E Verona celebra il “fotografo di strada” René Burri

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In mostra a Verona 200 scatti del fotoreporter svizzero: un modo per ripercorrere la sua carriera

René Burri a Verona: dal 17 maggio al 22 settembre, il Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri ospita la mostra “René Burri. Retrospettiva”, che raccoglie circa duecento scatti del fotoreporter svizzero in un arco di oltre quarant’anni e ne abbraccia le fasi artistiche.

Autoritratto, Coronado, Nuovo Messico, 1973/1983
Autoritratto, Coronado, Nuovo Messico, 1973/1983

Burri, nato a Zurigo nel 1933, è un “uomo sul campo”, giornalista e fotografo. Già a 17 anni, quando entra nella scuola di fotografia della sua città , comincia a lavorare ad alcuni documentari come regista. Solo cinque anni dopo entra in contatto con l’agenzia Magnum Photos e presenta un suo reportage sui bambini sordomuti (che verrà pubblicato su Life). È da quel momento che, per conto della Magnum Photos, comincerà a realizzare reportage per tutto il mondo, incontrando i grandi uomini della storia (come Picasso, ritratto sul lavoro, Le Corbusier e Giacometti. Suo è anche il ritratto di Che Guevara con il sigaro in bocca) e presente su scenari di guerra come il Vietnam e la Corea.

Uno dei tratti distintivi del suo stile è, nonostante il contatto con zone di guerra e l’incontro con le vittime della violenza, l’assenza di immagini crude e tragiche. Come fa notare lo scrittore svizzero Peter Killer «non esiste una sola foto che non suggerisca l’esistenza possibile di un mondo più umano».

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La mostra si divide in nove sezioni che mettono in evidenza il percorso artistico di Burri. Dagli inizi (molto rigorosi) all’influenza di altri grandi artisti. Ci sono anche le “cartoline-collage”, che realizzava nei tempi morti degli spostamenti e che spediva all’amico Michael Koelze, che è tra i curatori della mostra (curata da Magnum Photos)

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