Sequestrata l’auto a invalido all’80%: «Non ha diritto al contrassegno»

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di Matteo Trebeschi  – Quell’automobile, per Christian Rossi, è come una stampella. Lui, 35 anni, lavora in un bar di Puegnago, ma non riesce a fare spostamenti per più di 4-500 metri senza rischiare di cadere. Anzi, a terra (e pure al pronto soccorso) c’è già finito qualche settimana fa, dopo il fermo del veicolo.

3801457Un provvedimento che ha acuito i suoi problemi. Questo ragazzo, infatti, ha difficoltà di deambulazione molto serie, ma non sufficientemente gravi da avere diritto al tesserino da disabile, quello da esporre sul veicolo. E così, quando i vigili lo fermano, il 20 ottobre scorso, lui ammette che stava circolando con una targa non originale (“l’avevo smarrita”, racconta). I numeri sulla targa sono gli stessi, ma il codice della strada non considera la buona fede. E così scatta il fermo amministrativo.

Poco importa che Rossi abbia l’80 per cento di invalidità e seri problemi di mobilità, la legge è legge e la polizia locale di Salò, provincia di Brescia, non sente ragioni: «non avendo il tesserino degli invalidi – spiega il comandante Stefano Traverso – per noi è un normale utente della strada». Un guidatore con la patente “B” in tasca, che da un giorno all’altro si ritrova a vivere in una quotidianità bloccata: «non posso andare a fare la spesa né al lavoro. Mio padre apre il bar alle 6 del mattino – dice Rossi – e io vivo in un’altra casa, a Nuvolento. Come ci arrivo a Puegnago?». La situazione si complica quando il veicolo viene sottoposto a sequestro. Rossi sostiene di averlo portato fuori di casa «solo per far entrare un camioncino che doveva scaricare dei mobili». Tanto basta perché i vigili notino l’auto sul ciglio della strada e sequestrino il veicolo. Con il rischio che adesso finisca all’asta. Ma quell’auto si poteva davvero bloccare prima e sequestrare dopo? Secondo l’avvocato di Christian Rossi il provvedimento è illegittimo perché violerebbe il Dpr 495 del ‘92, ovvero la legge che impedisce di rimuovere le auto delle forze dell’ordine, le ambulanze e i veicoli dei disabili.

«La giurisprudenza – scrive il legale – riconosce che il veicolo del disabile, se ha come destinazione d’uso la mobilità dello stesso, è considerato al pari di un mezzo di soccorso, con la conseguenza che non può essere sottoposto ad alcun blocco». Per i vigili, invece, l’eccezione si applica solo se sul parabrezza c’è un tesserino con il logo di una carrozzina, che Rossi non possiede. Una situazione kafkiana, sempre in bilico tra forma e sostanza. «Finché una commissione medica non gli concede il pass – ripete il comandante Traverso – il diritto non gli è riconosciuto». È il paradosso di chi è disabile, ma forse non abbastanza per finire su una sedie a rotelle. Rossi, 35 anni, è affetto da sindrome «Gilles de la Tourette», una malattia che comporta disturbi neurologici, iperattività cognitiva e continui tic sia motori sia verbali. Lui può guidare, anzi è l’unico modo per fare certi spostamenti in autonomia.

A certificarlo è un medico della Poliambulanza di Brescia, che il 16 novembre scorso sottoscrive come i «tic agli arti inferiori interferiscono con la deambulazione» e lo espongono a «rischio caduta». Se tali tic «non sono presenti in posizione seduta», allora significa che quell’automobile riveste un ruolo essenziale. Ecco perché Christian Rossi la vuole indietro, perché ne ha bisogno. Lui, pur sapendo che non poteva circolare con una targa falsa, si sente vittima di un’ingiustizia. Il 35enne ha fatto ricorso, ma senza ottenere la sospensiva: il giudice di pace si pronuncerà l’8 gennaio. Ma, al di là della giurisprudenza, quello che la famiglia chiede è anche un gesto di giustizia sociale. E quel tesserino arancione sarebbe forse il primo passo. E oggi il ragazzo ha deciso di protestare e si incatenerà davanti all’ingresso del palazzo di giustizia di via Gam

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