Pescara, la storia dell’avvocato-disabile: “Ho scavalcato tutte le barriere”

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Ha 38 anni e lavora per diventare avvocato “contro le ingiustizie”: «A chi si trova nelle mie condizioni dico: non mollate mai»

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di Cinzia Cordesco

Massimiliano Ialacci, avvocato praticante affetto da disabilità motoria
Massimiliano Ialacci, avvocato praticante affetto da disabilità motoria

PESCARA. «Sono un avvocato praticante affetto da disabilità motorie, ma per me le barriere non esistono a livello professionale. E a chi si trova nelle mie stesse condizioni dico: non mollate mai se volete raggiungere i vostri obiettivi. Esprimo solidarietà e comprensione alla collega di Castel di Sangro a cui inizialmente era stato negato il diritto alla pratica legale».

La lezione di vita di Massimiliano Ialacci, 38 anni, pescarese, futuro legale col sogno della dirigenza sportiva, disabile dalla nascita, una intera esistenza in carrozzella, è che spesso le barriere sono quelle mentali. Superate le quali, tutto può trovare una risoluzione.

Come accaduto, appunto, ad Alessandra Fisco, giovane laureata in giurisprudenza e affetta da disabilità fisica, che nei giorni scorsi aveva lanciato un appello sul Centro per cercare una soluzione di praticantato, poi arrivata dall’Avvocatura distrettuale dell’Aquila.

Malgrado gli impedimenti fisici, Massimiliano Ialacci ha quasi raggiunto tutti i traguardi che si era imposto «da bambino», ha raccontato, «quando ho iniziato a sognare di diventare avvocato per capire come aiutare le persone svantaggiate».

Un seme che germogliava dentro e che sta per diventare una pianta forte e rigogliosa: «Faccio regolarmente pratica in uno studio legale della città dal maggio 2015, frequento la scuola forense al tribunale di Pescara, ho impiegato neppure due mesi per trovare lavoro post laurea. Non ho avuto difficoltà a reperire lo studio dove svolgere la pratica grazie all’intervento del consiglio dell’Ordine degli avvocati e quotidianamente usufruisco della cortese disponibilità e comprensione dei colleghi di studio, dei magistrati, degli ufficiali giudiziari e del personale di cancelleria, ovunque sono stato negli uffici giudiziari d’Abruzzo».

Tutto perfetto dunque? Non proprio. Perché su qualche barriera è inciampato anche lui, il futuro avvocato con la passione per la Pescara calcio e lo sport in generale, tanto da avere l’ambizione di diventare dirigente sportivo, financo procuratore. Ha infatti all’attivo anche un master in Diritto sportivo, (tesina sul nuovo codice antidoping 2015, tirocinio con la Poggio Renato Curi Angolana) organizzato dalla Facoltà di Scienze della comunicazione con il sostegno del professor Giuseppe Sorgi e conseguito il 14 luglio scorso con borsa di studio da 10 mila euro.

I primi incidenti di percorso a sei mesi dal diploma al Manthonè, istituto che lascia all’improvviso per diplomarsi al Mecenate nel 1999: «Al Manthonè volevano darmi solo un attestato di frequenza, ma non mi bastava per accedere alla facoltà di Giurisprudenza dell’ateneo di Teramo dove ho conseguito la laurea il 20 marzo 2015, voto 83 su 110, con una tesi discussa con il professor Piero Santulli sulla correlazione tra giustizia sportiva e giustizia statale».

Poi, le barriere che si trova in casa e per le quali conduce la sua prima battaglia professionale: «Io ho una abitazione a Pescara, in via Lucania, a due passi dall’ufficio, dove però non posso vivere a causa delle barriere architettoniche», spiega il giovane aderente all’associazione Carrozzine Determinate di Claudio Ferrante.

«L’edificio non è a norma e ho già fatto una denuncia penale e amministrativa, ma nel frattempo sono costretto a vivere nell’altra casa di famiglia a Montesilvano».

Non guida l’automobile, viene accompagnato da un amico, ma nella quotidianità lo irrita «l’ingiustizia di vedere i parcheggi dei disabili occupati dai non autorizzati». E anche se «spesso le nostre difficoltà sono accresciute dal pregiudizio e dalla scarsa disponibilità altrui», la storia di Ialacci ha il lieto fine che è nel contempo un bell’inizio: «Tra due anni sarò avvocato e aiuterò chi ha avrà bisogno di me».

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