Terremoto dell’Aquila, 5 anni dopo la difficile vita nei quartieri provvisori

0
1.098 Numero visite

L’AQUILA – Stessi gesti, stesse parole. Nella tenda Amica del progetto Case di Bazzano, i quartieri temporanei realizzati nell’immediato post sisma, è come se le persone fossero rimaste sospese fra cielo e terra nel luogo di aggregazione – qui purtroppo anche i centri sociali sono provvisori – dove il tempo non passa mai.

di Antonella Calcagni

20140403_c5_bazzano1.jpg.pagespeed.ce.r-xNzbzLwZ

In quel luogo che è tutto e niente si continua a giocare a carte, a ping pong; di domenica viene celebrata anche la messa, mentre le pensionate in cerchio, sedute sui loro sgabellini a rubare raggi di sole, sognano di tornare nella loro casa di mattoni e cemento.

Se la prendono con tutti: da Berlusconi al sindaco Cialente, per arrivare alla vicina di casa che invade con le proprie lenzuola il balcone di casa. Questa è la vita delle new town dove la vita post sisma scorre in maniera più lenta rispetto agli altri pezzi di città, dove la gente si conosce poco in nome di una temporaneità e di una precarietà che purtroppo durano da cinque lunghi anni.

I MULINELLI DI CARTACCE
Luciana Tomei gestisce la tenda Amica grazie al volontariato ed è infuriata perché si sente abbandonata da tutti. «Qui è uno schifo – dice – è pieno di cani e di erbacce che vengono rimosse solo durante le campagne elettorali. Abitavo nel quartiere del Torrione, ma la cosa più triste è che ora non riconosco più né il mio quartiere, né la mia città». Elisa Aquilio descrive i mulinelli di cartacce che volano spinti dal vento, l’assenza di un bar, di semplici servizi e poi se la prende con gli inquilini del weekend; o con quegli assegnatari che trascorrono l’estate nella casa in paese e l’inverno nell’alloggio del progetto Case. «Forse la mia casa in via Fortebraccio, in centro storico la rivedrò fra venti anni, o mai più» dice l’anziana. Di anziani sul ciglio scivoloso della solitudine ce ne sono tanti nel Case di Bazzano: «Hanno bisogno di aiuto – spiega Elisa – muoiono di fame, sono stati abbandonati e noi cerchiamo di dar loro una mano».

CANONI E BOLLETTE DA PAGARE
Non poteva mancare l’ira funesta degli assegnatari contro la decisione del Comune dell’Aquila di far pagare canoni e bollette. Dante Rossi gioca a carte e quasi ci invita a fare una partita: «Ho la moglie disabile – dice – mi basterebbe una stanzetta in più per avere una persona in casa che mi aiuti con lei». Le Case, dunque, temporanee e anche malconce: «I pavimenti si stanno sollevando dappertutto – aggiunge Dante – ma nessuno fa niente. La manutenzione è inesistente». Inesistenti, si diceva, anche i rapporti di buon vicinato: «Non ci conosciamo l’uno l’altro». spiega Fabrizio Di Marco. Anche la nuova generazione del progetto Case la pensa allo stesso modo. «Qui restiamo solo a dormire a mangiare – spiegano Luca e Nicola, 18 anni – la nostra vita si svolge altrove. È impossibile trascorrere qui il nostro tempo libero».

«ALLOGGI VUOTI DAPPERTUTTO»
Bisogna farsi coraggio per suonare qualche campanello in una piastra qualunque: con i primi tre appartamenti non abbiamo fortuna, solo silenzio, poi ci apre Andrea Romano, spiegandoci che è tutto in abbandono e che ci sono appartamenti vuoti dappertutto. «Alcuni sono stati riparati da sei mesi, ma sono ancora vuoti», aggiunge sull’uscio della porta. «Grazie all’incompetenza dell’amministrazione non sappiamo ancora quale sia il consumo reale delle nostre bollette. È assurdo che ciò accada dopo cinque anni».

http://www.gazzettino.it/

Newsletter