“Generare futuro”: Messaggio della CEI per la 36° Giornata per la vita

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Per la “36° Giornata per la vita”, che si celebra il 2 febbraio 2014, il Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana ha scelto la tematica “ Generare futuro ” dove, riprendendo i dati statistici, la società è carente di “adeguate politiche familiari” tenendo presente gravata da una “ grande pressione fiscale e da una triste “ cultura diffidente verso la vita”.

Giornata-per-la-vita2Questi concetti dovrebbero richiamare la società ad adottare un modello di civiltà e cultura “ indispensabili per coltivare il valore della vita in tutte le sue fasi dal concepimento alla nascita “, sostenendo una autentica, come afferma Papa Francesco “ cultura dell’incontro” ” tra uomini e donne impegnati a superare la crisi demografica e con essa tutte quelle forme che toccano “ chi è ammalato, anziano, non autosufficiente con forme di ricorso mascherato all’eutanasia ed anche all’aborto “ 

 Una forza di vita “ per prosperare una comunità umana “ nella consapevolezza che “ un popolo che non si prende cura degli anziani, bambini e giovani non ha futuro perché maltratta la memoria e la promessa “ .

Un sollecito richiamo “alla persona fragile, bisognosa affidata alle cure ed alle mani provvide degli altri “, qualità che oggi agli Operatori Sanitari San Camillo de Lellis ripeterebbe quello che diceva ai suoi collaboratori “ più cuore in quelle mani, fratello, più cuore “.

 Quella solidarietà sociale, in breve, dovuta all’influsso di idee filosofiche e dottrine di uguaglianza e libertà, ma soprattutto a quella immensa “rivoluzione” storica che è stato il cristianesimo perché si diffonda nel mondo l’idea di fraternità universale di una comune appartenenza alla famiglia dei figli di Dio.

La Chiesa Cattolica ci ricorda spesso che la sofferenza umana può essere alleviata e non va lasciato solo chi è malato nel corpo e chi soffre, con la necessità di donare agli infermi una efficiente assistenza come chi, in breve, é :

  affetto da patologie dolorose, in specie in fase terminale, al quale vanno applicate tutte le cure possibili ;

 come l’anziano “dimenticato” dai parenti, trascorre i tempi della vecchiaia nella perfetta solitudine subendo una   maggiore sofferenza

 come la donna nella “ inattesa gravidanza” a volte “vede“ nell’aborto una efficace soluzione del proprio problema;

 come per attenuare i dolori della malattia e dell’agonia, alcuni vedono nell’eutanasia il “senso” più pratico ;

 come chi subisce l’abbandono delle cure o l’accanimento terapeutico quale malato terminale.

In questi nostri “strani tempi”, logiche di convenienza ci vorrebbero allontanare dal rispetto della vita, della sofferenza e dalla solidarietà per l’individuo, sia esso grave, soprattutto cronico, quale “moda” che ho chiamato “budget del ricoverato” che costituisce una significativa indicazione, drammatica ed inquietante, se vera, ( e questo ce lo devono chiarire le Istituzioni in risposta alla n/s Petizione n. 308 al Senato e n. 31 alla Camera dal 18 marzo 2013 ) che tende ad abbandonare al loro destino per lo più ammalati anziani, disabili o persone in fin di vita, dimettendoli anzi tempo dalle strutture ospedaliere per il superiore concetto del risparmio senza una adeguata protezione alternativa : budget del ricoverato ..

Se questa “forma” si allarga , lo ripetiamo da molto tempo, sarebbe un meccanismo incivile, vigliacco ed anticristiano, una eutanasia mascherata, “fuori” dall’ordinamento giuridico italiano, una omissione di soccorso.

Ma ragioni antropologiche ci portano ad incontrare e considerare anche coloro che portano nel loro corpo la sofferenza dell’anima, come alcuni definiscono di natura psichica : Petizione 2013

La vita è un dono del Creatore e va rispettata.!

 

E’ indubbio che da tempo in Italia, come abbiamo sempre detto, si registrano tentativi di legalizzare l’eutanasia, trascurando problemi di assistenza ai malati non solo di natura grave, ma cronici, spingendo la società ad essere selettiva sulla vita e sulla morte dei suoi membri attraverso una, anche se impropria, licenza di uccidere in contrasto con gli insegnamenti di Ippocrate, il Padre della medicina e quale “testamento alla sanità” , l’invito ad adottare il principio della protezione della salute, guarire le malattie, alleviare le sofferenze ..

Nella società violenta il rispetto dell’uomo, soprattutto debole ed indifeso, che inizia fin dalla sua fecondazione la sua meravigliosa avventura nel genere umano, oggi rischia sempre più di dissolversi nel proprio sfrenato egoismo, nel diverbio pressante, nel relativismo smodato, e ci dovrebbero far riflettere e sperare che di fronte ai duri temi della vita, come ci ricordano spesso il Santo Padre Francesco ed i Vescovi, occorre dare rispetto alla dignità della persona malata, mentre una cultura falsa e trasgressiva sta svuotando il vero significato del valore della vita.

Nessuno grida allo scandalo per l’indifferenza ed il disinteresse verso queste problematiche, nemmeno coloro che dicono di difendere la famiglia .

Solo vane parole innanzi a storie straordinarie di sofferenza nelle famiglie dove insistono handicappati psico-fisici, malati terminali, persone anziane, tutti alla ricerca affannosa di una soluzione al loro status sociale.

Le famiglie dignitose nel loro dolore, non scendono in piazza a gridare il loro disagio.!

Un segno di speranza per creare una unità d’intenti sui problemi delle impostazioni ideologiche o sociali, perché prevalga per tutti, soprattutto per i cattolici quel dire “ dobbiamo essere umili con umiltà reale, con nome e cognome” (Papa Francesco 14 giugno 2013 Chiesa Santa Marta ) e come sottolineano i Vescovi la vita “ non può essere soggetta all’arbitrio dell’uomo ancora oggi nascere non è una prospettiva sicura per chi ha ricevuto, con il concepimento, il dono della vita “( Messaggio dei Vescovi per la “XXXVI Giornata per la vita” ).

E con le parole del Beato Giovanni Paolo II° : “ Andiamo avanti con speranza !

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