35 anni di ABIO: il valore dei volontari

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in un periodo di grandi cambiamenti per le cure ospedaliere dedicate ai bambini. 

DSC_4991-300x198Milano, 20 novembre. I mutamenti di questi anni – economici, tecnologici e sociali – hanno influito sul servizio di cure pediatriche ospedaliere offerto in Italia, e a questi è necessario dare una risposta. Anzi, è necessario investire nel cambiamento, per offrire al bambino, all’adolescente e alla sua famiglia la possibilità di “godere del miglior stato di salute possibile e di beneficiare di servizi medici e di riabilitazione”, come recita l’articolo 24 della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia.

Qual è lo stato della pediatria ospedaliera italiana?

Ne stanno parlando da diverso tempo, e ancora di più in occasione della Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, i rappresentanti del mondo medico, delle istituzioni, delle famiglie e del volontariato.

Alcuni dati significativi: diminuiscono i ricoveri ordinari, con un tasso di ospedalizzazione 0-17 anni al 70,7% (dati 2011; nel 1998 era del 116%), sostituiti da altre modalità: day hospital, prestazioni ambulatoriali integrate, osservazione breve intensiva.

Ancora il 28% di questi ricoveri non avviene però in area pediatrica, percentuale che sale all’84,2% nella fascia di età 15-17 anni.

Quale direzione sta prendendo?

In un suo messaggio dedicato a Fondazione ABIO l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, Vincenzo Spadafora, riassume l’obiettivo principale dei prossimi anni: “Tutti noi, istituzioni, associazioni, medici, genitori, dobbiamo creare occasioni e alleanze per rafforzare le nostre azioni a tutela della salute dei bambini e dei ragazzi”.

Molti evidenziano la necessità di un cambiamento attraverso alcune parole chiave: coinvolgimento del bambino e della famiglia nel percorso di cura; rete, nel senso di collaborazione tra tutte le figure che sul territorio si occupano del benessere del bambino; qualità, cioè miglioramento dell’efficienza e dell’organizzazione dei reparti.

Qual è il ruolo del volontariato – e di ABIO – in questo?

ABIO compie oggi 35 anni. Dalla prima Associazione, fondata a Milano nel 1978, i cambiamenti sono stati enormi: 67 Associazioni locali, 5.000 volontari presenti in più di 200 reparti, migliaia di ore di corsi di formazione per offrire un volontariato di qualità, sale gioco e progetti per l’umanizzazione dei reparti avviati in tutta Italia.

ABIO è un interlocutore indispensabile per il mondo medico e per le istituzioni per tutte le tematiche che riguardano il benessere del bambino in ospedale. Ma ABIO non sostituisce l’ospedale, non fa da supplente a fronte delle difficoltà del servizio pubblico: continua a lavorare insieme alle varie figure per promuovere attenzione, accoglienza e qualità e – grazie al percorso di certificazione della qualità delle pediatrie – ad offrire gli strumenti adeguati per raggiungere questi obiettivi. Il nostro è quello di raggiungere il traguardo di dieci ospedali certificati “All’altezza dei bambini” entro la fine del 2013.

All’impegno quotidiano di tutti i volontari è dedicato il messaggio inviato in occasione dei 35 anni di ABIO da parte del Presidente della Repubblica: “All’opera delle donne e degli uomini di ABIO va il riconoscimento del Capo dello Stato: la silenziosa e indispensabile attività dei volontari rappresenta il volto migliore del nostro Paese”.

Marianna Duglio

Settore Comunicazione
Fondazione ABIO Italia Onlus
Via Don Gervasini, 33 – 20153 Milano
tel. 02 45497494 – cell. 348 3939791 – fax 02 45497057
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