Cani esclusi da bar e ristoranti divieto severo, ma giustificato

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Buongiorno signora Bossi Fedrigotti, domenica mattina, accompagnata da mia madre e dal mio cane, mi sono recata in Triennale per chiedere alcune informazioni. Sono entrata da sola poiché sapevo già che i cani non possono accedere. Mia madre mi ha aspettata fuori immobile tra le porte a vetri con Zara seduta e al guinzaglio. Subito si è presentato un addetto che ha invitato mia madre a uscire. Nessuna polemica, ma trovo che l’atteggiamento sia stato esagerato.

cane che beve acqua-2

L’ingresso ai cani sarà vietato anche nel nuovo ristorante con vista sul Parco Sempione che sarà fruibile anche per chi non vuole visitare il museo.

Mi chiedo come mai Triennale, in vista di Expo, non faccia accedere i cani nel nuovo ristorante e nel bar, magari trovando un’area riservata per non dare disturbo, in una città dove ormai i quattrozampe possono accedere in qualsiasi locale pubblico con dovuti accorgimenti da parte dei loro custodi: da Eataly i cani di piccola taglia possono entrare, così come all’Hangar Bicocca o al bar del Piccolo Teatro di via Ravello, al ristorante o al bar della Triennale, che dispongono di spazi all’aperto, invece no. Comprendo che visitare una mostra col cane al seguito sia impegnativo, ma almeno l’accesso alla caffetteria o al ristorante dei musei dovrebbe essere consentita: per chi ha il cane già si devono fare i turni di visita, almeno che il dopo mostra possa essere vissuto col proprio pet.

All’estero, in questo, sono molto più progrediti di noi. Per Milano, capitale mondiale per un semestre, trovo che il divieto di accesso ai cani in alcune strutture sia molto limitante e miope.
Simona Borgatti
So bene che mi attirerò le proteste dei padroni di cani di tutta la città i quali, come minimo, mi accuseranno di detestare gli animali: il che, glielo posso assicurare, gentilissima signora Borgatti, non corrisponde affatto al vero. All’estero, lei dice, sono molto più avanti di noi e non dubito che sia così, tuttavia, a rischio di apparirle passatista, mi domando se è sempre categoricamente necessario essere «avanti» in tutto. Non trovo, insomma, così fuori luogo che in un bar e in un ristorante, sia pure all’aperto, i cani non siano ammessi.

La prego davvero di non volermene, ma non le è mai capitato che due animali cominciassero a litigare tra i tavoli aggredendosi e abbaiando? Oppure che un padrone dicesse dolcemente alla sua bestiola intenta a infastidire un commensale poco lontano: «Quante volte ti devo ripetere di lasciare in pace il signore?». A me sì, e non una volta soltanto. E, come quasi sempre, il difetto sta ovviamente dalla parte del manico, in chi, cioè, è responsabile del cane e dei suoi comportamenti.

ibossi@corriere.it

http://milano.corriere.it

 

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