Nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne parliamo anche di coraggio

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violenza-donne-300x193Elisa ha i capelli rossi, sempre scomposti, il viso minuto e fiero, un sorriso immediato e sincero. Ha una capacità innata di decifrare le persone e gli eventi, ragiona in bianco e nero, diffida degli incontri occasionali per paura, ma se rientri nei parametri delle persone positive e corrispondi al suo istinto e alla sua sensibilità, sa essere generosa ed estremamente disponibile. Elisa, oggi, è audiolesa e claudicante. A vent’anni era bella, ballava con passione il tango, credeva nei sogni e nella vita. Ha scambiato uno spacciatore di droga per un principe azzurro e l’ha sposato, dopo tante promesse di cambiare vita in nome di un amore che sembrava immortale

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Elisa è audiolesa

Ma era un marito padrone, un uomo manesco e vigliacco e, quando il vino peggiorava i suoi istinti, Elisa bruciava di dolore nel corpo e nell’anima. Oggi, ripeto, per quelle violenze Elisa è audiolesa e claudicante. Racconta le infinite ribellioni, gli innumerevoli tentativi di fuga, la presa di coscienza che, costi quel che costi, quell’inferno doveva finire. E poi, le difficoltà per uscire da quella casa, sorvegliata a vista dagli amici del marito, tutti con il permesso di picchiarla, qualora avesse tentato la fuga. Ma con l’astuzia, dopo giorni di malattia, ottiene di poter andare da un medico e va direttamente alla polizia a denunciare la situazione, ben sapendo che le minacce, le ritorsioni e le violenze verbali non avrebbero avuto fine.

Davanti al giudice, durante il tentativo di conciliazione nella discussione della separazione, grida con tutto l’orrore e il disprezzo di cui è capace “Non voglio i suoi soldi sporchi e non voglio più vedere quell’animale”. Un atto di grande coraggio, se si considera il contesto criminale e senza scrupoli del marito.

In Italia la violenza fisica e psicologica sulle donne è una vera emergenza sociale che costa allo Stato 12,7 miliardi all’anno. Un’indagine ha, infatti, quantificato i costi dei servizi sociali, delle forze dell’ordine, degli psicologi, dei magistrati che si occupano del problema, quando ormai è troppo tardi. Ma non è quantificabile la sofferenza, il disorientamento psichico, la fatica nel riconquistare fiducia di chi è vittima della violenza

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