“Far parlare i muti”

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Dal Cilento a Napoli: Studio Mattina, conduttori su Canale 9: Claudia Mercurio e Francesco Mastandrea ospite in studio la logopedista Isabella D’Aiuto, con una sua piccola allieva, Alessia, portatrice di un doppio impianto cocleare. L’IC è attualmente un trattamento di elezione nei pazienti con sordità profonda.

claudiaLa dottoressa Isabella D’Aiuto ha inteso innanzi tutto chiarire come il deficit uditivo, comunemente definito ipoacusia, sia oggi una delle patologie più presenti nella società. L’indice di prevalenza varia con l’età, portandosi ad un 40% dei casi nei pazienti in età avanzata, mentre nei bambini si può annotare fino ad un minimo dello 0.2%. La patologia diviene d’interesse pediatrico per l’incidenza media di tre neonati su mille, con medie che giungono al 4-5% dei casi nei piccoli ricoverati in unità intensiva neonatale.

L’allieva di cui, tra gli altri casi, si è occupata (e tuttora si occupa), la logopedista è stata oggetto di attenzione in età già “avanzata”, poiché soltanto a sei anni è stata soggetta al trattamento (ad un solo orecchio, dapprima), con l’impianto cocleare. Alessia oggi ha sedici anni, una vita perfettamente normale, un carattere molto forte e deciso e l’atteggiamento verso il mondo positivo di una giovane donna che si avvia al proprio futuro con le certezze che senza l’ausilio dell’impianto e dell’aiuto logopedico non avrebbe certamente potuto avere.

Nel corso della trasmissione la dottoressa D’Aiuto ha descritto l’IC come un organo di senso artificiale, in grado di evocare le sensazioni acustiche carenti in caso di sordità profonda, stimolando elettricamente l’orecchio interno, by-passando i recettori cocleari non operanti e che, a causa di ciò, può essere definito una vera e propria “chiocciola artificiale”.

La logopedista ha chiarito quindi che non si tratta di quella che si potrebbe definire “una guarigione”, in quanto gli attuali trattamenti per la perdita dell’udito includono dispositivi meccanici, come ausili e protesi dell’udito, nessuno dei quali ripristina completamente la capacità di sentire. La D’Aiuto spera che in un futuro non troppo lontano si possa giungere alla rigenerazione delle cellule ciliate dell’orecchio interno, che offrirebbe la possibilità di ripristinare l’udito umano, in quanto il paziente, privato della protesi, resta completamente sordo.

L’IC è difatti una protesi elettronica, che viene inserita in via chirurgica nell’orecchio interno ed è in grado di stimolare elettricamente le fibre del nervo acustico, a cui si aggiungono componenti esterne, costituite dal microfono, da un elaboratore del linguaggio e da un’antenna trasmettitrice, per cui, privato da questi elementi esterni, il paziente torna nel silenzio. Un miracolo comunque per Alessia, naturalmente, passata dal silenzio assoluto alla percezione uditiva. In seguito all’impianto la piccola ha avuto necessità (ed ancora necessita), dell’ausilio di un logopedista che la ponga in grado di abituare il cervello alla distinzione della massa di suoni che all’improvviso l’hanno assalito. Distinguere, incanalare, ripetere, migliorando di settimana in settimana la capacità di esprimersi a parole, di crearsi un linguaggio “adulto”, laddove non si sia passati per gli stadi comuni ai bambini quali, ad esempio, la “lallazione”, non è cosa facile e nessuno può pensare che un bambino possa farlo da solo.

Nel corso dell’incontro televisivo la D’Aiuto ha chiarito che Alessia, verso i quattordici anni, ha subito un secondo intervento chirurgico per un impianto anche all’altro orecchio ed in conseguenza di ciò continua a migliorare, ma continua anche a lavorare per ottenere miglioramenti. Un report della FDA  informa che circa 188.000 pazienti nel mondo hanno usufruito dell’impianto cocleare. In Italia mediamente avvengono 700 interventi d’impianto cocleare tra bambini ed adulti. Stiamo parlando, chiarisce Isabella sorridendo (ed osservando la sua allieva attenta all’ascolto del dialogo tra lei e la intervistatrice Claudia Mercurio), della possibilità per le giovani menti di comunicare con il mondo, ascoltare la radio, ballare seguendo la musica, partecipare attivamente alla vita scolastica senza problemi, parlare al cellulare con gli amici e vivere in ogni caso nel modo più normale la propria esperienza di vita. La logopedista si dice fortemente contraria al fatto che tanti ragazzi siano lasciasi privi di questa possibilità e necessitino del linguaggio dei segni e di un interprete come, ha poi aggiunto, sarebbe stato per Alessia, se non avesse subito l’intervento.

Alessia, in risposta all’intervistatrice, ha chiarito che il suo animale preferito è una iguana che tratta come un animale domestico. Ha detto che lo tiene addosso e non le procura nessun fastidio, definendola “brava”. Ha poi salutato i genitori presenti in studio e precisato che le piace la musica, ma non tanto ballare. La descrizione che fa di lei (con l’affetto di una persona che ha seguito la sua piccola paziente oramai da dieci anni ed a cui Alessia racconta di sé le piccole grandi cose della sua adolescenza), la sua logopedista è quella di un temperamento “peperino”, molto forte e deciso nelle sue scelte, di pronta intelligenza e comunicatività. Aggiungiamo noi, che si tratta di una bella ragazza fornita di un sorriso speciale. Decisione comune dell’insegnante e dell’allieva è migliorare sempre di più, anche se il lavoro che la logopedista, che opera in un centro privato del salernitano, viene purtroppo relegato alle due ore settimanali che la sanità prevede per Alessia.

In corso di trasmissione la dottoressa D’Aiuto ha fornito notizie ad una madre del napoletano che chiedeva consigli sul proprio figlio, il quale, a due anni, dice poco di più della parola mamma. Certamente la presenza in trasmissione dal mese di settembre di una logopedista potrebbe rappresentare un solido aiuto perché le famiglie di bambini piccoli pongano una maggiore e migliorata attenzione verso il linguaggio dei loro figli giacché, come la D’Aiuto precisa: “occorre fare sì che i bambini crescano con la possibilità di comunicare con il mondo e non che vivano separati da questi da un muro di silenzio”.
Bianca Fasano

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