Una squadra di rugby per sordi. “La nostra meta è fare amicizia”

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«HO CREATO la squadra perché i sordi che conosco spesso non sono integrati e non riescono a esprimere il proprio potenziale. Stando tutti uniti si sono ritrovati». Loris Landi, sordo dalla nascita, l’8 gennaio 1984, si è impegnato a costruire una formazione, Nazionale italiana sordi, che ogni tanto si raduna agli ordini di coach Mauro Chilante disputando alcune amichevoli per tenersi allenati e divertirsi.

rugby_Imola

I compagni più anziani hanno 40 anni, la maggioranza 30-35 e poi ci sono molti giovani. «Da tanti anni – dice Loris che è anche capitano – gioco a rugby e mi sono mosso scoprendo che tanti come me lo praticano. In tante occasioni queste persone si sentono trascurate e messe da parte. Abbiamo fatto amicizia e, dopo aver conosciuto Mauro, abbiamo formato un gruppo di 18-19 ragazzi. Visto che esistono già le realtà per sordi nel calcio, nel basket e nella pallavolo ho voluto provare anche col rugby».

Lo sport con la palla ovale fa parte della vita di Landi da tanti anni: «La passione mi è nata quando agli scout facevamo un gioco simile al rubgy. E’ scoccata subito la scintilla e quando ho fatto i primi allenamenti a Imola è stato amore a prima vista». Loris Landi si ispira a rugbysti famosi: «Mi piacciono Sergio Parisse e Martin Castrogiovanni perché ci mettono l’anima e si sacrificano». Gli obiettivi di Loris sono molteplici: «Essendo l’unica squadra in Italia per ora vogliamo partecipare a campionati sia locali che internazionali. Vogliamo crescere e diffondere sempre più la pratica di questo sport».

ABITANDO a Imola il «cap» della Nazionale avrebbe piacere di organizzare un ritrovo: «Vorrei farlo, ma trovo una mentalità chiusa. La città è ‘sorda’ alle nostre richieste. E gli impianti è difficile trovarli». E’ un’impresa anche trovare gli sponsor: «Sinora ci siamo sempre autofinanziati. Faccio un appello a qualche realtà economica che è ben accetta se vuole darci una mano. Per il resto, la Federazione si sta avvicinando a noi».

Infine, il giocatore della nazionale dei sordi fa una riflessione: «Sono sordo della nascita ma sono una persona come tutte le altre. Posso lavorare e, con le protesi, ci sento. Mi dà fastidio quando mi dicono che ho un limite oltre il quale non posso andare. E’ un loro problema perché io posso fare tutto».

di Mirko Melandri  

http://www.ilrestodelcarlino.it

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