Disturbi del linguaggio, filo diretto con i logopedisti

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Colpiscono il 7% dei bambini tra 2 e 6 anni. Un numero di telefono, una mail e un sito per genitori e insegnanti

logo--140x180MILANO – Colpiscono il 3% della popolazione, ma la percentuale sale nei bambini dai 2 ai 6 anni, con punte del 7%. Sono i disturbi specifici del linguaggio, cioè la difficoltà di acquisire e articolare le parole, a comprenderle e a esprimersi correttamente. Condizioni che tendono a “isolare” il bambino, con conseguenze sulle relazioni sociali e possibili disturbi emotivi e comportamentali, oltre alle difficoltà nell’imparare lettura e scrittura.

FILO DIRETTO – Ai disturbi del linguaggio sono dedicate le iniziative organizzate in occasione della Giornata Europea della Logopedia (6 marzo), dalla Federazione Logopedisti Italiani e dal Comitée Permanent de Liaison des Orthophonistes-Logopèdes de l’Union Europeénne. Dal 3 al 9 marzo è aperto un filo diretto con i logopedisti italiani, che si occupano di questi disturbi: basta chiamare il numero 049.8647936 o mandare una mail ainfo@fli.it per avere informazioni, consigli e il nome del logopedista più vicino a casa. Inoltre una pagina dedicata sulsito della Federazione dei Logopedisti offre utili informazioni, tra queste le regole per una buona comunicazione tra genitore e figlio.

TRE CATEGORIE – «I disturbi specifici del linguaggio non sono conseguenti a patologie neurologiche, né a danni dell’apparato articolatorio e non riguardano deficit intellettivi o situazioni di svantaggio socio-culturale – spiega Tiziana Rossetto, presidente della Federazione dei Logopedisti -. Le ultime ricerche confermano la loro origine neurobiologica e che vi è un’alta percentuale di familiarità, stimata al 70%. Sono riconducibili a tre categorie: disturbo specifico dell’articolazione, in cui il bambino pronuncia male o non è in grado di pronunciare alcuni suoni che dovrebbero già essere presenti alla sua età; disturbo del linguaggio espressivo, in cui costruisce in modo alterato le parole (“poto” al posto di “topo”) o le frasi (“bimbo mangia no” per “il bimbo non mangia”), pur comprendendo quello che gli viene detto; disturbo della comprensione del linguaggio, in cui il bambino fatica a elaborare sia le informazioni in entrata (difficoltà di comprensione) sia quelle in uscita (difficoltà di espressione)».

Redazione Salute Online

http://www.corriere.it

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