Basket, è «salva» la nazionale sorde

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Le chiamano, con rispetto, le “cestiste silenziose”. Sono le ragazze sorde del basket. In Italia non esiste un campionato di pallacanestro per questa disabilità.
basket-canestroE, allora, perché non fondare direttamente una squadra nazionale? L’idea nasce dalla determinazione di Elisabetta Ferri e Beatrice Terenzi, due giovani giornaliste sportive di Pesaro. «Un’impresa epica – raccontano oggi – tanto che ci chiamavano l’Armata Brancaelone, perché le nostre giocatrici all’inizio provenivano da vari sport come il calcetto e il volley, ed eravamo così poche che facevamo gare ad un solo canestro».
Piano piano il sogno diventa realtà e cominciano ad arrivare atlete da varie regioni.
Nel 2010 la Federazione sport sordi le riconosce come nazionale italiana. Nel 2011 partecipano ai mondiali di Palermo e l’anno seguente agli europei in Turchia. Disputano quattro edizioni dell’Eurocup vincendo anche un argento. Nel 2013 la squadra si aggiudica il torneo internazionale di Montpellier e, nello stesso anno, alle Olimpiadi in Bulgaria, ottiene il quinto posto che vale come pass per i Mondiali di Taiwan in programma a luglio 2015.
Ma il sogno si interrompe bruscamente per mancanza di soldi. Qualche giorno fa arriva il lieto fine grazie all’intervento degli sponsor della Victoria Libertas basket di Pesaro. Due importanti realtà dell’imprenditoria come Consultinvest e Ranocchi Srl che hanno capito che mettere il proprio marchio sulle maglie di una squadra diversamente abile non ha meno valore che posizionarlo sulle casacche di serie A.
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