I segnali degli animali

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Come avvicinarci nel modo corretto? L’importanza del volume, del timbro e del tono della nostra voce

Gli animali, prima di reagire con i propri simili o con gli uomini, comunicano con segnali comportamentali il loro stato emotivo e le loro intenzioni. A tali espressioni, e spesso inviti, ci si aspetta una risposta dal consimile o da noi uomini. Come riconoscere tali segnali? Come rispondere in modo adeguato?

di Letizia D’Avino

1424685222I cani comunicano tra loro e con noi mediante segnali olfattivi e posturali. Quest’ultimi sono alla base della comunicazione di ansia, disagio, paura o anche di intenzioni pacifiche: segnali di calma o di pacificazione (Turid Rugaas).

La conoscenza di tali segnali non solo ci permette di comprendere lo stato emotivo dell’animale, ma ci consente anche di utilizzarli per rispondere nella maniera giusta ad un determinato segnale del cane e quindi di migliorare il nostro rapporto con lui, predisponendoci a comprendere le intenzioni di un animale ed eventualmente calmarlo e renderlo più disponibile nei nostri confronti evitando, così, scontri inutili.

È un po’ come si fa quando ci si rapporta a persone sordomute. Se non impariamo il loro linguaggio la comunicazione è deficitaria, limitata, e spesso possiamo addirittura incorrere in errori di interpretazione. Dall’altro lato la nostra comunicazione verbale non ha alcun significato per gli animali, ma i volumi, i timbri ed i toni della nostra voce sono molto importanti e così è anche per il linguaggio del nostro corpo.

Ad esempio, avvicinarsi di lato, facendo una curva, muovendosi lentamente, e magari immobilizzandosi, sedendosi o sdraiandosi sono segni di pacificazione che stanno ad indicarci che il cane non vuole sfidarci e non vuole provocarci.

Soffermiamoci a pensare alle volte in cui portando al guinzaglio il nostro cane ci avviciniamo in modo diretto ad un altro animale o impediamo che il nostro amico a quattro zampe percorra la sua curva per avvicinarsi al suo consimile perché pretendiamo che mantenga il passo e quindi non si allontani dal nostro fianco. Il messaggio che involontariamente noi ed il nostro cane inviamo potrebbe non essere interpretato come pacifico e scatenare un comportamento aggressivo nel cane a cui stiamo andando incontro.

E che dire dell’incedere lento del cane quando lo rimproveriamo o semplicemente lo richiamiamo? Noi ci indispettiamo o addirittura ci esasperiamo e continuiamo ad alzare la voce nella speranza di essere ubbiditi con celerità e puntualità ma il cane rallenterà ancora di più. Da un lato il cane rafforza i suoi segnali di calma nel tentativo di pacificarci, noi dall’altro non comprendiamo perché il nostro cane ci mette tanto tempo per eseguire un comando semplice e ci innervosiamo.

Ed il tutto è solo frutto di una grande incomprensione tra linguaggi chiaramente espressi ma non altrettanto chiaramente compresi prima dall’uomo e poi anche dall’animale. E se l’uomo, sia esso padrone o estraneo, continua, nella sua incomprensione, a sfidare il cane, non sono escluse reazioni aggressive da parte di quest’ultimo.

Non è pensabile, dunque, un rapporto cane-uomo che prescinda da una chiara comunicazione tra le due parti. Ed osservare quanto e come i cani e l’uomo comunicano tra loro può essere solo d’aiuto per renderci più consapevoli e più capaci di decodificare i segnali animali, da una parte, e di esprime le opportune risposte dall’altra. Imitare un animale, infatti, in quelli che sono i segnali di calma o pacificazione (l’avvicinarsi non frontale, l’ammiccare, lo sbadiglio, guardare e distogliere lo sguardo di continuo, muoversi lentamente) può solo contribuire ad abbassare i livelli di apprensione e di stress della controparte e rendere più sicuro il nostro approccio al cane.

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