La disabilità invisibile di Chiara, sorda dalla nascita: «La gente ci considera ritardati»

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Chiara Bucello ha 27 anni ed è sorda dalla nascita, ma da due anni ha un impianto cocleare che, come dice lei stessa, le ha permesso come di nascere di nuovo.

Nel suo passato ci sono anni di sofferenze, di sforzi, di esercizi di logopedia, che le hanno permesso, con maggiore difficoltà rispetto a chiunque altro, di appropriarsi di una vita normale fatta di studio, lavoro, viaggi, hobby, passioni, sport. Ci ha messo tempo ad accettare la sua disabilità, ma ci è riuscita: la disabilità che proprio non sopporta ancora, però, è l’ignoranza, che cerca di abbattere con l’arma dell’autoironia anche attraverso i social.

Esistono almeno tre tipi di disabilità. C’è quella visibile, che riconosci perché magari si accompagna a una carrozzina o a una menomazione. Ma c’è anche quella invisibile, quella che a occhio nudo non vedi e che per questo si tende a identificare come meno grave o peggio a ignorare del tutto: è la disabilità con cui convive dalla nascita Chiara Bucello, 27enne sorda a causa di una ipoacusia neurosensoriale neurovegetativa. Sorda, non muta: e qui si fa avanti quella che lei stessa definisce una forma di disabilità, quella del terzo tipo, che è appunto l’ignoranza, con cui fa i conti da sempre. Comunemente la sordità è associata al mutismo: se sei sorda non dovresti, secondo la gente, saper parlare bene né sentire quello che ti dicono. E se sei sorda, l’ignoranza fa sì che si pensi che non si possa avere una vita fatta di studio, lavoro, viaggi, amicizia, amore, passioni. Una volta date queste etichette, si genera una paura che non fa che alimentare il circolo vizioso dell’ignoranza: ci si allontana senza sapere, senza conoscere. E invece Chiara vuole che la gente sappia, che la gente non abbia paura e che non ceda alle classificazioni, stigmatizzando la diversità.

«Sono fiera di essere sorda»

La sordità Chiara l’ha vissuta, crescendo, in modi diversi, come ha raccontato a Fanpage.it: «Oscillavo tra fasi in cui “rifiutavo” questa mia caratteristica, per cui magari non chiedevo se non capivo bene, facevo finta di niente; oppure mi vergognavo a parlarne e cercavo di nasconderla per sembrare “normale”. Passavo però altri momenti in cui mi rendevo conto che il fatto di avere problemi di udito non era dipeso da me, non era stata una mia scelta, era come un aspetto del carattere: non potevo e non dovevo vergognarmene, ma anzi si trattava di un qualcosa che era un tutt’uno con la mia persona, in un certo senso qualcosa che faceva di me chi ero, tanto quanto essere bionda o mora». Oggi infatti vive molto più serenamente la sua disabilità e affronta con positività ogni sfida, ogni ostacolo: «Sono fiera di essere sorda; ho una sfida in più nella vita, posso sapere cosa sia e immaginare più da vicino i problemi degli altri. Non intendo dire che la sordità mi fa capire tutti i problemi del mondo. Semplicemente di fronte a una situazione sconosciuta la sordità mi fa superare il primo livello verso la conoscenza di qualcosa, il più superficiale, quello della paura dell’ignoto».

«Sono uscita dal mio silenzio e l’ho gridato al mondo»

La paura dell’ignoto è qualcosa di molto radicato nell’animo umano, per certi versi anche comprensibile: ciò che non si può giustificare è l’ostinato rifiuto per quello che non si conosce, che viene spesso etichettato come negativo e allontanato. Proprio questo è quello che vive sulla sua pelle Chiara: «La gente ha paura delle cose che non conosce, però non fa niente per documentarsi. La cosa peggiore in assoluto è questa: incontro qualcuno per la prima volta, parliamo del più e del meno e capisco tutto senza problemi, perché sono brava a leggere le labbra. Poi il tizio fa caso che sono sorda, così comincia a scandire e a parlare ad altissima voce o muove la bocca come un pesce. E io mi sento frustrata, perché a me andava benissimo com’eravamo partiti». Certo, adesso non si fa più problemi ad ammettere le difficoltà: «Ho iniziato a dire quando non sento, quando devono parlare più forte, quando devono parlare lentamente o abbassare la mascherina». Ma non è stato sempre così, perché per tanto tempo si è nascosta: «Finché mi sono accorta che stavo vivendo solo a metà. E ho deciso di reagire, di prendere in mano la mia vita e far sì che fosse degna di essere vissuta. Ho iniziato a dire quando non sentivo, quando dovevano parlare più forte, quando dovevano parlare lentamente o abbassare la mascherina; sono uscita dal mio silenzio interiore. Quel silenzio che prima era solo mio e poi ho deciso di gridare al mondo».

