L’intervista a Franco Previte, Cristiani per servire: “Legge Basaglia”

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Nato a La Spezia, ha svolto fin dai suoi primi anni la sua vita a Genova, attualmente vive in Sicilia, e come priorità “tiene molto” alla solidarietà verso i “desaparecidos della n/s civiltà” i disabili fisici ed i sofferenti psichici : é Franco Previte Presidente dell’Associazione “Cristiani per servire”, non nuovo con i suoi “bollenti” articoli “ospitati” dalla n/s Redazione “Sordi on line”, dove sempre dice che “ per la malattia mentale necessitano servizi specifici in strutture adeguate” .

1349775680196BASAGLIAPrima del 1994 scrive a tutti i giornali d’Italia, anche nell’ambito europeo, per sensibilizzare a quel “problema” che assilla il mondo della sofferenza e della disabilità, verso cui le Istituzioni sono indifferenti e silenziose, considerandolo esautorato dopo l’entrata in vigore delle leggi 180/1978 ( legge Basaglia) e 833del 1978.

Questo disagio sociale costituito da episodi di follia che “premono” nella società quasi giornalmente non è soltanto per gli addetti ai lavori, ma come afferma il Previte “ investe la coscienza di tutti i cittadini”.

Il 7 ottobre 1998 nella 13° Legislatura Parlamentare presenta con l’Opera don Orione, don Guanella una Petizione al Parlamento Italiano ai sensi dell’art. 50 della Costituzione Italiana.

Ancora oggi insistono nel Senato della Repubblica e nella Camera dei Deputati Petizioni per una soluzione legislativa di questo grave ed urgente disagio sociale costituito dalle conseguenze che produce la malattia mentale : budget del ricoverato Petizione 2013

In sede Europea, presenta altra Petizione n.146/99 inoltrata al Parlamento Europeo che nelle conclusioni di risposta del 29.5.2000 prot.PE 290.531 la Commissione Europea, dando valore per quanto proposto tra l’altro “considera impellente la necessità di una promozione della salute mentale nel quadro della strategia comunitaria” informandone il Governo Italiano.( prima Associazione che “solleva il “problema”).

Ma la Commissione Europea non vuole emanare , come richiesto dal Previte, una Direttiva Comunitaria valida per l’Europa dei 28 Paesi aderenti alla UE, con la motivazione “per incompetenza legislativa della UE nel settore della sanità pubblica compreso l’ambito della infermità mentale”( dr.Marcin Libici Bruxelles 304471 del 30.03.2006 prot.PS/cd/02-Com.Pet 2006 D/17262)

Il Previte inoltrava Ricorso alla “Corte Europea per i Diritti dell’Uomo”, che accolto è rubricato col n.44330/06 il 2 novembre 2006, per un provvedimento comunitario relativo ai portatori di handicap psichici uguale e con lo stesso valore in tutti gli Stati UE.

Il 4 dicembre 2008 la “Corte Europea per i Diritti dell’Uomo” di Strasburgo con lettera prot.CEDH-Lit 1 OR (CD5 PC/ENI/ahu comunicava al Previte la letteralmente seguente “sentenza” : un diritto invocato che non figura tra i diritti e le libertà ai sensi dell’art.35/3 con decisione definitiva”. Il no comment del Previte: “lascio ogni valutazione al cittadino di buona volontà”.

In data 5 gennaio 2009 il Previte inviava al dr.Hans-Gert Pottering, Presidente del Parlamento Europeo una lettera per la riproposizione di una strategia comunitaria rilevata carente anche nell’applicazione della Risoluzione 2006/2058 (INI) del Parlamento Europeo, per una Direttiva Comunitaria con la stessa valenza giuridico-sociale uguale in tutti i 27 Stati UE.

Da tempo cerca di attenzionare le Istituzioni sul grosso, grave ed urgente disagio sociale che incide sulle loro famiglie, preoccupandosi della salvaguardia della sicurezza di tutti i cittadini, esposti quasi giornalmente ad episodi dove protagonisti sono menti psichicamente instabili.

