La storia che un genitore…

0
993 Numero visite

RIETI – Si chiamano Alì, Corrado, Ervin, Dilan, Filippo, Eunice, Cristian e Barbara. Sono giovani, adolescenti, in apparenza come tutti gli altri che, però, a differenza di tutti, della gran parte, condividono un assai poco invidiabile realtà: l’ipoacusia. Detto crudamente, sono sordi! Insomma, “figli di un Dio minore”. Ma, questo, soltanto in apparenza. In realtà si tratta di ragazzi dolcissimi, bambini verrebbe da dire, in quanto la menomazione che li affligge ha compromesso pure il normale sviluppo evolutivo. E così, dietro al fisico di un uomo o giù di lì, si cela ancora oggi lo spirito mite e sensibile di un bimbo.

Alice, Corrado, Ervin, Dilan, Filippo, Eunice, Cristian e Barbara condividono la loro diversa abilità ma, specialmente, spartiscono da qualche anno la propria esperienza di vita: sociale e scolastica. Questo grazie all’ Istituto Tommaso Pellegrini di Modena che li accoglie e che offre loro, come ad ogni bimbo sordo che bussi a quella porta, un percorso completo di demutizzazione e d’istruzione obbligatoria a cominciare dalla Scuola dell’ Infanzia.

 

I nostri giovani amici frequentano la Secondaria di Primo Grado che è una sezione speciale e succursale di una scuola statale – la “Lanfranco” –, ospitata all’interno dell’Istituto stesso per praticità, dovendo gli alunni utilizzare particolari accorgimenti per il proprio percorso scolastico, ivi compresa la logopedia e la LIS. All’interno di questa accogliente struttura che è l’Istituto Tommaso Pellegrini, Alì, Corrado, Ervin, Dilan, Filippo, Eunice, Cristian e Barbara (provenienti dalle più disparate parti d’Italia come Rieti, Civitanova Marche e Treviso) trascorrono larga parte della propria esistenza, lontani dalle famiglie e dagli affetti più cari, ma rinsaldati ed accomunati dallo spirito solidaristico che li pervade e che accomuna in questa meravigliosa avventura tutto il personale, laico e religioso, che è totalmente ed interamente devoto, al servizio dei ragazzi.

 

Su tutti il direttore dell’ Istituto, Don Adriano e Massimo, il factotum, di fondo un istitutore ma, in realtà, persona divinamente ispirata che è il faro di questi giovani che lo amano e che ama di un amore immenso e profondo come soltanto le persone illuminate da Dio sono capaci di fare. “Il pavimento di questo Istituto è come la pece perché quando ci entri dentro e lo calpesti, non riesci più a staccarti”, è solito ripetere Massimo ai genitori dei “suoi ragazzi” che, in lui, trovano sicuro conforto alle proprie pene, rese più crudeli dal distacco e dalla lontananza che li priva per larga parte dell’anno di una parte di essi medesimi: i propri figli. E’ attraverso questa esperienza a Modena,  è grazie all’Istituto Pellegrini come ai suoi ispirati operatori che Alì, Corrado, Ervin, Dilan, Filippo, Eunice, Cristian e Barbara hanno dato una ragion d’ essere alla propria vita di studenti.

 

In tale contesto le famiglie dei nostri giovani amici hanno appreso a proprie spese che, collocare un bimbo non udente in una classe di normodotati equivale a sopprimerne ogni virtù, ogni capacità di crescita e di sviluppo. In questo contesto a poco o nulla serve affiancare all’alunno ipoacusico un comune insegnante di sostegno il quale, poverino, non ha le competenze idonee ad assisterlo.

Come pure illusoria è la presenza di una persona segnante che, con buona volontà, ma soltanto per qualche ora alla settimana, è di ausilio in classe. Questa, tuttavia, è l’alea che nuovamente incombe su Alì, Corrado, Ervin, Dilan, Filippo, Eunice, Cristian e Barbara i quali presto, già dal prossimo mese di settembre, potrebbero nuovamente trovarsi a fare – poverini loro e poverine le loro famiglie – i “soprammobili” all’interno di una classe “normale”. Ecco Alì, Corrado, Ervin, Dilan, Filippo, Eunice, Cristian e Barbara nuovamente e drammaticamente calati nel ruolo “dell’ italiano” inserito in una classe di “cinesi”: un’esperienza drammatica, già vissuta da tutti i nostri amici nella scuola dell’infanzia e che questi non vorrebbero mai ripercorrere. Ma “così è se vi pare”, perché questa è la triste realtà.

 

Perché l’Istituto Tommaso Pellegrini, “ginestra” o “fiore nel deserto” per i nostri Alì, Corrado, Ervin, Dilan, Filippo, Eunice, Cristian e Barbara è destinato a spegnersi, a scomparire. Infatti soltanto alla fine di aprile – ma in gennaio tutti i nostri giovani amici hanno rinnovato la propria iscrizione alla scuola e, quindi, la permanenza in Istituto – è stata comunicata da parte del competente Ufficio scolastico provinciale di Modena la “chiusura” della sezione speciale per sordi.

 

Una notizia che è giunta come fulmine a ciel sereno, gettando nuovamente nella pena e nello sconforto tutti coloro che, in un modo come nell’altro, ne pagheranno direttamente le conseguenze: i ragazzi ipoacusici. Con le famiglie ed i genitori ancora vessati ed inviperiti perché il cammino infernale al quale sono stati costretti pare doversi riaprire dopo lo spiraglio di luce incontrato al Pellegrini. Le ragioni che osteggiano e rendono incongrua, incomprensibile questa paventata soluzione, sono

molteplici:

– la scelta è assolutamente tardiva poiché gli organici per il prossimo anno

scolastico sono già stati programmati ed i ragazzi hanno tutti rinnovato le

proprie iscrizioni;

– la gran parte degli alunni proviene da una cattiva e/o difficile

integrazione;

– integrare nuovamente gli allievi ipoacusici in una classe di normodotati

equivale a perdere quanto questi hanno acquisito in pochi anni di lavoro

specializzato;

– l’età dei vari Alì, Corrado, Ervin, Dilan, Filippo, Eunice, Cristian e

Barbara (tutti ampiamente in ritardo, per ovvie ragioni, rispetto al normale

percorso di studi) mal si conciliano con quella degli udenti delle classi

corrispondenti;

– le famiglie che già tanto hanno penato e che molti ed enormi sacrifici hanno

compiuto per portare a termine questa scelta, ora si trovano spiazzate e

penalizzate.

E allora, sarebbe quanto meno corretto, ma soprattutto legittimo e rispettoso, consentire ai nostri giovani amici di completare a Modena, presso l’Istituto Pellegrini, il proprio percorso obbligatorio di studi. Fermo restando che, la chiusura della sezione sordi come dello stesso Istituto Pellegrini, verrebbe a privare il mondo dei non udenti – ma non soltanto – di una struttura di straordinaria efficienza come poche davvero ve ne sono in Italia.

(Valerio Pasquetti)

Newsletter