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Giovedì 27 alle 16:30, la BNCR (Biblioteca nazionale centrale di Roma) ospiterà un momento di studio e di riflessione dal titolo «Prima di tutto vennero a prendere i disabili…» per ricordare le migliaia di persone uccise e torturate in nome dell’eugenetica nazista.

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All’incontro con Silvia Cutrera, seguirà la proiezione del documentario Vite indegne: il piano “Aktion T4” e lo sterminio dei disabili.

Nel rispetto delle normative anti pandemia da covid-19, bisogna obbligatoriamente prenotarsi su questo link https://forms.gle/dhkhiDY1S6YM7AEAA

Silvia Cutrera fa parte dell’associazione Agenzia Vita Indipendente onlus, del Disabled people International e della Federazione Italiana Superamento Handicap. Nel 2015 le è stato riconosciuto il Premio Italia Diritti Umani della Free Lance International Press in collaborazione con la Sezione italiana di Amnesty InternationalCittanet, dedicato alla memoria di Antonio Russo, giornalista brutalmente ucciso in Georgia nel 2000. Con AVI ha realizzato due documentari: Vite indegne, che vedremo, e Otto Weidt – Uno tra i Giusti, sulla figura di un imprenditore con disabilità visiva, il quale durante la Seconda Guerra Mondiale garantì la sopravvivenza degli operai ebrei della sua fabbrica di spazzole.

Il documentario Vite indegne: il piano “Aktion T4” e lo sterminio dei disabili narra la storia di Friedrich Zawrel, nato nel 1929, “colpevole” di essere venuto al mondo in una famiglia povera, disagiata e con il padre alcolizzato. Considerato un “bambino difficile”, Zawrel fu rinchiuso dal 1941 al 1944 nell’ospedale psichiatrico Am Spiegelgrund di Vienna, che con i suoi 640 posti letto, svolse la funzione di reparto di “eutanasia infantile”. Tra il 1940 e il 1945 nei suoi padiglioni furono uccisi almeno 789 bambini ritenuti «fisicamente e mentalmente disabili», cui aggiungerne altre centinaia, che erano considerati come «asociali» o «affetti da gravi difficoltà di apprendimento».

Attraverso il racconto delle vicende di Zawrel, dei maltrattamenti e delle torture subiti, si ripercorre quel drammatico periodo storico in cui la diversità rappresentava una minaccia per la costruzione della “razza superiore ariana”, tesi sostenuta anche dall’apparato medico-scientifico che legittimava le teorie eugenetiche sostenute dal nazismo e operosamente negava il diritto ad esistere per gli “imperfetti”. La vita delle persone ricoverate negli istituti psichiatrici era considerata «indegna di essere vissuta», un peso per la società, e ai pazienti veniva imposto il trattamento previsto dall’Aktion T4, quella cosiddetta “morte pietosa” che causò circa 300.000 vittime.

 

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