Valeria Graci: «Ho rischiato di diventare sorda a 30 anni!»

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L’intervista da Gigi Marzullo, seduta accanto a lui, in cui gli chiedevo di continuo: scusi, può alzare la voce che non la sento? È questo il ricordo più emblematico del problema di udito che mi ha colpita pochi mesi dopo l’arrivo di mio figlio Pierluigi, nato il 17 gennaio 2011. Ma andiamo con ordine.

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Ho sempre goduto di ottima salute, anche durante la gravidanza. Che periodo sereno! Mi sentivo allegra, forte e… decisamente affamata. La verità? In quei magici nove mesi mi sono viziata assecondando qualunque peccato di gola, con un conseguente passaggio da una taglia 40 a una 46 e un incremento di peso di ben 25 chili. Sapevo già, però, che dopo il parto sarei dovuta tornare in forma rapidamente: nei mesi successivi mi aspettavano Zelig e la commedia Vacanze di Natale a Cortina. Così, dopo due settimane di allattamento al seno, mi sono messa a dieta e ho ripreso ad allenarmi in palestra. Con risultati eccezionali, a dire il vero. Qualche volta mi chiedevo se fosse normale una ripresa del genere: in poco più di un mese avevo salutato la bellezza di quasi dieci chili. Inoltre, se da un lato ero galvanizzata dalla facilità con cui perdevo peso, dall’altro soffrivo spesso di mal di testa, di sonnolenza e di stanchezza. Ma non ci badavo… Imputavo i disturbi alle poche ore di sonno concessemi dal pargolo.

Un deficit acustico di 80 decibel È stata mia madre, preoccupatissima, a convincermi ad andare dal medico per dei controlli. E ha fatto bene: dagli esami mi diagnosticarono una forma importante di ipertiroidismo. Nonostante il medico, oltre alla terapia a base di farmaci tireostatici, mi avesse suggerito di evitare il mare quell’estate, in realtà un po’ per superficialità, un po’ per stare vicino a mio marito Simon impegnato in Grecia sul set di Immaturi, non seguii il suo consiglio. Che errore! I guai seri arrivarono in autunno: in preda a un nervosismo anomalo e a continui sbalzi d’umore, all’improvviso anche la vista iniziò a traballare e per la prima volta dovetti indossare gli occhiali. Come se non bastasse, nel giro di breve tempo sono cominciati pure i problemi di udito. Ogni giorno mi trovavo ad alzare audio del cellulare e volume del televisore, finché ho avuto difficoltà persino a capire che cosa mi dicessero durante i provini. Eppure, nonostante tutto, non mi preoccupavo e continuavo a lavorare come una matta. Ancora una volta è stata mia madre a convincermi a consultare uno specialista in otorinolaringoiatria, il dottor Vittorio Saginario, che diagnosticò un’otosclerosi bilaterale. L’orecchio destro, in particolare, era grave, a rischio sordità totale. I valori? Un deficit acustico di 80 decibel, mentre la norma si aggira sui 20-30 decibel! L’otorino mi spiegò che la causa della malattia è sconosciuta, ma che studi scientifici ne hanno provato il carattere ereditario. Infatti anche mio nonno paterno aveva avuto lo stesso problema, ma più in là negli anni. L’ipertiroidismo forse in me ne aveva accelerato la comparsa. Il suo consiglio? Operare entrambe le orecchie e introdurre una protesi.

Felice con le protesi Rimandai l’intervento fino all’ultimo, perché ero terrorizzata. E quando arrivò il momento, l’8 marzo 2012, ci volle tutto il mio coraggio per affrontare l’operazione all’orecchio destro, ma del resto non avevo alternativa. Dell’intervento in sala operatoria non ricordo nulla, perché ero sotto anestesia totale, ma il periodo di recupero non è stato facile: ci ho messo un mese e mezzo prima di riprendere l’agognata vita di prima. Vertigini, mancanza d’equilibrio e ipersensibilità uditiva: ecco i principali disturbi. Inoltre, i medici mi raccomandarono di evitare per sei mesi viaggi in aereo e in treno ad alta velocità perché lo sbalzo di pressione avrebbe potuto danneggiare la protesi. Per lo stesso motivo, se rimanessi di nuovo incinta, dovrei partorire con il cesareo. Dopo un anno affrontai il secondo intervento, durante il quale mi venne inserita una protesi nell’orecchio sinistro. Questa volta però sono guarita quasi subito, per fortuna. Non solo l’orecchio era meno compromesso, ma probabilmente io stessa ero più preparata ad affrontare il post-operazione. Fisicamente ora è tutto superato, a parte il ronzio e il prurito quasi inevitabili quando prendo un aereo o un treno ad alta velocità, ma sono tornata a ridere e a far ridere nonostante le protesi. Dalla mia esperienza ho imparato che la prevenzione è essenziale e che dobbiamo ascoltare e rispettare il nostro corpo. Il che significa anche informarsi sulle malattie dei nostri familiari.

Valeria Graci

Testimonianza raccolta da Nicole Cavazzuti per OK Salute e benessere settembre 2015

https://www.ok-salute.it

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