Social flight one, a Expo il primo aereo al mondo costruito in carcere

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Sarà presentato domenica 12 luglio al padiglione Kip international school: costruito con la collaborazione di 5 detenuti del carcere di Lauro, farà vigilanza sui territori contro gli incendi e contro lo sversamento illegale dei rifiuti

11 luglio 2015

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LAURO (Avellino) – Un biposto ultraleggero a doppi comandi, costruito grazie all’ingegno di artigiani e tecnici e con la collaborazione di 5 detenuti titolari di regolari borse lavoro dell’Icatt di Lauro, l’Istituto a Custodia Attenuata per il Trattamento delle Tossicodipendenze in provincia di Avellino: si chiama Social flight one e si tratta del primo aereo al mondo costruito in un penitenziario. Ideato da Beppe Battaglia, storico operatore dell’associazione Il Pioppo di Somma Vesuviana, responsabile dei progetti di reinserimento per i detenuti, l’aereo è stato realizzato nell’ambito del progetto ‘Le ali della libertà’ dalla rete di Mediterraneo Sociale e della Caritas di Avellino, ed è stato finanziato con il fondo lotta alla droga della Regione Campania.

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Il velivolo – costo 80 mila euro circa – è tutto in legno (materiale facilmente lavorabile ed economico), con elementi in acciaio per il collegamento delle strutture e i carrelli: assicura alte prestazioni, ottime qualità di volo e buona visibilità. L’aeroplano, ospitato al momento nell’aeroporto di Benevento, è pronto a fare vigilanza sui territori contro gli incendi e contro lo sversamento illegale dei rifiuti, “ma potrebbe portare anche un disabile a guardare dall’alto Pompei o Capri”, aggiunge Salvatore Esposito, presidente della società consortile Mediterraneo Sociale, rete di imprese sociali no profit e piccoli imprenditori con spiccata mission etica che promuovono  programmi di attività sociale ed economiche produttive ed inclusive.

Secondo i suoi creatori, il Social flight one è il primo aereo al mondo costruito in carcere non per evadere ma per riabilitarsi: “Questa esperienza apre un nuovo scenario sul lavoro in carcere, facendo cadere i due pregiudizi più comuni – spiegano i promotori–. Il lavoro in carcere, infatti, riguarda generalmente lavori squalificati e squalificanti, compiti ripetitivi senza motivazione creativa. Inoltre costituisce, spesso, una condizione di sfruttamento del lavoro delle persone recluse. Questa volta, invece, il progetto ‘Le ali della libertà’ ha promosso un’attività di alta qualità professionale e umana, con una tale attrazione utopica da cambiare radicalmente la qualità della vita e della motivazione delle persone in carcere fin dai primi gruppi di formazione promossi per realizzarla”.

Il successo di questo primo step ha consentito, oggi, anche la promozione di una nuova cooperativa di giovani – manterrà il nome ‘Le ali della libertà’ – che lavorerà a Teggiano, in provincia di Salerno, nel Vallo di Diano, su un terreno e in un hangar acquistati da poco da Mediterraneo Sociale: “Chiediamo commesse, per continuare a costruire aerei sociali – continua Esposito –: la nuova cooperativa darà un’occupazione ad alcune delle fasce più fragili, dagli ex detenuti alle persone disabili. In fondo è questo il nostro scopo: fare inclusione lavorando”.

Il Social flight one sarà presentato il 12 luglio alle 17 presso il padiglione Kip International school di Expo in occasione della settimana (dal 6 al 12) organizzata da Res Int: un’iniziativa dedicata al rapporto tra cibo, inclusione sociale ed economia sociale. (Ambra Notari)

http://www.redattoresociale.it

 

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