Bambole disabili: campagna social dall’idea di tre mamme

1
1.548 Numero visite

“Un giocattolo come me” (Toy Like Me) è il nome di una campagna diventata virale in rete e sui social che vede coinvolte le famiglie di bambini disabili che vogliono giocattoli con cui i piccoli possano relazionarsi meglio: bambole e giochi simili a loro.

Trilli con l’apparecchio acustico (foto Facebook)
Trilli con l’apparecchio acustico (foto Facebook)
La prima è stata Trilli con l’apparecchio acustico

L’idea è nata da tre mamme britanniche: Melissa Mostyn una giornalista non udente, che ha una figlia in sedia a rotelle, Rebecca Atkinson giornalista non udente e ipovedente e Karen Newell consulente esperta in giocattoli che ha un figlio non vedente. In pratica, le prime bambole le hanno fatte da sole, poi hanno creato un gruppo Facebook che invitava i genitori di figli disabili a postare idee per giochi e giocattoli e soprattutto le case produttrici di giochi a creare personaggi con diverse disabilità fisiche. La prima è stata la bambola di Trilli con l’apparecchio acustico. La sua foto ha fatto il giro del web e subito sono arrivati contributi di 50mila persone interessate. Ora la campagna delle mamme prosegue, con richiami alle tradizionali case produttrici e petizioni su Change.org.

I giocattoli ora realizzati su misura con stampante 3D

Guarda le foto

«Quando ero piccola, non ho mai visto una bambola come me», racconta Rebecca Atkinson. «Avevo due apparecchi acustici. Nel mondo reale c’erano persone come me. Nel mondo delle bambole, era come se io non esistessi. Cosa diciamo ai sordi e ai bambini disabili? Che non ne vale la pena? Che sono invisibili nella società?».
Meno di una settimana dopo, la casa produttrice di giocattoli britannica MakieLab ha contattato le tre mamme.
MakieLab crea i suoi giocattoli tramite una stampante 3D, quindi sono stati in grado di rispondere alla domanda quasi istantaneamente.  «Possiamo rispondere a un bisogno che non è soddisfatto dalle aziende di giocattoli tradizionali. E’ fantastico. Speriamo di far felici alcuni bambini e i loro genitori!», dice Matthew Wiggins del MakieLab.

http://www.corriere.it

Newsletter

1 commento