Il vulcano più piccolo del mondo è in Emilia Romagna

L'incanto del fuoco eterno sul Monte Busca, a metà tra i Comuni della montagna forlivese: come arrivare

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Forlì, 10 agosto 2021 – Nelle notti estive, specialmente quelle agostane e vicine a San Lorenzo, non c’è luogo migliore per osservare le stelle cadenti che salire sul Monte Busca, a circa metà strada fra i comuni della montagna forlivese di Tredozio e Portico e San Benedetto.

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di Quinto Cappelli

Qui un’attrattiva romantica, cioè il vulcano più piccolo d’Italia, richiama centinaia di curiosi e amanti della natura. I due comuni, Tredozio e Portico, si contendono il vulcano, ma gli amanti di questa bellezza naturale ritengono che sia patrimonio dell’umanità, ancor prima che l’abbia dichiarato ufficialmente l’Uneseco. Nelle notti estive il perimetro attorno al vulcanello è occupato da decine e decine di persone, in particolare giovani, attratti dal fuoco perenne che fuoriesce dal terreno in cima ad un cucuzzolo, circondato da campi, a 50 metri dalla strada provinciale del Monte Busca, geograficamente in comune di Tredozio, ma con sorgenti captative nel sottostante bosco in comune di Portico.

Dante, che trascorse parte del suo primo esilio in queste zone ai confini con la Toscana (allora territorio dei castelli dei conti Guidi, signori della vicina Modigliana), lo avrà visto? Del resto dalle falde del monte scorre un ruscello che si chiama Rio Inferno, che sfocia nel fiume Montone, dal poeta cantato nel XVI canto dell’Inferno col nome di “Acquacheta suso, avante che si divalli giù nel basso letto e a Forlì di quel nome è vacante”.

Sta di fatto che attorno al vulcano sostano curiosi giorno e notte: di giorno famiglie con bambini, di notte in genere giovani con chitarra. Raccontano alcuni giovani romagnoli: “Siamo saliti da un paese del forlivese, insieme a nostri amici di Roma, per assistere a questo spettacolo magico della natura, che lascia tutti senza parole“. Mentre altri gruppi si sono fermati a distanza, armati di chitarra, diverse famiglie con bambini stendono le coperte sull’erba del campo, pronti per il pic nic.

Ma da dove arriva il gas metano che spunta dalla terra? La storia è un po’ meno romantica della fantasia. Le prime notizie documentate sul vulcano risalgono al Settecento, quando l’abate generale di Camaldoli di allora, che insegnava fisica all’università di Pisa, venne sul posto, studiò le “fuoriuscite di materiale bituminoso” e scrisse un resoconto: ‘I Fuochi di Querciolano’, dal nome della parrocchia in cui si trovavano i fuochi (comune di Portico). Quando nel 1935 l’Italia subì le sanzioni, l’Agip su ordine di Benito Mussolini fece dei sondaggi per l’estrazione del gas, iniziando le captazioni, tanto che l’impianto fu inaugurato dal Duce il 20 giugno 1939, con grandi speranze di autarchia energetica. Ma nell’estate-autunno 1944 gli Alleati bombardarono il gasdotto che si trovava sulla Linea Gotica e il gas fuoriuscì in un campo, formando il vulcano più piccolo d’Italia.

Ma la scienza non ha sconfitto la fantasia affascinata dal fuoco che “per magia” fuoriesce dalla terra nelle notti estive là sulla montagna solitaria ai confini fra Romagna e Toscana, col monte Falterona che, disteso in cima all’Appennino a forma di mummia egizia, osserva da lontano, mentre nelle giornate limpide e serene l’occhio del visitatore puntato verso la pianura e l’Adriatico può intravedere il mare, il grattacielo di Cesenatico e le tre rocche di San Marino.

 

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