Con Petizioni giacenti presso i due Consessi Legislativi ha chiesto una maggior comprensione di questa “peste sociale” onde avviare al più presto l’iter per una legge-quadro di riordino dell’assistenza psichiatrica.

Al Parlamento Italiano, da tempo, ha chiesto mediante Petizione, quale primo approccio :
a.) Fondo Speciale Economico, (Dopodinoi) il cruccio delle famiglie, dove confluire tutti i beni che in eredità andranno al “malato”;
b.) l’attivazione della ricerca scientifico-farmacologica sulle malattie mentali:
c.) aggiornamento degli assegni di assistenza che con euro 279,75 al mese consentono agli disabili psico-fisici solo la sopravvivenza.

D. Presidente i disagi psichici restano nel mondo della sofferenza, mentre sono passati 37 anni tra silenzi e disinteresse delle Istituzioni ! Dopo quanto abbiamo brevemente detto sull’operato della Sua Associazione, ora che ci avviciniamo al 13 maggio 2015 anno in cui la legge Basaglia ha chiuso i manicomi, cosa pensa in breve dei trascorsi anni , che sono passati molto invani per la soluzione di questa “peste sociale” ?

R. Il Parlamento Italiano il 13 maggio 1978 approvava la legge 180 ispirata dalle teorie dello psichiatra veneziano Franco Basaglia, ponendo fine all’istituzione manicomiale, sanzionando che il malato di mente è un malato da curare e non da segregare e che il “manicomio” non era un luogo di cura, ma un’istituzione da abbattere.

Gli innovativi trattamenti prevedevano il blocco dei ricoveri, ma a tutt’oggi poche cose sono cambiate non solo dal punto di vista della terminologia, ma anche per la carenza di aiuti alle famiglie di questi “desaparecido della nostra civiltà.”

Il pensiero o la filosofia basagliana si incentra in quella cultura anti istituzionale diffusasi negli anni ’68 / ’70 pieni di ideologie e di entusiasmi, introducendo il decentramento, la continuità terapeutica tra ospedale e territorio, lavoro in equipe, formazione professionale per gli operatori sanitari, prevenzione ed eventuale inserimento sociale dell’individuo “malato”.

Viene approvata dal Parlamento Italiano, priva del Regolamento d’Applicazione, determinando il passaggio dal concetto custodialistico a quella terapeutico, vietando la costruzione di nuovi “manicomi” decretando la progressiva chiusura di quelli esistenti, trasferendo le funzioni amministrative dalle Province alle Regioni, istituendo Reparti di psichiatria all’interno degli ospedali generali prevedendo ricoveri coatti solo in circostanze eccezionali e per brevi periodi, avviando la nascita dei servizi di salute mentale alternativi al “manicomio”.

Ma cosa non ha funzionato nella legge 180 e nella 833 ?

Una serena valutazione dei limiti terapeutici vigenti nell’epoca, una frettolosa emanazione, ripeto, sotto la minaccia referendaria, una non prevista emarginazione del “soggetto”per nulla distinguibile dal vecchio “manicomio”.

Il Basaglia non condanna il “manicomio” solo per lasciare intatta l’identità del psichiatra, del psicologo, umanizzando la “gestione” più dolce a quella violenta, ma la necessità di eliminare il “manicomio” soprattutto là dove si poteva riprodurre in comunità terapeutiche o cliniche private.

E qui bisogna aprire una parentesi che nessuno vuol “sentire” : se questa “legge” vuole il riconoscimento, giustamente, della dignità del malato, perché non ha adeguato la normativa civile a quella penale ad esempio per i 6 Ospedali psichiatrici Giudiziari, “chiusi” il 31 marzo 2015 con ricoveri presso le REMS ( Residenze Esecuzione Misure Sicurezza), senza contare i sofferenti nelle carceri ?

