Coronavirus Milano: chi è Ramona Sala, l’interprete della lingua dei segni che traduce i dati da Palazzo Lombardia

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Ha 31 anni e vive a Muggiò, alle porte di Monza, da mesi non vede la sua famiglia. Dal 30 marzo è presente fisicamente alle conferenze stampa della Regione. «Ho cominciato con la Lis in quarta liceo e me ne sono innamorata»

Quei cinque secondi dello scorso 30 marzo, prima dell’entrata in diretta, non si dimenticano. Sono i giorni in cui la curva dei contagi mostra timidissimi segnali di stop, anche se una Fase 2 non è nemmeno ipotizzabile sul calendario. Sembrano già altri tempi. A Palazzo Lombardia, all’ora di pranzo, il governatore Attilio Fontana parla di «buona strada» e di «chiusure confermate almeno fino a metà aprile». Nella stessa stanza, in completo scuro e mascherina bianca al collo, c’è una donna che traduce in diretta. Comunica con le mani, col viso, con la postura del corpo e delle spalle. Da quel giorno, Ramona Sala diventa un volto silenzioso a cui tutto il Paese si abituerà. Nelle case, nelle redazioni, sugli schermi tv, sui monitor, sugli smartphone.

Ramona Sala

Grazie a lei le notizie sul virus sono accessibili anche a chi ha problemi di sordità, perché questa 31enne che vive a Muggiò, alle porte di Monza, è una interprete professionista di lingua dei segni italiana (Lis). Una che ama il suo lavoro. Collabora da 4 anni con il consiglio lombardo dell’Ente nazionale sordi, e sui social ha acquisito un piccola fetta di notorietà che vive con qualche imbarazzo, perché è una che ama tenere «un basso profilo». Le piace lavorare «nella metropoli», ma preferisce la vita «in provincia». Cresciuta a Cassano D’Adda, da qualche anno ha scelto la Brianza, dove si è trasferita da perché «è comoda per il lavoro», ma anche per raggiungere le montagne che ama «come il mare» e «i viaggi in generale».

Il «colpo di fulmine» con la lingua dei segni è arrivato quando era ancora studentessa al quarto anno delle superiori, in un istituto di Inzago, nel milanese. «Proponevano un corso di approfondimento di Lis, e me ne sono innamorata all’istante. Chi non prova non può capire. È potente. Trasmette emotività, pathos. Comunichi anche con gli occhi, col viso. Abbatte le barriere anche se in Italia non è ancora una lingua riconosciuta». Da allora Ramona non ha più smesso di «segnare». Ha frequentato i corsi Lis per interprete e oggi è una libera professionista. Da quattro anni collabora col Tgweb del consiglio regionale lombardo. Fino a quel fatidico 30 marzo, quando traduce da Palazzo Lombardia per la prima volta con la presenza fisica nella sala conferenze, e non più a distanza in streaming dal sito dell’Ens. «Fare una traduzione “in presenza”, come di dice in gergo, è davvero un’altra cosa, la resa è migliore, e sia io che tutte le persone che hanno lavorato per arrivare a questo risultato vogliamo fare le cose al meglio. Perché, in realtà, lì compaio io, ma è come se con me ci fosse tutta la squadra dell’Ens che ha lavorato insieme».

La mente torna a quel 30 marzo: «Ogni volta gli ultimi istanti prima della botta di adrenalina della diretta sono quelli più intensi, ma quel giorno in particolare ero emozionatissima. In quel periodo c’era molta incertezza, paura». Non è sempre facile mantenere il distacco: «Si parlava spesso di famiglie lontane e nemmeno io vedo la mia da mesi». Ma è l’orgoglio quello prevale: «Non è un fatto di vanità personale, è che le notizie su un dramma di questa portata devono arrivare subito a tutti».

 

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