Il lockdown di oltre due mesi, imposto per contrastare la diffusione del Coronavirus, ha determinato un impatto molto forte sulle persone colpite da sordità.

L’isolamento sociale si è fatto ancora più pesante, anche ora che si è tornati ad uscire e la mascherina impedisce la comunicazione. “E’ stato un periodo molto delicato, che abbiamo vissuto per la prima volta e le persone sorde hanno riscontrato molti problemi – spiega Fernando Moia, presidente di Ens (Ente Nazionale Sordi) di Piacenza. Noi, come associazione, abbiamo cercato di diffondere più informazioni possibili, ma considerate che, molti non hanno la televisione. Alcune persone sorde sono anziane che non hanno nemmeno i cellulari”. I sordomuti a Piacenza sono 160 e l’associazione piacentina conta 105 soci.

“La mascherina è una barriera alla comunicazione – aggiunge Natalia Tuzza– al supermercato, in farmacia o semplicemente per strada è difficile capire quando qualcuno ci rivolge la parola e che cosa ci sta dicendo, perché il viso è coperto e noi non possiamo leggere il labiale. Si creano situazione di disagio, dobbiamo comunicare per iscritto e questa situazione ci amareggia anche se sappiamo che, ovviamente, non è colpa di nessuno. Purtroppo la sordità è invisibile, non si vede, spesso i nostri comportamenti vengono interpretati come non rispettosi delle regole ma non è così – prosegue Natalia –l’ideale sarebbe che, almeno nei luoghi dove è presenta il pubblico, gli operatori indossino uno schermo trasparente”.

Natalia, mamma di due bimbi, racconta anche le difficoltà incontrate con la scuola: “La didattica online ha rappresentato un grande problema e ha creato ulteriori disagi”.

 

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