Con l’entrata in vigore della legge 180 :

1.) per decenni Basaglia ha cercato di curare i malati psichici fuori degli ospedali ;
2.) viene vietata, ripeto, la riapertura e la costruzione di nuovi “manicomi”, introducendo la norma che “accertamenti e trattamenti sanitari sono volontari”;
3.) il Trattamento Sanitario Obbligatorio a base di farmaci antipsicotici dura solamente 7 giorni e deve essere richiesto da un psichiatra, firmata dal Sindaco e convalidato dal Giudice tutelare;
4.) tutti gli interventi relativi alla prevenzione,cura e riabilitazione devono essere attuati di norma dai servizi e dai presidi psichiatrici extraospedalieri.

In quel di norma si nota la lacuna in cui la psichiatria ha vissuto e vive tutt’ora in aperta ambiguità perché, :

a.) si dà mandato al privato di interagire con costi elevati per cure;
b.) nei Reparti Ospedalieri a volte non esiste la presenza psichiatrica ed i pazienti vengono sottoposti a terapie massicce di farmaci tanto da renderli socialmente accettabili e poi dimessi, per essere riammessi qualche settimana dopo, con costi economici non indifferenti.

In breve la “legge” ha due movimenti d’interpretazione perché alcuni sostengono che la legge 180 va rivista, rimodernata, mentre il privato copre il 50% delle esigenze con alti costi, inoltre bisogna potenziare i Dipartimenti di Salute Mentale, il reinserimento lavorativo qualora siano guariti i malati e contrari a quanti dicono e sostengono per nessun ricovero o ospedalizzazione pubblica, negando la cronicità (forse pensando di curare con la buona parola in alberghi a 5 stelle) favorendo in tal modo il lucro ed i business privati, come in atto sussiste.!

Le norme che regolano la 180 vanno rivedute in una proposizione che renda ragione e giustizia, perché ancora oggi questa “problematica” ha compiuto un cammino tra demagogia e conflittualità, dobbiamo sottolineare che il concordato Testo Unificato Burani-Procaccini sulla riforma dell’assistenza psichiatrica è letteralmente sparito dall’agenda parlamentare dall’aprile 2005 : quelli che hanno compiuto questa mostruosità, questo pateracchio ne dovranno rispondere alla loro coscienza !

La situazione sociale mostra segni di grande preoccupazione in seno alla gente, in quanto la politica non ha provveduto a ritenere questa “problematica” prioritaria, malgrado le continue tragedie senza fine che avvengono quasi quotidianamente nella società, dove le vere vittime di questo grave ed urgente disagio sociale sono i “malati psichicamente gravi”, a volte per la dimenticanza ed il disinteresse delle Istituzioni, a forme di eutanasia.

Le famiglie lasciate nella loro grande solitudine possono “crollare” di fronte al “problema” per cui a volte si assiste ad estremi rimedi, tragedie, ripeto, che quasi quotidianamente apprendiamo, increduli e sbigottiti, dai mass media.

Un ultimo “aspetto”, fra altri, riguarda il “progetto di vita” che emerge con cruda realtà, perché con euro 279,19 in media al mese consente a questi “malati” solo di sopravvivere e con vera drammaticità quando viene il momento del così detto “dopodinoi”, cioè l’assenza della sicurezza economica avvenire di “ coloro” che devono proseguire il vivere quotidiano dopo la morte dei genitori o dei parenti.

Al Parlamento ed al Governo Renzi un invito particolare ed urgente affinché provveda ad approvare una legge-quadro che dia uniformità di applicazione, in tutte le Regioni, a questo ambito socio-sanitario a tutela dei diritti di questi “desaparecido della nostra civiltà”, in ottemperanza dell’art.32 della nostra Costituzione.

La n/s Associazione ha già chiesto al Parlamento in questa 17° legislatura con due Petizioni in itinere, servizi specifici in strutture adeguate e norme legislative aderenti alla realtà che non si deve più nascondere !

Ringrazio la Redazione di “Sordi on line” che sempre in maniera solidale ci “ospita” per la risoluzione di questo bubbone sociale.

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