Per Andrea la sordità non è mai stata un limite. E ora diventa un’occasione

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La vita di Andrea avrebbe potuto essere diversa. La determinazione dei suoi genitori, però, gli ha offerto un cammino differente. Nel 2003 è arrivato da Torino insieme a mamma e papà per affidarsi alle cure del dottor Sandro Burdo che gli mise il suo primo impianto cocleare.

Bodio Lomnago

A 23 mesi, quindi, la storia di sordità di Andrea è cambiata, in modo definitivo dopo 5 anni con l’impianto del suo secondo apparecchio: « Io non ho problemi – racconta Andrea – riesco a parlare con gli altri e non ho mai imparato la LIS, la lingua dei segni. All’inizio qualche bambino mi prendeva in giro perché a volte non capivo, ma sono stati episodi che non hanno avuto un grosso impatto nella mia vita. Ora, magari, incontro qualcuno che si interessa al mio impianto cocleare, mi fa molte domande: io sono sempre contento di rispondere».

Andrea frequenta la classe terza dell’Ite Tosi: « Una scuola impegnativa ma dove, dopo i primi problemi di inserimento, sto andando abbastanza bene».

La sua vita prosegue senza intoppi tra scuola, amicizie e sport in particolare la pallavolo all’Insubria Volley di Mornago.

A un certo punto, però, la sua condizione di “ non udente” torna alla ribalta: « A gennaio si è costituita la nazionale volley per ragazzi sordi U21 per iniziativa della FSSI (Federazione Sport Sordi Italia) – racconta Andrea – Grazie a mio cugino, sono entrato in contatto con il figlio di Alessandra Campedelli, che allena la nazionale femminile sempre di non udenti. Così sono stato convocato dal direttore tecnico Marco Sabbatini che è stato più volte campione olimpico con la nazionale sordi di volley dagli anni ’80».

La convocazione apre un conflitto interno per Andrea: « Tornare a essere sordo, dopo una vita passata a sentire e, soprattutto, a lavorare per raggiungere i miei traguardi, non mi piaceva granché. Poi sono andato a quel raduno e ne sono ritornato entusiasta». Compagni di gioco, ambiente e allenatore lo fanno sentire a proprio agio: « Ho scoperto, inoltre ,che giocare senza  gli impianti mi dà più concentrazione, più attenzione e più sicurezza in me stesso».

Così Andrea entra con determinazione nel team: in questi giorni si sta allenando, con l’intera nazionale, nel campo di Mornago. La squadra è arrivata in provincia di Varese grazie alla determinazione di sua mamma Alessandra che ha coinvolto molte realtà economiche del territorio per dare quest’occasione ai 10 ragazzi. Si tratta dell’ultimo allenamento prima dell’avventura europea: dal prossimo 2 giugno la nazionale sarà impegnata a Palermo negli Europei : « Vestire questa maglia è una grande emozione. Io sono un tifoso della nazionale di volley e credo sia un privilegio poterla indossare».

Tra gli obiettivi ci sono anche le olimpiadi per i sordi: i “Deaflympics” che si svolgeranno a Dubai o Los Angeles tra quattro anni: « Io gioco centrale e spero nella convocazione. So che mi dovrò impegnare molto e migliorare. Ma quello è un mio sogno».

Dopo il grande successo ottenuto a due anni con il dottor Burdo, per Andrea si prospettano nuove emozioni

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