Contratti telefonici falsi: in tre a processo. Ma la perizia sulle firme li scagiona

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telefonicaUna serie di ‘raggiri’ telefonici messi in atto alcuni anni fa in città e di cui erano state vittime una ventina di utenti. Tre persone erano finite a giudizio, ma il processo è terminato ieri mattina in tribunale con una sentenza di assoluzione. I fatti risalgono addirittura al 2008.

 

Venti cittadini si erano visti arrivare a casa da un giorno all’altro una bolletta di un noto operatore nazionale di telefonia, con il quale però – hanno sempre sostenuto – non avevano firmato alcun contratto. Addirittura, tra le vittime del presunto raggiro c’era anche una cittadina che non utilizza il telefono essendo sordomuta. Fatto sta che, appena accortisi delle strane fatture che erano state recapitate, gli utenti si sono rivolti alla compagnia telefonica in questione e al tempo stesso hanno segnalato l’anomalia all’autorità giudiziaria. Sono quindi scattate le prime verifiche.

I contratti. Fin da subito ci si rese conto che il tentativo di raggiro non era stato messo in atto dall’operatore, ma evidentemente da altre persone, probabilmente agenti di vendita o comunque da alcuni intermediari, che in questo modo speravano di guadagnare soldi con la provvigione alla quale si ha diritto per ogni contratto siglato da un nuovo cliente. I documenti che attestavano la sottoscrizione del servizio di telefonia con una nuova azienda sono stati però ritenuti in fase di indagine falsi o comunque corredati di firme non autentiche. I nominativi erano probabilmente stati presi a caso, oppure si trattava di persone che erano inizialmente state contattate ma poi avevano rifiutato di sottoscrivere un abbonamento con una nuova compagnia.

Nel mirino degli investigatori sono in un primo momento finite sette persone. Nel corso delle indagini, però, la posizione di alcune di esse è stata stralciata, e così sono arrivate al processo soltanto tre di loro: due ascolani, difesi dagli avvocati Sergio Liberati e Fabio Luzi, e un residente a Benevento. Dalla perizia effettuata successivamente sui contratti, però, non è stato possibile dimostrare che le firme erano state falsificate o comunque che il tentativo di contraffazione fosse stato messo in atto dagli imputati. Il giudice Barbara Pomponi, accogliendo la richiesta del pubblico ministero, ha perciò assolto i tre imputati per non aver commesso il fatto.

d.c.

http://www.ilrestodelcarlino.it

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