Momen Faiz, il fotografo disabile che racconta la Palestina al mondo

0
1.089 Numero visite

“Sono nato a Shejaiya, nella Striscia, 27 anni fa. Mio padre è morto quando avevo 7 giorni, non ero che un neonato, così mia madre mi ha fatto da mamma e da papà. Ho 2 sorelle e 5 fratelli, io sono il più piccolo. Lei mi ha spinto a studiare, era fissata con l’educazione. E mentre io diventavo grande, cresceva anche l’amore per il mio Stato, la Palestina. all’università mi sono iscritto alla facoltà di Giornalismo e Media, ma l’incidente mi ha impedito di finire gli studi”. Questa è la storia di Momen Faiz, giovane fotografo palestinese, rimasto ferito nella guerra con Israele tra 2008 e 2009: “Ero in servizio, stavo fotografando la frontiera chiusa che impediva l’ingresso degli abiti e di tutto il necessario perché anche Gaza potesse festeggiare la Id al-adha, la festa islamica del sacrificio. Indossavo un cappello e una giacca con scritto ‘stampa’. Un aereo israeliano in ricognizione mi scelse come bersaglio e mi colpì. Due piedi amputati e un futuro in sedia a ruote”.

499495
Momen Faiz

 

La prima macchina fotografica a scuola, a 16 anni; la fotografia come lavoro a 19. Oggi lavora come freelance per un’agenzia fotografica italiana. “Le fotografie che preferisco scattare sono quelle ai bambini: mi piace fermare le loro espressioni di gioia, le loro risate. Ma i miei soggetti sono anche gli uccelli, il mare. La natura”. Nel 2013 partecipa a “Striplife – a Day in Gaza”, un film di Luca Scaffidi, Valeria Testagrossa, Andrea Zambelli, Alberto Mussolini, Nicola Grignani, nel ruolo di se stesso. “Dopo l’incidente la mia vita è cambiata completamente. Ho sposato mia moglie, che mi ha spronato a continuare con il lavoro, facendo leva sulla mia forza di volontà”.

Così, Faiz torna sui campi di battaglia a fare ciò che ama: “Continuo a scattare nei teatri di guerra per documentare gli atroci crimini e i massacri compiuti. Ci metto tutta la forza che ho, ritraggo tutto ciò che vedo, dalla mattina alla sera”. Racconta di come oggi la situazione nella Striscia sia tragica, dal punto di vista umanitario ed economico. Distruzione ovunque, blocchi che impediscono l’ingresso ai materiali per la ricostruzione di case, scuole e ospedali: “Mi strazia il cuore vedere Gaza così. Ma noi continueremo a fare del nostro meglio per renderla ancora più bella di prima. E continueremo a insistere nel nostro messaggio, di pace amore come vuole l’Islam, religione che nulla ha a che fare con il terrorismo dello Stato islamico”. Il suo sogno, adesso, è visitare il mondo: “Porterò con me le foto che ho scattato in Palestina, per fare vedere a tutti com’è bello il mio Paese”. (Ambra Notari)

Redattore Sociale

http://www.redattoresociale.it

Newsletter