Kenya, un computer per ogni bambino Il «no» dei genitori: alto il rischio rapine

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Il programma del governo dal 2014. Le associazioni delle famiglie: pc oggetti di valore e qui c’è gente che non ha da mangiare

Scuola in Kenia
Scuola in Kenia

JUBA (Repubblica del Sud Sudan) – Un portatile in ogni zainetto: il sogno di ogni bambino, l’ambizione di ogni politico. Se poi il progetto gode del sostegno di uno dei colossi del settore (la Microsoft di Bill Gates), il gioco è fatto. Questa, almeno, sembrava essere la convinzione del nuovo presidente keniota, Uhuru Kenyatta: tra i punti chiave della sua campagna elettorale, la distribuzione annua di oltre 1,2 milioni di laptop, da qui al 2016, ai bambini che iniziano il ciclo scolastico. Peccato che il piano, approvato dal governo lo scorso giovedì, non vada giù proprio a quelli che dovrebbero esserne i diretti beneficiari: i genitori degli studenti.

IL SOGNO – Trasformare il Kenya nel crocevia tecnologico di tutta l’Africa orientale: questo l’obiettivo dichiarato del governo, e una delle promesse più sbandierate dalla «Coalizione del Giubileo», che ha sostenuto Kenyatta fino alla vittoria. Un piano triennale da 615 milioni di dollari (costo di ogni portatile: 100 dollari), che dovrebbe prendere il via alla fine di quest’anno. Microsoft, attraverso il programma «Partners in Learning Schools», ha già formato 32.600 insegnanti in tutto il Paese nell’ultimo quinquennio (ma, stando a una nota della Microsoft African Initiatives, non ha ancora siglato un accordo definitivo per l’implementazione del progetto). Il governo ha annunciato la realizzazione di «magazzini speciali» in ogni istituto scolastico e l’inserimento di informatica ed educazione digitale nel curriculum a partire da gennaio 2014. E, ovviamente, ha garantito energia elettrica in ogni scuola, con distribuzione di pannelli solari nelle zone non raggiunte dalla rete.

LA REALTÀ – La buona volontà non manca, così come i partner internazionali. Ma la realizzazione, in un Paese dove oltre 200mila insegnanti sono attualmente in sciopero nel tentativo di ottenere integrativi promessi ormai 16 anni fa, sembra meno semplice del previsto. In Kenya servirebbero almeno 40mila maestri e professori in più dell’attuale corpo docente, e ci sarebbero 42mila aule scolastiche ancora da costruire. Per non parlare dei 70 milioni di libri scolastici destinati a un programma di educazione primaria gratuita, e spariti nel nulla dopo una serie di rapine nella contea di Trans Nzoya. «Se sono capaci di perdere un numero così alto di libri di testo, con i computer potrebbe essere ancora peggio», ha dichiarato all’Associated Press Musau Ndunda, dell’Associazione Nazionale Genitori. Impossibile, d’altro canto, chiedere agli studenti di portarli via con sé: «Non puoi tenere in casa un oggetto del genere in posti in cui la gente non ha niente da mangiare», ha aggiunto Ndunda. Anche la Federazione dei Consumatori si è apertamente schierata contro il progetto, che – per quanto nobile – «non è stato pianificato a sufficienza ed è stato politicizzato in maniera inaccettabile». «Chiunque critica questa idea, non si preoccupa del futuro», è stata la reazione di Muthui Kariuki, portavoce del governo. «Siamo nell’era digitale, e dai giovani che questo programma formerà, nasceranno i futuri manager della nostra ‘Silicon Valley’. La tecnologia è l’unica frontiera che rimane». Resta da vedere se il governo di Uhuru Kenyatta riuscirà ad abbatterla.

Gabriela Jacomella
@gab_jacomella (modifica il 8 luglio 2013)

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