«Supero tutti i giorni innumerevoli ostacoli»

Per gridare al mondo la sua realtà e in qualche modo aprire una finestra sul mondo della disabilità, soprattutto quelle invisibili, ha scelto la strada dei social. Di recente ha cominciato ad affrontare lì, con grande ironia, il tema della sordità, per sconfiggere il pregiudizio e l’ignoranza. Tanti costantemente si meravigliano, del suo stile di vita, come se apparisse strano che una persona nelle sue condizioni riesca a fare tutto quello che fa lei: «La mia disabilità non mi ha mai limitato, ma ho superato e supero tutti i giorni innumerevoli ostacoli!». Nel suo passato ci sono tante sofferenze, sforzi, esercizi di logopedia, pomeriggi interi passati davanti allo specchio studiando i movimenti della sua bocca e familiarizzando con la propria voce. Tutto questo, per imparare a comunicare: «Le persone collegano il sordo al muto, quindi la gente pensa che il sordo non possa comunicare verbalmente considerandolo una specie di ritardato». E ovviamente, molti pregiudizi riguardano anche la sfera sentimentale e privata: «Io ho avuto le mie esperienze però mi approcciavo in una maniera completamente diversa rispetto. Ora che ho deciso di non vergognarmi più della mia disabilità affronto completamente in modo diverso il rapporto tra uomo e donna. Mi sento molto più forte, decisa e questo porta gli altri a comportarsi in maniera completamente diversa rispetto a prima. È stata una grande e dolorosa battaglia per conquistare la mia autonomia e per avvicinarmi alla normalità ed ora sono felice».

«I social sono stati una sfida con me stessa»

Se l’impianto cocleare, che usa da due anni, è stato un po’ come una rinascita, anche l’approdo sui social lo è stato, perché le ha permesso di raccontarsi in una chiave nuova, provando così ad abbattere stereotipi, ignoranza e pregiudizi: «Se la sordità è diventata un’amica, l’ignoranza è diventata il mio più grande nemico». E contro questo nemico ha deciso di usare l’arma dell’ironia, con uno scopo ben preciso: «Prima reagivo con l’indifferenza, ma ho visto che questo non portava a niente, ecco perché ho deciso di affrontare la mia sordità con ironia. Voglio comunicare e informare con leggerezza, sdrammatizzando la gravità del problema “disabilità” nella speranza che facendo così porti la gente a non diffidarne e a non averne paura». Dagli utenti ha ricevuto una risposta inaspettatamente positiva, ma non è mancata qualche critica e quella sì se l’aspettava: «Commenti sgradevoli li avevo messi in conto proprio perché so che l’ignoranza unita alla superficialità poteva portare a questo. Ma non credevo di ricevere tanti messaggi di appoggio. L’ho fatto per me, è stata una sfida con me stessa, senza preoccuparmi delle condivisioni o delle critiche».

«Con la mia sordità, posso respingere le voci velenose»

Con ironia, Chiara sa benissimo che la sua condizione le dà in effetti un vantaggio rispetto a tutti gli udenti: «Io con la mia sordità posso facilmente respingere i discorsi nefasti che scorrono intorno a me. Una persona udente può fare più fatica a non sentire una voce che vuole solo sputare veleno». Difatti in uno dei suoi video, spegne l’impianto cocleare per non sentire le sciocchezze che le persone le riversano intorno, da “la terra è piatta” a “non ce n’è Coviddi”. Diciamo la verità: quante volte avremmo voluto poter zittire anche noi, certe voci!

 

 

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