Un movimento dal basso per la rivincita dei piccoli

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Non saremo più tappetti, nanetti, nani, ma portatori di non altezza

sb10065007c-001-U1020756602038IyG-U1020756602401ARC-473x530@LaStampa-NAZIONALE-kJHB-U1020756602401ARC-330x185@LaStampa.itDopo che i governi nazionali si sono dotati di leggi contro la discriminazione sessuale, dopo che l’Uefa ha indicato multe e sanzioni contro il dilagare dei cori razzisti rivolti a giocatori di colore o a squadre del Sud, a nome di una categoria dimenticata, irrisa, discriminata, eppure spina dorsale del Paese, io dico: basta, la misura è colma! È ora di finirla con tutto il razzismo e la discriminazione nei nostri confronti. Sto parlando di una categoria sociale maltrattata, vilipesa e umiliata: i piccoli.

Sto parlando a nome di una categoria sociale che rappresenta un quinto di tutti gli italiani adulti: ricordiamoci che nel 2013, nonostante l’alimentazione zeppa di ormoni, nonostante le manipolazioni genetiche, nonostante gli incroci razziali, almeno cinque milioni di italiani non superano il metro e sessanta.

Mi costa denunciare questa odiosa sperequazione, ma esiste anche discriminazione là dove si vuole eliminare la discriminazione.

C’è qualche categoria, genere, lobby che evidentemente è tenuta in considerazione più delle altre. Noi piccoli non chiediamo trattamenti di favore, vogliamo essere trattati con la stessa attenzione e dignità di un qualsiasi altro handicappato. A tutti gli altri handicappati avete perfino cambiato il nome: quelli in carrozzina li avete chiamati disabili, i ciechi li chiamate non vedenti, i sordi non udenti, i cretini diversamente intelligenti, i politici diversamente onesti, gli spazzini operatori ecologici, i diabetici persone amabilmente dolci, i neri, extracomunitari (salvo poi se un nero è cittadino francese o tedesco, e diventa intensamente colorato), le prostitute le chiamate con un nome d’automobile o di un residence.

E allora perchè i piccoli devono essere continuamente essere offesi? Non è mica bello sentirsi chiamare continuamente: piccoletto, tappetto, nanetto, o quegli odiosi maestri dell’insulto politicamente corretto che ti apostrofano con soldino di cacio!

Dico, ai disabili, quelli in carrozzina, gli avete abbassato le cabine del telefono nelle stazioni e negli aeroporti, e va bene! Tra l’altro, ne approfittiamo anche noi, e allora dico io: abbassiamo anche le maniglie sui tram! O negli autogrill, provate voi a fare la pipì in quei gabinetti attaccati al muro: se non siete alti almeno 1,85 dovete farvi dare una scala dall’inserviente. Ma è lo shopping che è un vero calvario: mediamente noi paghiamo il 40% in più per qualsiasi capo di abbigliamento.

Vi sembra esagerato quello che sto dicendo? E allora provate voi se siete alti 1,57 ad andarvi a comprare di sabato pomeriggio un paio di pantaloni e una camicia. Non esistono misure adeguate per la nostra categoria: la S in realtà è una S per americani palestrati, il pantalone va accorciato di mezzo metro, alla camicia dobbiamo far accorciare le maniche e il fondo, e alla fine tra la sartoria («Sa il polsino è molto complicato da rifare…»), e il prezzo degli articoli, spendiamo come per uno scooter.

Nei prossimi giorni pensiamo di iniziare una raccolta di firme per un referendum popolare che annulli la misurazione corrente nei negozi, e se poi l’esito della consultazione dovesse darci ragione, proporremo di introdurre l’obbligo di indicare sulla targhetta S di una giacca la misura minima e massima (140-159 centimetri) contro gli attuali standard europei per la misura S (170-195 centimetri).

Dobbiamo avere il coraggio di dirlo: noi piccoli italiani vorremmo uscire dall’euro. Le autorità di Strasburgo se lo devono mettere testa, noi italiani quando siamo piccoli, siamo molto più piccoli di un finlandese o di un bretone!

Se è vero che l’entrata nell’euro ci è costata sacrifici, noi piccoli siamo quelli che hanno sopportato il peso maggiore: ma ora basta, ogni Paese avrà le sue misure, noi italiani svaluteremo le nostre del 25% e ce la caveremo come sempre.

Ma lo sapete che sotto il metro e 57 non si può fare il pompiere, o che a causa della nostra altezza, anzi bassezza, non potremo mai fare i vigili urbani, i poliziotti, le guardie forestali, le guardie del corpo, e alla fin fine possiamo praticare molte meno professioni di uno alto un metro e 90? Se non è discriminazione, questa! È chiaro che prima o poi viene fuori un ministro insopportabile: magari Brunetta avrebbe voluto fare il corazziere.

Vogliamo parlare dei nostri hobby, divertimenti o dello sport? Lo sport è un inferno: il basket ci è precluso perché mettere la palla in quel canestro è come scalare l’Empire State Building, il ciclismo è impossibile da praticare se non arrivi a toccare i pedali, e se per caso si dimenticano di tagliare l’erba, nel calcio la palla non te la passano più. Perché Giovinco entra sempre quando mancano 20 minuti alla fine? Perchè i suoi colleghi, correndo avanti e indietro per un’ora e venti hanno calpestato l’erba, favorendo il suo ingresso.

Poi quando entra Giovinco, e grazie all’erba schiacciata riesce a vedere la palla e a calciarla in rete, si alza subito un coro dalla tifoseria opposta: «Nano di m…».

Monsieur Platini, va bene chiudere gli stadi se una curva insulta Balotelli, o se un’altra se la prende con i napoletani, ma Giovinco merita meno rispetto di Balotelli o di Napoli? Sa quante volte io e Giovinco avremmo giocato in oratorio a porte chiuse se il prete avesse punito gli insulti che ci rivolgevano quando facevamo gol? Noi piccoli non chiediamo la chiusura degli stadi, e nemmeno chiediamo all’allenatore Conte di avere più coraggio e di mettere il suo giocatore in campo fin dall’inizio, quando l’erba è alta, ma una cosa pretendiamo: che da domani almeno ci si cambi nome! Da domani noi non saremo più bassetti, piccoletti o tappetti, da domani noi vogliamo essere considerati dei Portatori di non altezza. E che a Giovinco venga ritoccato l’ingaggio, con tutte le camicie e i pantaloni che dovrà comperare.

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