Harley, cuore e passione: Giro d’Italia a tre ruote per regalare un sogno

0
1.063 Numero visite

La sfida di Giampiero Papasodero, designer veronese In viaggio per la penisola: con lui solo ragazzi down.  Il progetto si chiama Route 21 “Voglio poter offrire anche a loro due settimane di vita da biker”

di ERICA MANNA

"Route 21" passa da Genova
“Route 21” passa da Genova

Tutto sta nel non rallentare. Mai. Perché è solo così che si accorciano le distanze. “L’errore è trattare chi ha un cromosoma più di te come una persona più lenta. Ma così non fai che raddoppiare il gap”. Non ci sono due velocità, in questo viaggio in Harley Davidson di dodicimila chilometri per tutta l’Italia: c’è solo la moto. La strada. Libertà. Ci mettono pochi minuti, i ragazzi down a salire sulla moto di Giampiero Papasodero, designer di Verona di 40 anni con la passione per le Harley. Però, una volta a bordo, non smettono più di sentirsi motociclisti. Come Simone, che ha 24 anni e oggi arriverà a Genova, ventiquattresima tappa di un percorso che è partito da Verona il 14 giugno e che si chiama “Route 21” come il suo cromosoma di troppo. Ad attenderli, alle 18, ci saranno le trenette al pesto del Bar Fratelli Bisi, in via Colombo, e gli amici motociclisti di Café Racer di Genova. Prima, però, faranno un giro all’Acquario. E la sera saranno ospiti del Circolo Autorità Portuale.

Il viaggio, che finirà il 24 luglio da dove è partito, a Verona, è tutto documentato su Facebook, sulla pagina Route 21 Chromosome on the road che fa un po’ da diario di bordo. Ma non chiamatelo progetto, o volontariato, o missione di sensibilizzazione. “Non è quello il fine – racconta Giampiero, che nelle sue tante vite è stato per cinque anni sottoufficiale dell’esercito ed è anche un giocatore di football americano in serie A – piuttosto, l’obiettivo è regalare a questi ragazzi due settimane di vita da biker. Come tutti gli altri. Il fatto è che spesso vivono in ambienti troppo protetti, una realtà ovattata. Io volevo far sperimentare loro la vita di strada, con le regole di noi motociclisti e tutta la rete di amicizie che ci accoglie”. Giampiero lavora da 12 anni insieme ai ragazzi disabili, e ha appena fondato un’associazione a Verona che si chiama Diversamente.

“Il primo viaggio è stato due anni fa con Piero, disabile motorio, ex compagno di classe di mia sorella. Doveva essere un breve giro: abbiamo percorso quattromila chilometri in venti giorni. Lungo la strada ho incontrato tante famiglie di ragazzi disabili che mi ringraziavano con un’enfasi incredibile, come se avessi portato con me i loro famigliari! Questo mi ha spronato a organizzare qualcos’altro”. Così, inizia Route 21: i ragazzi che Giampiero porta con sé sono tre, fanno una settimana per volta e poi una seconda, raggiungendolo nella tappa prestabilita.

“La prima settimana sono partito con Simone, poi a Falconara è salito Massimiliano, fino a Avellino. Lì si è dato il cambio con Federico, fino a Roma”. Poi, di nuovo Simone. “Perché faccio tutto questo? Basta guardare la faccia di Simone quando è in moto. Diventa un’altra persona: inizia a ridere, a cantare. Un giorno eravamo in albergo, ho ricevuto una telefonata in cui mi dicevano che mia mamma aveva un problema di salute ed era stata ricoverata. Quando ho messo giù, Simone mi ha detto: posso venire a trovarla, quando starà bene? Aveva registrato tutto: la mia preoccupazione, la mia ansia. È come una spugna”. Il viaggio non segue sempre le tappe previste.

Qualche

volta capitano delle deviazioni. “Una ragazza disabile di Lecce mi ha contattato nei giorni scorsi: il suo grande desiderio era fare un giro in moto. Così, abbiamo allungato il percorso di 300 chilometri”, spiega Giampiero. “Se sono stanco? Sono distrutto! Anche perché questi giorni di viaggio sono le mie vacanze. Però, è così forte il risultato che passa tutto in secondo piano”. Resta solo la strada. E un’unica velocità

http://genova.repubblica.it/

Newsletter