Seconda laurea a 85 anni «La cultura ti porta avanti»

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Con 110 e lode l’architetto Casimiro Boselli ha ottenuto il diploma in Scienza della formazione. Una tesi quasi autobiografica sul senso della vita In trasferta

di Gilberto Bazoli

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«Il 10 marzo ho compiuto 85 anni, il 20 mi sono laureato». Lo dice come fosse la cosa più naturale al mondo, forse perché anche la prima laurea, quella in Architettura al Politecnico di Milano che ha preceduto la replica in Scienze della formazione all’Università di Verona, l’ha conseguita a un’età insolita.

«Avevo 44 anni, oltre che tre figli». Alto, elegante, nato in una famiglia benestante travolta dalla crisi e diventata povera, Casimiro Boselli, per tutti «Miro», è stato molte cose nella sua vita: garzone in un bar e in una pasticceria, fattorino in una fabbrica che produceva ghiaccio, meccanico, contabile, rappresentante di commercio. Persi entrambi i genitori in un bombardamento aereo durante la Seconda guerra mondiale, si è iscritto a un istituto per geometri. Affermatosi come architetto, ha fatto, dal 1994 al 1996, l’assessore all’Urbanistica di Crema, la sua città. Una parentesi che non ricorda molto volentieri: «La politica è un brutto affare».

 

La reazione al dolore

Il volto invece gli si illumina quando parla della sua esperienza come volontario nel carcere veronese: «con i detenuti abbiamo ricoperto i muri, prima grigi e opprimenti, di graffiti». Nel luglio 2008 un’altra svolta, quella dell’Università, materializzatasi, probabilmente non a caso, due settimane dopo la morte della moglie, Liliana. «Stavo navigando su Internet e mi sono iscritto, un attimo prima neanche ci pensavo». Una sua professoressa l’avrebbe chiamata «reazione creativa al dolore del lutto». Spiegazione psicologica o no, la matricola ha preso sul serio gli studi trasferendosi armi e bagagli, dalla domenica al giovedì, in riva all’Adige per frequentare i corsi. «Mi mettevo nei primi banchi – racconta – perché sono un po’ sordo. All’inizio qualcuno mi scambiava per un insegnante. Mi sono trovato benissimo con i docenti e anche con i ragazzi, ho assorbito la loro energia. Ho faticato un po’ solo i primi mesi per riavviare la memoria». La tesi è un’autobiografia intitolata: «Pane, amore e cultura. Il senso di una vita», dove la parola chiave è sempre cultura, «quella cosa che ti porta avanti».

 

 

 

Pieni voti

Con la seconda laurea è andata ancor meglio che con la prima: 110 e lode contro 100 centesimi. Il «dottore bis», ovviamente esperto di computer e tablet, non ha nessuna intenzione di fermarsi. «Mi piacerebbe trarre un libro da quelle 216 pagine». Con i suoi due fratelli, Flavio e Umberto, 60 e 50 anni, il giorno della discussione della tesi c’era anche la figlia, Renata, 57. «Si dice: mente sana in corpo sano. Ma mio padre è la prova che è vero anche il contrario». Deve pensarla così anche quel noto geriatra che si è fatto avanti per conoscere «Miro» e carpirne il segreto.

http://milano.corriere.it/

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