono squadre, in Nazionale infatti non ci sono ragazzi bergamaschi. Il mio sogno è quello di creare una scuola calcio con l’inclusione dei bimbi sordi affinché si possa creare un settore giovanile legato alla Federazione e alla Nazionale”.

Nel corso di questi primi due anni ha raggiunto mete come la partecipazione agli Europei 2019 e la qualificazione ai Mondiali 2020. Qual è il segreto che le ha permesso di raggiungere questi obiettivi ?

“Molto impegno e grande partecipazione. Ho creato uno staff composto da amici e persone competenti che si donano per questa causa, come il vice-allenatore Alessandro Dall’Orto e il preparatore atletico Alessio Fusco che si sono aggregati da poco. Prima che arrivassi, il team azzurro era composto soltanto da allenatore e vice. Ora abbiamo inserito anche un trainer e un mental coach, utili per raggiungere questi traguardi”.

Il Coronavirus vi ha impedito di poter partecipare alla competizione. Come hanno preso i suoi giocatori questa decisione?

“Malissimo, perché vedersi strappare dalle mani una possibilità conquistata sul campo è stato veramente un brutto colpo. Ora speriamo di qualificarci alle Olimpiadi in Brasile e prenderci le nostre rivincite”.

La pandemia ha colpito duramente tutto il mondo dello sport. Quali problematiche hanno incontrato i suoi giocatori?

“La principale ha riguardato la mobilità dei ragazzi. Si stanno presentando parecchi infortuni muscolari perché non si è più stati abituati a svolgere attività fisica. Poi stanno venendo a mancare tutte quelle componenti che consentono di fare gruppo in serenità. Fare spogliatoio, creare amicizie, socializzare”.

Facendo un passo indietro, nel 2019 è stato nominato Cavaliere della Repubblica dopo aver deciso di ritirare la propria squadra da un torneo giovanile in seguito a un insulto razzista subito da un suo giocatore. Sotto questo punto di vista, il calcio è cambiato in questo lasso di tempo oppure no?

“Io ritengo di sì, anche se ci vuole chiaramente molto tempo per cambiare le cose. È fondamentale avere pazienza e aspettare chi non ha ancora capito il valore educativo che questo sport può offrire”.

La sua squadra dove può arrivare?

“Io punto in alto, perché in questi due anni di conduzione tecnica ho visto un gruppo che si sta ringiovanendo e che ha molta passione, voglia di imparare, di mettersi in gioco oltre che grande talento. Il nostro obiettivo è sicuramente quello di vincere le Olimpiadi”.

 

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