L’Italia Rugby sordi ospite del Cus Genova Rugby per tre giorni di raduno

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Nessuna barriera può fermare la voglia di rugby di chi è contagiato dal virus della palla ovale. Neanche la sordità. Lo dimostrano gli atleti dell’Italia Rugby Sordi, che questa sera iniziano al “Carlini” un raduno di tre giorni.

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Un evento che si chiama “Rugby senza barriere”, che ha ottenuto il prestigioso patrocinio della Regione Liguria, e che vede in prima fila, ovviamente, il Cus Genova Rugby.

Perché questa sera gli atleti della rappresentativa azzurra si alleneranno insieme ai giocatori del Cus, e domani alle 13 giocheranno con la Under 18 biancorossa, mentre domenica, alle 10, si confronteranno con la squadra Cadetta del Cus Genova.

Il tutto in preparazione alla partita che a fine giugno giocheranno con l’omologa nazionale francese. A settembre, poi, sfida con l’Inghilterra, in vista della Deaf Rugby World Cup 2015.

“Rugby senza barriere” è una iniziativa con finalità sociale, nata per sensibilizzare tutti, sportivi e non, verso una disabilità, come la sordità, spesso poco presa in considerazione.

Ma l’intenzione è anche quella di dimostrare come questi atleti possano giocare senza problemi, come del resto già fanno, nei campionati per normodotati, confrontandosi alla pari con tutti. Del resto il messaggio del rugby è sempre stato un messaggio di libertà e di inclusione, un gioco, uno sport, un atteggiamento che non esclude nessuno, se non i cattivi sportivi.

La citazione che campeggia sul sito ufficiale dell’Italia Rugby Sordi è particolarmente azzeccata. È di Joseph Ricciardo, giocatore argentino: “Un rugbista lo riconosci dalle orecchie, dalle cicatrici in faccia, e poi dal cuore“. E da oggi questi ragazzi sono ospiti del Cus Genova Rugby, onorato di accoglierli sul proprio campo

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